La qualità del ministero di un vescovo si misura spesso prima delle sue decisioni. Si comprende dal modo in cui si rapporta con i suoi preti, dal tempo che concede a chi gli parla, dalle persone delle quali si circonda e dalla libertà che lascia a chi gli presenta una valutazione sgradita. Si comprende, soprattutto, dalla possibilità concreta che un sacerdote, un religioso o un fedele ha di raccontargli ciò che sta accadendo senza essere interrotto, classificato o sospettato in anticipo.
Nella Chiesa, il potere episcopale possiede una natura sacramentale e una responsabilità personale che nessuna assemblea sinodale può assorbire. Proprio per questo richiede una disciplina interiore molto più severa di quella domandata a un dirigente civile. Il vescovo insegna, santifica e governa quale successore degli Apostoli, ma la sua autorità rimane sottoposta al Vangelo, al diritto della Chiesa e al bene delle persone affidate alla sua cura. Il Direttorio Apostolorum Successores afferma che egli deve rendere visibili nella propria vita la paternità di Dio e la bontà, la misericordia, la dolcezza e l’autorevolezza di Cristo. Il modello resta il Buon Pastore, venuto per servire e disposto a offrire la vita per il gregge.



