Città del Vaticano - In questa seconda parte dell’inchiesta su Comunione e Liberazione affrontiamo il nuovo corso nell’Associazione Memores Domini e ricostruiamo come, da lì, si sia passati in breve tempo a coinvolgere anche la Fraternità di Comunione e Liberazione. Prima di procedere, però, dobbiamo fermarci su due questioni.
In queste settimane, nelle quali abbiamo portato avanti l’inchiesta a ritmo serrato - ascoltando testimonianze, visitando uffici, recuperando documenti e leggendo scritti - abbiamo ricevuto diverse minacce, sempre anonime, ovviamente. E alcune persone vicine a Davide Prosperi hanno fatto, nell’ordine, quanto segue: battutine del tipo «Silere non possum, sarebbe meglio Silere». Battute da bambini della materna, quelle sui nomi. Perfetti? Ah, allora dovresti essere perfetto. Ah, ah, ah. Quando abbiamo visto certe cose ci siamo detti: se questo è il livello, non stentiamo a credere che soggetti del genere possano bersi le idiozie che gli sono state raccontate in questo tempo. Per fortuna si tratta solo di persone vicine al nuovo Presidente, il che già ci dice molto.
Poi ci sono le “considerazioni” che circolano sulle pagine Facebook e sui blog: paginette, pseudo-giornali e derivati. Non li citiamo per non fargli pubblicità, ma sono un cancro per la comunità ecclesiale. Di questo ha parlato anche recentemente Papa Leone XIV. C’è una differenza netta che qualcuno finge di non vedere: da una parte la discussione seria, documentata, riflettuta; dall’altra la battutina, la ricondivisione tossica di contenuti usati come clave per colpire l’uno o l’altro. E spesso, non dimentichiamolo, e non spostiamo l’attenzione da qui, sono strumenti apertamente schierati sul piano politico. A differenza di quanto blatera qualche sedicente professore di diritto (di quale diritto, poi, non si sa), il problema sta esattamente qui: c’è chi vive nel movimento con una convinzione politica così totalizzante da voler piegare la fede e il Vangelo alle proprie categorie e ai propri obiettivi. In quel momento non si discute più: si manipola.
Quindi sì: c’è stato anche qualche starnazzamento. Ma non ha mai prodotto un “contro-documento”, né una smentita fondata; solo considerazioni vaneggianti, parole al vento. È bene che qualcuno lo sappia: a differenza di chi dovrebbe fare il vicario territoriale ma non ne è capace, è mal sopportato da tutti i suoi confratelli e allora ripiega sull’aprire paginette internet dove parla di “cultura” e di “fede” come se fosse un randello da usare contro gli altri, Silere non possum in questi anni ha raggiunto un flusso di 4 milioni di lettori che ogni mese visitano il sito. E il motivo è semplice: i nostri lettori sanno bene che non scriviamo quattro righe per arruolare gente “dalla nostra parte”. Noi consegniamo i documenti e diciamo: eccoli. Questi sono i fatti. Questi sono i documenti. Adesso leggili e valuta tu.
A proposito - ma su questo torneremo con una riflessione specifica - nel bilancio dell’anno 2025 è emerso come i lettori di Silere non possum non sono lettori che entrano ed escono, ma lettori che si soffermano, vanno in altre pagine e vivono il sito. Perché Silere non possum non è uno di quei siti che pubblica la notizia scandalistica, come pure qualche personaggio vorrebbero far credere, per poi farla girare in modo virale. Silere è un portale che induce a riflettere, offre i documenti e non dà interpretazioni. Le interpretazioni e le notizie scandalistiche le danno quei portali che vengono istruiti da Davide Prosperi e dai suoi più stretti collaboratori, i quali pubblicano articoli volti a colpire i sacerdoti che loro hanno identificato come “nemici”. Sono quei blog, psuedo giornali, che, chissà come mai, sono anche quelli sui quali intervengono alcuni vicari territoriali e tutta una schiera di personaggi schierati politicamente. I “direttori”, peraltro, frequentano le scuole di comunità del Presidente della Fraternità di CL e qualcuno vorrebbe far credere che a creare divisione siano gli altri. Evitiamo di ricordare che lì sopra scrivevano anche frati carmelitani che ora sono stati cacciati dal loro ordine perché dicono che Papa Francesco non era il vero Papa; ma, nella storia degli uomini vicini a Davide Prosperi, questa non è una novità, considerati personaggi come Antonio Socci e Aldo Maria Valli. Del resto, lo abbiamo dimostrato nell’ultimo articolo sull’inchiesta di CL, anche durante gli incontri dei Memores Domini c’era chi sosteneva che non gli piaceva Papa Francesco.
Ora, però, arrivano a spiegarti che ci sarebbe “un giudizio profondamente negativo sulla Chiesa”. No. Se volete manipolare le coscienze di qualcuno fate pure, ma non provateci con noi: vi sgamiamo in quattro e quattr’otto. Il giudizio profondamente negativo non è sulla Chiesa. È su ciò che il Dicastero ha compiuto, grazie all’operato di alcuni Memores (e non solo), che hanno manipolato la Chiesa e i suoi organi per ottenere ciò che volevano. Perché quando la Chiesa vi dice quello che volete sentirvi dire allora va bene; quando invece non coincide con i vostri interessi, scatta la delegittimazione: “Non è Francesco”.
Detto questo, ci fa assolutamente piacere che sedicenti professori di diritto straparlino sostenendo che il problema di don Carrón non sarebbe stato alcun abuso. Ma va? Grazie al professore! Lo abbiamo già dimostrato in undici parti di inchiesta. A differenza del sedicente professore, però, Silere non possum lo ha fatto attraverso documenti e non vaneggiando. Silere non possum ha dimostrato - e ora dimostrerà anche il resto - che non c’era alcun problema neppure sull’interpretazione del carisma: c’era un gioco di potere. E più qualcuno continua a vaneggiare, un po’ su una paginetta, un po’ su un’altra, un po’ su un profilo, un po’ su un altro, meglio è, perché i documenti parlano e inchiodano.
Il Presidente della Fraternità di CL e i suoi collaboratori, in questi anni, non hanno fatto altro che fomentare una narrazione di mostrificazione degli altri, di tutti coloro che non la pensano come lui, tentando di fare terra bruciata attorno a diverse persone nel tentativo di farle “morire” sia dal punto di vista dell’evangelizzazione sia dal punto di vista degli incarichi. Per questo motivo, oggi, nel movimento molte persone hanno il terrore di parlare perché “mettersi contro chi agisce in questi modi, che sono tutt’altro che evangelici, significa perdere posto di lavoro e stipendio per molti”, spiega una mamma del movimento. La narrazione è quella propalata anche da alcuni sedicenti professori, e si basa sul “sentito dire”, “il carisma”, “l’unità”, “la comunione”. La loro idea di comunione e unità è questa: ti diffamo e tu devi stare zitto. Se non stai zitto, allora stai creando divisione. Questo è il gioco del demonio che, in questa storia, peraltro va a nozze quando si arriva a dire: “Io sono la Chiesa, perché la Chiesa mi ha dato l’autorità”. Ah beh!
Del resto, quando c’è nervosismo, non si rilasciano interviste, si inizia a battere i piedi perché le convocazioni vengono pubblicate, si sbuffa perché i giochi vengono portati alla luce, questo dimostra che la Verità infastidisce, brucia. Ma lo vedrete in modo limpido quando vi spiegheremo, carte alla mano, cosa è accaduto quando qualcuno ha finto di essere sorpreso del fatto che il Dicastero non ha fatto votare il Presidente della Fraternità di CL ma lo ha imposto. Chissà, nella mente malata di qualche commentatore da strapazzo, cosa c’entra questo con “l’interpretazione del carisma” (sic!).
Chi si dice esperto di diritto dovrebbe sapere che le cose si provano, non si costruiscono vaneggianti considerazioni. Anche perché, all’inizio, il problema era il Direttorio; poi lo Statuto; poi il Carisma; poi la guida della comunità; poi…
È vero che qualcuno pensa di trattare i membri di Comunione e Liberazione come degli ebeti: hanno bisogno del volantino per capire cosa sta succedendo nel mondo, del volantino per capire chi votare, della nota per comprendere l’essenziale (annamo bene, direbbe la sora Lella!), del volantino per fare la spesa. Ma davvero siamo così convinti che gli appartenenti al movimento di CL siano incapaci di pensare con il loro cervello? Davvero siamo convinti che non stiano leggendo e si rendono conto della differenza fra chi dice: “Questi sono i documenti, leggete e valutate da voi” e chi dice: “L’interpretazione corretta ve la do solo io”. Gli appartenenti al movimento hanno una formazione, un cervello e un’intelligenza, oltre che una fede, per comprendere da soli che cosa è vero e che cosa è falso. E in questi anni si sono resi conto di molte cose, l’unica cosa che mancava loro era una sorta di ricostruzione storica e magari i documenti, le prove di ciò che “annusavano” ma non potevano conoscere fino in fondo. E qui è importante anche precisare questo: non è che i documenti non vi venivano offerti per chissà quale tutela delle persone coinvolte, eh. Venivano tenuti nascosti perché così il tutto era funzionale alla loro narrazione: “i grandi errori del passato”. Ma quali? “Eh, i grandi errori, meglio non dire”.
Si parla di “tensioni” ed “equivoci di fondo” e si arriva persino a parlare di possibili “chiarimenti da parte di chi li ha generati”. A cosa ci stiamo riferendo? Alle lettere di cui persone legate a Davide Prosperi hanno parlato ad uno pseudo-blog e questo ha scritto un articolo pieno di stupidaggini, coinvolgendo anche la Curia e l’Arcivescovo di Milano? Stiamo parlando di blog, sempre collegati alla Presidenza, che quotidianamente pubblicano post o articoli che demonizzano Carrón e lo diffamano? O stiamo parlando delle pagine Facebook dove si sputa veleno contro Papa Francesco quotidianamente, ma si inneggia a Davide Prosperi e si continua a diffamare Julián Carrón e tutti coloro che, secondo una logica distorta e malata, qualcuno continua a dire che sarebbero “i suoi successori designati”? Sarebbe bene, allora, che qualcuno, prima di poggiare le dita sulla tastiera, le posasse sulla coscienza e si rendesse conto che non solo i membri di CL, ma anche i vescovi e i sacerdoti esterni al movimento - tralasciando quei pochi raccogli-briciole interni al movimento che continuano a servire il potere cambiando direzione a seconda del vento - si stanno rendendo conto che in questi anni la narrazione è stata questa: dobbiamo seguire Papa Francesco solo da quando, nel 2018, siete riusciti ad intortarlo.
Perché prima, come peraltro ha sapientemente commentato un lettore di Silere non possum sotto ad un post di questa inchiesta, addirittura mettevano in discussione la legittima elezione di Bergoglio, oggi ha fatto bene. Ha scritto un lettore: «Antonio Socci rimane la figura più ambigua di tutti questi racconti. Ricordo per anni che lui descriva Papa Francesco come l’anticristo. Ne ha scritte di cose pesanti contro di lui, poi all’improvviso è “sbocciato l’amore”. Ha iniziato a scriverne bene, ha iniziato a scriverne come se non avesse mai avuto dubbi nel riconoscere che Papa Francesco fosse legittimamente Papa».
Certo: secondo quello stile per cui, se dici ciò che mi torna comodo ti elogio, altrimenti ti affosso. Ed è così che, da quando Francesco ha avvallato - senza neppure rendersene conto - quella piccola schiera di personaggi contrari al suo pontificato, questi hanno iniziato ad esaltarlo. In tutto ciò che riguarda il movimento “l’obbedienza è importantissima”. Poi, però, se gli si va a spiegare che tutto ciò che scrivono e dicono è contrario al magistero di Francesco e al modo di vivere la fede che lui predicava, allora lì improvvisamente non è necessario seguire il Papa e obbedirgli. Ora fanno la stessa cosa con Leone XIV e sono già sul piede di guerra per il 12 gennaio, perché andranno nel Palazzo Apostolico con la macchina radiogena. A seconda del fatto che asseconderà le loro richieste oppure no, torneranno indietro come gli ambasciatori (forse a cavallo, forse no).
La cosa più evidente, qui, è che qualcuno vuole omettere un fatto: se c’è chi crea “tensioni” o “equivoci” è chi continua a dire che c’è chi sta per rifondare un nuovo movimento; chi continua a parlare di “gravi errori del passato”; chi continua con “Carrón qui…”, “Carrón là…”. E, ovviamente, vengono coinvolte persone con quello stile di mobbing di cui Maddalena parlava nel 2019 ma che, in realtà, sta mettendo in atto lui insieme a Prosperi e a soggetti come questi sedicenti professori: mobbing contro tutti coloro che “sono o erano vicini a Carrón”, contro tutti coloro che pongono domande, contro tutti coloro che non vogliono che venga imposto loro come pensare. E pensare che questi sedicenti professori hanno anche il coraggio di sostenere che sarebbe stato Carrón a voler imporre un’unica modalità di vivere il carisma: una ricostruzione del tutto falsa. Se mai, Carrón aveva puntato ben più in alto e proprio per questo non riteneva di dover fare da regista delle coscienze, indicando a tutti chi votare, che cosa fosse “giusto”, che cosa “bisognasse” fare, quali “Day” frequentare, ecc… E, in questo caso, non avrebbe nemmeno prestato il fianco all’ennesimo rito della propaganda, offrendo una “nota interpretativa piena di vaneggiamenti” su un’inchiesta giornalistica piena di documenti. Se questi sono metodi che qualcuno usa anche nelle aule universitarie, allora salvate gli studenti.
È il momento di convertirsi, perché l’ora del silenzio è finita e la gente è stanca dell’ipocrisia di chi usa un movimento, la sua storia, le vite di chi vi è legato, per poter rivestire ruoli di potere. I corvi, qui, sono tanti, ma non esistono corvi nella storia che abbiano fatto inchiesta raccontanto la Verità. I corvi sono quei preti compagni di seminario di quei vescovi cresciuti con la parolaccia sempre in bocca, habitué dei salotti, specialisti nel fomentare lotte di potere mescolando fede e politica. E hanno prodotto non pochi scandali, anche ordinando personaggi che, ancora oggi, arrecano non poco dolore alla Chiesa di Dio. I corvi sono gli stessi preti che adesso tentano di scimmiottare quei vescovi: invece di svolgere il loro ministero, scrivono sulle paginette e sugli pseudo-blog di destra, alimentando rancori e schieramenti. Considerato che in queste diocesi “aprire paginette su internet” è diventato uno sport praticato da diversi, e che i risultati sono stati quasi sempre la ridicolizzazione di sé stessi, forse sarebbe il caso di fare i vicari territoriali, piuttosto che i pagliacci. Fatta questa doverosa premessa, possiamo procedere con la seconda parte dell’inchiesta.
Marco Perfetti
Direttore Silere non possum