Città del Vaticano - Il ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II è ripreso questa mattina, dopo la sospensione di luglio dovuta al periodo di riposo estivo del Pontefice. L'appuntamento consueto del mercoledì, solitamente ospitato in piazza San Pietro, si è svolto invece all'interno della basilica vaticana: le temperature elevatissime che stanno interessando la Capitale hanno reso preferibile spostare l'incontro al riparo. Migliaia di fedeli hanno gremito la navata centrale, che Leone XIV ha percorso a piedi salutando i presenti e raccogliendo i doni offerti lungo il cammino.
Con questa udienza il Pontefice giunge al quinto appuntamento dedicato alla costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, il primo documento promulgato dall'assise ecumenica del 1962-1965. Il percorso era stato avviato il 20 maggio, quando Leone XIV aveva introdotto il tema della liturgia quale luogo dell'incontro tra Dio e l'umanità; era proseguito il 27 maggio con una riflessione sul rapporto fra tradizione liturgica e legittimo sviluppo, e ancora il 24 giugno, quando il Papa aveva indicato nell'Eucaristia un «antidoto» ai fermenti di divisione che attraversano il mondo contemporaneo.
Nella catechesi odierna l'accento è caduto sulla dimensione ecclesiale della preghiera. Richiamando l'insegnamento paolino secondo cui è lo Spirito Santo a insegnare agli uomini a pregare, Leone XIV ha ricordato che dalla Pentecoste in poi la comunità cristiana vive «nello Spirito donato dal Signore risorto», citando il paragrafo 6 della costituzione conciliare, dove si afferma che la Chiesa non ha mai cessato di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale.
Il Pontefice si è poi soffermato su un nodo che ritiene decisivo per la sensibilità contemporanea: il rischio che, in una cultura segnata dall'efficientismo e dal consumo, la preghiera venga percepita come qualcosa di superfluo, quando non come una forma di evasione dalla realtà. Ha osservato come in numerose famiglie cristiane si sia interrotta la trasmissione della preghiera alle nuove generazioni, e come essa venga talvolta ridotta a una pratica di natura psicologica, orientata al benessere personale e svuotata del suo significato più proprio.
A questo proposito Leone XIV ha ripreso le parole pronunciate da san Paolo VI il 4 dicembre 1963, giorno della promulgazione della Sacrosanctum Concilium: l'affermazione secondo cui Dio va posto al primo posto, la preghiera costituisce il primo dovere del cristiano e la liturgia rappresenta la prima fonte della vita spirituale comunicata agli uomini. Da questa citazione il Papa ha tratto un'indicazione di metodo: nel testo conciliare il termine «preghiera» designa l'intera liturgia, prospettiva che ha orientato la riforma liturgica postconciliare verso la partecipazione attiva dei fedeli.
Ampio spazio è stato dedicato alla Liturgia delle Ore, che Paolo VI auspicava potesse pervadere e alimentare l'intera vita di preghiera del popolo di Dio, come ricordato nella costituzione apostolica Laudis canticum. Leone XIV vi ha indicato un possibile itinerario di iniziazione alla preghiera cristiana, particolarmente utile per i catecumeni, descrivendone il ritmo quotidiano: il mattino come apertura alla fede e alla gratitudine, il mezzogiorno come richiesta di forza nella fatica, i Vespri come accompagnamento al tramonto, la notte come abbandono fiducioso nella pace di Dio. Ha citato inoltre un passo delle Enarrationes in Psalmos di Sant'Agostino, nel quale il vescovo di Ippona descrive Cristo quale colui che prega per noi come sacerdote, prega in noi come capo del suo corpo, ed è pregato da noi in quanto Dio.
Al termine della catechesi, nei saluti rivolti ai diversi gruppi linguistici, il Papa ha ricordato il pellegrinaggio a piedi che in questi giorni sta conducendo numerosi fedeli polacchi verso il santuario di Jasna Góra, assicurando la propria preghiera per la pace nel mondo e per le vocazioni sacerdotali e religiose.



