Oslo - Il documento, datato 29 giugno 2026 e firmato da tutti i membri della Conferenza - dal presidente Erik Varden O.C.S.O., prelato di Trondheim, al cardinale Anders Arborelius O.C.D., vescovo di Stockholm - affronta una questione che i vescovi stessi definiscono fonte di «incertezza, speculazioni e opinioni divergenti» da «molti anni, se non decenni».
L'equivoco nordico
Per comprendere la lettera occorre conoscere il contesto. Nei Paesi scandinavi la massoneria dominante segue il cosiddetto Rito Svedese, che - a differenza delle obbedienze latine, spesso apertamente laiciste - richiede ai propri membri la professione della fede cristiana. Da questa peculiarità è nata, nel tempo, l'opinione che la massoneria nordica fosse «in qualche modo distinta» e che l'appartenenza potesse essere consentita ai fedeli cattolici dei cinque Paesi. Un equivoco alimentato anche dal fatto che il Codice di Diritto Canonico del 1983, al can. 1374, non nomina più esplicitamente la massoneria, a differenza del can. 2335 del Codice piano-benedettino, che comminava la scomunica latae sententiae agli iscritti.
I vescovi riferiscono che questa supposizione ha generato «inquietudine, anzi un certo turbamento» nelle Chiese locali, dove molti fedeli provengono da Paesi nei quali il divieto è ben consolidato. Le comunità cattoliche scandinave, minoritarie, sono infatti composte in larga parte da immigrati.
La consultazione con il Dicastero
Per dirimere la questione, la Conferenza ha incontrato i superiori e gli officiali del Dicastero per la Dottrina della Fede durante l'assemblea plenaria svoltasi a Roma dal 1° al 5 settembre 2025. Sulla base della risposta ricevuta, i vescovi dichiarano due principi:
Primo: non esiste alcuna eccezione, norma particolare o dispensa che distingua l'adesione alla massoneria nei Paesi nordici dalle disposizioni del diritto universale della Chiesa.
Secondo: si applicano pienamente le norme emanate dalla Sede Apostolica, in particolare la Nota del Dicastero per la Dottrina della Fede del 13 novembre 2023 - approvata da Papa Francesco in risposta a un quesito proveniente dalle Filippine - che ha riaffermato la validità della Dichiarazione sulle associazioni massoniche del 26 novembre 1983, firmata dall'allora prefetto Joseph Ratzinger. Quel testo stabiliva che i fedeli iscritti ad associazioni massoniche «sono in peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».
Le disposizioni pastorali
La lettera traduce il principio in quattro disposizioni concrete: il cattolico massone deve essere incoraggiato a rinunciare all'appartenenza; deve astenersi dalla Santa Comunione e gli è proibito ricevere gli altri sacramenti; il massone che chiede il battesimo o la piena comunione con la Chiesa cattolica deve prima porre fine all'appartenenza alla loggia; nessuna parrocchia, istituto di vita consacrata o istituzione cattolica può stipulare accordi di collaborazione con logge massoniche, né utilizzarne le proprietà.
I vescovi precisano che la fermezza della Chiesa «non costituisce un giudizio negativo sulla buona volontà o sulle buone opere delle singole persone», ma nasce dalla consapevolezza che «i principi teologici e filosofici della massoneria sono incompatibili con una piena confessione della fede cattolica». Ai parroci è chiesto di applicare le disposizioni con «pazienza, cura pastorale e benevola attenzione».
Un criterio di autenticità cristiana
La conclusione della lettera colloca la questione sul piano che le è proprio, quello della sequela: la chiamata di Cristo «Vieni, seguimi» presuppone «la disponibilità a lasciare altri legami che ostacolano una sequela vissuta con cuore indiviso». Non una condanna delle persone, dunque, ma un richiamo alla coerenza della fede professata.



