Nell'aprile 1926 la Santa Sede e la Serenissima Repubblica di San Marino formalizzarono per la prima volta le proprie relazioni diplomatiche. Questa mattina, nel giorno in cui quel centenario viene celebrato, Leone XIV ha lasciato il Palazzo Apostolico Vaticano alle otto in punto, diretto in elicottero verso l'Aviosuperficie di Torraccia a San Marino, dove è atterrato alle 8.45. È la terza visita di un Papa nella storia della più antica repubblica d'Europa, dopo quelle di Giovanni Paolo II nel 1982 e di Benedetto XVI nel 2011.
Ad accoglierlo, gli Eccellentissimi Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva, il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari, l'ambasciatore sammarinese presso la Santa Sede Alessandra Albertini, il nunzio apostolico S.E.R. Mons. Edgar Peña Parra e il vescovo di San Marino-Montefeltro Domenico Beneventi.
Prima di lasciare il suolo italiano, il Pontefice ha inviato un telegramma al presidente Sergio Mattarella, che nella risposta ha richiamato "pericolose pulsioni verso la legge del più forte" nell'attuale ordine internazionale: una frase che anticipa, quasi per eco, alcuni passaggi dell'intervento che Leone XIV avrebbe pronunciato poche ore dopo.
Dopo gli onori militari in Piazza della Libertà e un colloquio privato con i Capitani Reggenti nella Sala del Consiglio dei XII - dove il Papa ha firmato il libro degli ospiti illustri e salutato Matteo Rossi e Lorenzo Bugli, i Capitani Reggenti che avevano formulato l'invito ufficiale durante il loro mandato - Leone XIV ha raggiunto la Sala del Consiglio Grande e Generale per l'incontro con le autorità e la società civile. È lì che il centenario diplomatico è diventato l'occasione per un'allocuzione di respiro più ampio della cornice istituzionale in cui veniva pronunciata.
Il punto di partenza è il motto della Serenissima Repubblica, Libertas, e la frase attribuita al suo fondatore, "Relinquo vos liberos ab utroque homine". Leone XIV ne ha proposto una lettura in tre passaggi, senza mai ridurla a slogan. Anzitutto la libertà civile dipende dalla libertà personale, cioè dal rispetto della coscienza individuale: un principio che il Papa ha ancorato non a una categoria astratta ma a un nome preciso, Tommaso Moro, patrono dei governanti e dei politici, e a "quanti, in questo momento, pagano di persona per non aver tradito la propria coscienza" - un riferimento che Prevost lascia senza destinatari geografici, ma che nel linguaggio diplomatico vaticano funziona da formula ricorrente per richiamare le persecuzioni religiose in corso senza nominare i governi con cui la Santa Sede intrattiene rapporti.
Il secondo passaggio riguarda la libertà come comunione, non come autosufficienza: qui l'intervento si aggancia esplicitamente all'enciclica Magnifica Humanitas, di cui Leone XIV ha citato il numero 8 per l'immagine della ricostruzione di Gerusalemme guidata da Neemia, contrapposta a quella della torre di Babele. San Marino e San Leo, i fondatori della Repubblica, vengono descritti come costruttori di comunità prima che di mura - un'idea che il Papa ha collegato, più avanti, alla dottrina sociale della Chiesa richiamando i numeri 59-81 della stessa enciclica: bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiarietà, solidarietà, giustizia sociale.
Il terzo passaggio è quello più apertamente politico, ed è anche il più utile per leggere la diplomazia vaticana in questa fase. Leone XIV ha definito San Marino un possibile "laboratorio" di buona politica, accostandolo per la prima volta in modo esplicito alla visita compiuta nel Principato di Monaco: due micro-Stati usati dal Papa come modello di prossimità fra istituzioni e cittadini, nel momento in cui la Repubblica si prepara a rendere operativo l'Accordo di Associazione con l'Unione Europea, negoziato da anni per integrare San Marino nel mercato unico mantenendone la sovranità su materie come la cittadinanza. Il Papa ha scelto di intervenire proprio alla vigilia di quell'entrata in vigore, elogiando la capacità sammarinese di "attingere ai principi della dottrina sociale cattolica" senza "derogare alla laicità dello Stato".

Sul metodo diplomatico, Leone XIV ha ripreso quasi alla lettera un altro passaggio della propria enciclica, il numero 224, contrapponendo "le comunicazioni impulsive, le retoriche aggressive e le logiche di potenza" al lavoro paziente della mediazione con "gli interlocutori considerati più scomodi". Pronunciata davanti ai vertici di uno degli Stati più piccoli del continente, la formula suona meno come pedagogia locale e più come un messaggio indirizzato altrove, verso gli attori che quella pazienza diplomatica la maneggiano ogni giorno su scala ben maggiore.
L'intervento si chiude invocando la tutela della vita "in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale", presentata come applicazione concreta della cura dell'umano di cui l'enciclica parla al numero 114.
Terminato l’incontro istituzionale, conclusosi con il tradizionale scambio dei doni, per la prima volta nella storia un Pontefice si è affacciato dal balcone di Palazzo Pubblico. Da lì Leone XIV ha rivolto ai cittadini di San Marino l’augurio di vivere un’«autentica libertà… in Cristo Gesù».



