Città del Vaticano - «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15): sulla domanda che Gesù rivolge ai dodici a Cesarea di Filippo, nel racconto evangelico di Matteo (16,13-20), si è costruita la riflessione di Leone XIV all'Angelus di questa ventunesima domenica del Tempo Ordinario, recitato come di consueto a mezzogiorno dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico Vaticano davanti ai fedeli raccolti in Piazza San Pietro. Nel calendario universale, oggi 23 agosto è anche la memoria di Rosa da Lima - al secolo Isabel Flores de Oliva, terziaria domenicana canonizzata da Clemente X il 12 aprile 1671, prima persona nata nelle Americhe a salire agli altari - memoria che quest'anno cede il passo alla domenica, come prevedono le norme sull'anno liturgico. Nel Vangelo proclamato oggi in tutta la Chiesa, però, risuona la stessa domanda che attraversò la sua breve vita.

Il Papa ha insistito sulla differenza fra le due domande poste da Gesù: prima «chi dice la gente che io sia», poi «ma voi, chi dite che io sia». Sapere cosa pensano gli altri, ha osservato, non è sufficiente: i dodici avevano già condiviso «molto della vita e del ministero del Maestro», eppure Gesù non dà per scontato che lo conoscano davvero. Ne ha tratto un'indicazione rivolta, ha detto, «ai discepoli di ogni tempo»: la fede richiede di essere continuamente riscoperta, per non ridursi - parole sue - a «un'abitudine».
Leone XIV ha messo in guardia dal limitarsi al «sentito dire» e ai luoghi comuni ricevuti, «magari anche con buone intenzioni», indicando invece la via di una conoscenza personale di Cristo, «un incontro sempre nuovo» capace di chiedere «scelte diverse da quelle immaginate». Un'osservazione estesa esplicitamente al cammino della Chiesa e alle sue scelte pastorali, «laddove a volte pensiamo che basti procedere come abbiamo sempre fatto». La preghiera si è chiusa con l'invocazione a Maria, che «nel suo cuore cercava la volontà di Dio attraverso il Figlio suo».
Dopo l'Angelus, il Papa ha toccato tre fatti di attualità. Ha ricordato la Repubblica Democratica del Congo, dove l'epidemia di Ebola sta causando vittime, chiedendo alla comunità internazionale una risposta che coinvolga le comunità locali nella prevenzione. Ha espresso vicinanza alla Repubblica Centrafricana per le vittime del crollo avvenuto in una miniera a Zamboyé, con un auspicio di sicurezza e legalità per i siti minerari. E ha guardato all'Italia, dove domani ricorre il decimo anniversario del terremoto che colpì Lazio, Umbria e Marche, pregando per i defunti, le famiglie e le comunità ancora impegnate nella ricostruzione. Tra i saluti ai pellegrini ha nominato il Coro Primaziale della Cattedrale di Gniezno, in Polonia, i seminaristi e i superiori del Pontifical North American College, e i giovani di Bormio e della Valfurva.



