Lourdes - La Fraternità Sacerdotale San Pio X non potrà celebrare Messe e sacramenti né organizzare preghiere pubbliche all’interno del Santuario di Lourdes. La decisione è stata assunta dal vescovo di Tarbes e Lourdes, S.E.R. Mons. Jean-Marc Micas, che il 13 agosto 2026 ha firmato una nota informativa dedicata espressamente al pellegrinaggio della FSSPX nella città mariana francese.
«La nuova situazione creata lo scorso 1° luglio dalle consacrazioni episcopali a Écône, senza mandato pontificio, crea una situazione nuova nei rapporti tra la FSSPX e la Chiesa cattolica», scrive Micas nelle prime righe del documento. È da questo fatto che il vescovo fa discendere la revisione delle condizioni con le quali la Fraternità era stata finora accolta nel Santuario.
Il 1° luglio, a Écône, in Svizzera, i vescovi Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay hanno consacrato quattro nuovi vescovi della Fraternità: Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. Le consacrazioni sono state compiute senza mandato pontificio e dopo che Leone XIV aveva chiesto alla FSSPX di non procedere. Il giorno successivo il Dicastero per la Dottrina della Fede ha dichiarato che i sei vescovi coinvolti avevano incorso ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica, qualificando le consacrazioni come un «atto di natura scismatica».
La Nota esplicativa pubblicata dal Dicastero il 2 luglio è andata oltre la posizione personale dei sei vescovi. Secondo il testo romano, i ministri sacri appartenenti alla Fraternità «sono in scisma e devono pertanto essere considerati scismatici» e sono soggetti alla scomunica prevista dal canone 1364 §1. Per i laici, la disposizione riguarda coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità, secondo le condizioni già individuate dalla Nota del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996. La Santa Sede ha inoltre affermato che i ministri della FSSPX amministrano illecitamente i sacramenti e che la penitenza da loro amministrata e i matrimoni da loro assistiti sono invalidi.

È questo il quadro richiamato da Micas. Nella nota, il vescovo parla di una sanzione che riguarda «i sei vescovi coinvolti (i due “vecchi” e i quattro “nuovi”)» e ricorda che il Dicastero ha esteso le conseguenze canoniche «a tutti i sacerdoti della Fraternità, così come ai fedeli che aderiscono pubblicamente e formalmente alla Fraternità».
Il presule affronta anche la questione del ricorso presentato dalla FSSPX contro il provvedimento romano. La Fraternità ha annunciato di avere presentato l’11 luglio una richiesta preliminare ai sensi del canone 1734, sostenendo che il ricorso produca, in forza del canone 1353, la sospensione dell’esecuzione del decreto. Micas prende atto dell’iniziativa, ma spiega di non ritenerla sufficiente per mantenere le precedenti autorizzazioni a Lourdes: «Ciò non cambia sostanzialmente nulla nella questione di fondo che ne costituisce la causa».
Prima di assumere la decisione, aggiunge, ha consultato i propri collaboratori e «altre persone competenti». «Le indicazioni che risultano da queste consultazioni sono chiare», scrive.
Segue il passaggio operativo della nota: «A seguito del decreto di scisma e di scomunica pubblicato dalla Santa Sede, non posso autorizzare la celebrazione della Messa né degli altri sacramenti, né le preghiere pubbliche della Fraternità San Pio X all’interno del Santuario». Micas precisa quindi che «l’autorizzazione che finora era stata concessa alla FSSPX viene pertanto revocata».
La disposizione riguarda le attività pubbliche organizzate dalla Fraternità nel perimetro del Santuario. Il vescovo distingue questa fattispecie dall’accesso personale dei fedeli ai luoghi di culto: «È invece evidentemente possibile a chiunque lo desideri recarsi liberamente alla Grotta o in tutti i luoghi del Santuario per pregare in maniera privata».
La scelta di Micas dà così una prima applicazione locale molto concreta alle conseguenze prodotte dalle decisioni romane del 2 luglio. Lourdes è infatti una destinazione abituale dei pellegrinaggi organizzati dalla Fraternità e, fino agli avvenimenti di Écône, il vescovo diocesano aveva consentito che le sue celebrazioni si svolgessero nel Santuario. Quell’autorizzazione viene ora espressamente ritirata.
La posizione della Santa Sede dopo le consacrazioni del 1° luglio è stata formulata in termini più ampi rispetto alla precedente condizione canonica irregolare della Fraternità. Nella Nota esplicativa il Dicastero ha invitato i fedeli ad «astenersi dal partecipare alle celebrazioni e alle attività promosse» dalla FSSPX e ha predisposto procedure per sacerdoti e laici che intendano rientrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica.
Pochi giorni prima delle consacrazioni, il 29 giugno, Leone XIV aveva scritto direttamente al superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, chiedendogli di rinunciare all’atto annunciato. La lettera risulta tra i documenti ufficiali del pontificato pubblicati dalla Santa Sede. La richiesta non era stata accolta e il rito si era svolto due giorni dopo.
Nell’ultima parte della nota Micas abbandona il linguaggio più strettamente canonico utilizzato nelle righe precedenti. «Sono ben consapevole del dolore e forse dell’incomprensione che questa decisione provocherà», scrive. «Affido la mia decisione alla misericordia di Dio».
Il vescovo riprende poi l’immagine della tunica di Cristo, utilizzata anche nei giorni precedenti alle consacrazioni da Papa Leone: «Grande è il nostro dolore davanti alla situazione di lacerazione della tunica di Cristo provocata dalle nostre divisioni. Esse scandalizzano i piccoli e ostacolano la nostra testimonianza evangelica».
La nota termina con un’invocazione alla Vergine: «Maria, Nostra Signora di Lourdes, venga in aiuto di tutti noi, per amore e al servizio del Corpo di suo Figlio».



