Roma - «Prima ancora della partecipazione sinodale ciò che manca oggi è la fede!». È con questo affondo che il cardinale Kevin Joseph Farrell ha scelto di aprire la III Assemblea Plenaria del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, riunita dal 4 al 6 febbraio 2025 nella Curia generalizia della Compagnia di Gesù a Roma. 

L’intervento del Prefetto ha avuto un doppio obiettivo: chiarire la natura della Plenaria - chiamata, per mandato di Praedicate Evangelium e del nuovo Regolamento Generale della Curia Romana, a trattare “questioni di maggiore importanza” e di “principio generale”, non dossier procedurali - e concentrare la riflessione dei membri su un tema decisivo rievocato anche da Leone XIV: l’urgenza di una formazione cristiana dei laici che ricominci dall’essenziale, dall’incontro con Cristo, e non da aggiustamenti di struttura. Farrell ha anzitutto ricostruito il cammino del Dicastero dalla sua istituzione (2016) e il lavoro svolto tra le due precedenti Plenarie (2019 e 2023). Ha ricordato l’accompagnamento delle associazioni e dei movimenti - tra incontri annuali dei moderatori, revisione degli statuti e interventi mirati nei casi problematici - e, sul versante Famiglia e Vita, i due Incontri Mondiali delle Famiglie (Dublino 2018; Roma 2022) e la pubblicazione degli Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale (2022), pensati per introdurre un percorso vocazionale e remoto verso il matrimonio e un accompagnamento nei primi anni di vita coniugale. Sul fronte giovanile ha richiamato le GMG di Panama (2019) e Lisbona (2023), con lo sguardo già sulla prossima a Seoul (2027), insistendo sul fatto che questi eventi devono essere preceduti e seguiti da una pastorale ordinaria e permanente nelle Chiese locali. Ha infine menzionato il lavoro sulla pastorale degli anziani, con congressi internazionali e un dialogo strutturato con decine di conferenze episcopali, senza omettere il “lavoro ordinario” meno visibile: contatti con i vescovi, visite ad limina, corrispondenza e dossier quotidiani gestiti da una struttura in gran parte laicale.

Criticità nella gestione del Dicastero

Purtroppo, il cardinale ha omesso di richiamare il proprio passato e le difficoltà che la sua gestione sta generando all’interno del Dicastero, dove operano in maggioranza figure problematiche e portatrici di una visione della Chiesa che appare ben lontana da quella di Gesù Cristo. Non ci riferiamo all’uso di alcol che frequentemente qualcuno fa, ma a nodi ben più strutturali. Anzitutto: in passato Farrell è stato membro dei Legionari di Cristo; successivamente ne è uscito e si è incardinato in una diocesi nella quale è arrivato a ricoprire l’incarico di vicario generale del cardinale Theodore Edgar McCarrick. Se quel porporato è stato ripetutamente contestato per presunti abusi su seminaristi maggiorenni, resta difficile comprendere perché non si tenga conto di un fatto elementare: Farrell viveva nella stessa casa con McCarrick, e appare quantomeno implausibile che non si sia mai accorto di nulla. Poi c’è il segretario del Dicastero Gleison De Paula Souza, già allontanato dalla Congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza e oggi approdato al ruolo di segretario di un Dicastero della Santa Sede che si occupa dei laici. E non è tutto: la sottosegretaria Linda Ghisoni, da anni, sta agendo in concorso con i vertici di Comunione e Liberazione per sostenere una campagna diffamatoria contro un sacerdote e alimentare una narrazione falsa e manipolatoria della realtà del movimento. 

Alla Plenaria, infatti, è presente anche don Andrea D’Auria, presbitero della Fraternità San Carlo Borromeo accusato da diversi preti e seminaristi di aver fatto commistione fra foro interno ed esterno e che, come abbiamo ricostruito nell’inchiesta su CL, si colloca nell’area legata a Massimo Camisasca e che in questi anni ha lavorato per riportare alla guida di Comunione e Liberazione una figura politicizzata, fortemente divisiva e anche bugiarda (e presto usciranno nuovi documenti a dimostrazione di ciò che diciamo): Davide Prosperi. Basta osservare che nelle scorse ore Comunione e Liberazione ha diffuso un volantino a favore del  al Referendum sulla giustizia. Ecco: se questi sono gli esiti dell’azione riconducibile a questo Dicastero, non c’è nulla di rassicurante. È altrettanto inquietante la scelta di chiamare a intervenire un personaggio opaco come Andrea Riccardi, che ha da sempre utilizzato la Chiesa per fini economici e politici più che per ragioni di fede, una dimensione che egli non conosce affatto. 

Senza dimenticare Nataša Govekar, una delle protette di Marko Ivan Rupnik: continua a ricoprire l’incarico di Direttore della Direzione Teologico-Pastorale del Dicastero per la Comunicazione dove la fece nominare proprio lui e in quel contesto, infatti, ha contribuito a far sì che non venissero rimosse dal sito ufficiale di Vatican News le immagini di dipinti e mosaici di Rupnik. Questo fino a quando non arrivarono ordini dall'alto. E non solo: la stessa Govekar era presente anche in questa Plenaria. Ci siamo mai chiesti quale credibilità possono avere questi personaggi nel rapporto con le realtà laicali?

Formazione dei laici

Il cuore del discorso, però, è arrivato quando Farrell ha presentato il tema della Plenaria: «Finché sia formato Cristo in voi», cioè la formazione dei laici alla vita cristiana e la riflessione sull’esperienza degli Incontri Mondiali. Le parole del Prefetto sono assolutamente attuali e quantomai vere. Il porporato ha messo in guardia da un equivoco che, a suo avviso, attraversa una parte del dibattito ecclesiale contemporaneo: si parla di “formazione” come addestramento alla sinodalità, mentre “di base” manca l’alfabeto della fede. E ha parlato di “formazione del cuore… che abbraccia tutta la vita” come asse su cui riportare la pastorale: un percorso che nasce dall’incontro con Gesù Cristo, trasforma prima il cuore, poi la mentalità e, quindi, la vita concreta.

In questo passaggio Farrell ha articolato anche una critica netta alle scorciatoie: l’idea che la risposta ai problemi della Chiesa stia nel cambiare strutture, o nel ritoccare principi dottrinali e morali. L’urgenza, nel suo impianto, si chiama evangelizzazione e catechesi: percorsi stabili di primo annuncio, iniziazione cristiana, crescita spirituale, dentro una proposta non episodica ma permanente nelle diocesi e nelle parrocchie. In questa cornice ha richiamato una definizione ampia di formazione cristiana - spirituale, intellettuale, affettiva, sociale, corporea - e ha precisato cosa intenda concretamente: catechesi vive e kerigmatiche, introduzione alla vita sacramentale, liturgia e preghiera, verifica della vita alla luce della Parola, esperienze di fraternità, servizio e carità, dimensione missionaria. È qui che il cardinale invoca una “sinergia” reale tra tutte le componenti ecclesiali, includendo esplicitamente anche programmi online e “apostoli del web”.

La famiglia oggi

Un capitolo specifico è stato dedicato alle famiglie. Dall’ascolto dei vescovi e degli interlocutori nelle visite ad limina, ha osservato, emerge con forza il bisogno di formazione degli sposi e di accompagnamento soprattutto nei primi anni di matrimonio: spiritualità coniugale, preghiera in famiglia, trasmissione della fede ai figli. Farrell indica anche un criterio operativo: questo accompagnamento deve essere guidato primariamente da coppie di sposi, capaci di formare e sostenere altre famiglie a partire dalla testimonianza, in particolare nei momenti di crisi. Il porporato mette in guardia da quanto accade spesso oggi: poca preparazione prima delle nozze e quasi nessun accompagnamento dopo la celebrazione. Il Prefetto ha poi reso espliciti gli scopi che, a suo giudizio, la Plenaria deve perseguire: prendere sul serio - “sentire con sofferenza”, dice - che in molti ambienti ecclesiali la fede viene presupposta e non generata; scuotere la passivitàdiffusa nelle Chiese locali, dove la formazione risulta spesso improvvisata o inesistente; individuare criteri fondamentali per una formazione cristiana efficace; valutare infine la possibilità, in un secondo tempo, di produrre non un “percorso unico” valido ovunque, ma linee guida capaci di orientare scelte e responsabilità pastorali.

Ripensare gli incontri mondiali

Da qui l’altro asse della relazione: gli Incontri Mondiali (GMG, Incontri Mondiali delle Famiglie, Giornata dei Nonni e degli Anziani) e la necessità di ripensarli senza estremismi. Farrell descrive un contesto mutato: globalizzazione, mobilità, interculturalità, crescita dell’indifferenza religiosa insieme a un nuovo bisogno di spiritualità nelle giovani generazioni; soprattutto, una “rivoluzione digitale” che ha trasformato stili di vita e relazioni. Anche la Chiesa, osserva, è cambiata nel modo di avvicinare le persone e di fare missione, con maggiore attenzione alle coscienze e ai tempi di ciascuno. Per questo il Prefetto del Dicastero propone una “prudenza pastorale” che eviti due tentazioni opposte: l’immobilismo di chi difende l’esistente perché funziona e piace, e la “palingenesi” di chi vorrebbe rifare tutto da zero ignorando i frutti maturati. 

Gli eventi mondiali non hanno un nucleo “sacramentale” immutabile, ma nascono da un’intuizione ecclesiale che va compresa e, se necessario, espressa in forme nuove. Il criterio di discernimento che il Prefetto rivendica è esplicito: l’obiettivo non è il “successo mondano” - più folla, più media, competizione con i grandi eventi civili - ma l’efficacia evangelica, cioè la capacità di toccare il cuore, trasmettere grazia e lasciare un impatto duraturo, fino a diventare esperienza autentica di incontro con Gesù Cristo. In questa prospettiva i due temi si saldano: gli Incontri Mondiali possono essere “momenti forti” di formazione che confermano e rilanciano la formazione ordinaria nelle Chiese locali. In chiusura Farrell ha presentato la Plenaria come un tempo di ascolto e condivisione: più che “dare” indicazioni, il Dicastero, ha spiegato, intende “ricevere” un contributo qualificato dai partecipanti, per servire uomini e donne, famiglie, giovani e anziani, posti “al centro” della sollecitudine pastorale, con la speranza che il lavoro comune rafforzi anche la comunione ecclesiale.

Parole da meditare e da fare proprie. Ascoltandole, viene quasi da pensare che non siano nemmeno state pronunciate da Farrell: certamente non sembrano ideate e scritte da lui. Anche questo, però, è uno degli effetti Leone XIV, e non possiamo che rallegrarcene. Adesso, però, si impone un passaggio inevitabile: dalle parole ai fatti.

d.C.V.
Silere non possum