«Sorelle e fratelli, vi mando questi pensieri ancora dall’ospedale, dove come sapete mi trovo da diversi giorni, accompagnato dai medici e dagli operatori sanitari, che ringrazio per l’attenzione con cui si prendono cura di me. Avverto nel cuore la “benedizione” che si nasconde dentro la fragilità, perché proprio in questi momenti impariamo ancora di più a confidare nel Signore; allo stesso tempo, ringrazio Dio perché mi dà l’opportunità di condividere nel corpo e nello spirito la condizione di tanti ammalati e sofferenti» ha scritto Papa Francesco nel testo consegnato oggi per l'Angelus domenicale.
Sono sedici giorni che il Pontefice si trova ricoverato presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma a motivo di una polmonite bilaterale. Ottantotto anni, Jorge Mario Bergoglio sta affrontando questi giorni fra alti e bassi. Nella sua trentesima comunicazione, la Sala Stampa della Santa Sede il 28 febbraio aveva reso noto che Francesco in quel giorno «ha presentato una crisi isolata di broncospasmo che ha, tuttavia, determinato un episodio di vomito con inalazione e repentino peggioramento del quadro respiratorio». La prognosi è riservata e i medici stanno attendendo, prima di fare dichiarazioni, per poter valutare se vi è stato un peggioramento.
Domenica 2 marzo la Sala Stampa nel consueto bollettino medico serale ha riferito: «Le condizioni cliniche del Santo Padre si sono mantenute stabili anche nella giornata odierna; il Papa non ha necessitato di ventilazione meccanica non invasiva, ma unicamente di ossigenoterapia ad alti flussi; è apiretico. In considerazione della complessità del quadro clinico, la prognosi rimane riservata.
Questa mattina il Santo Padre ha partecipato alla Santa Messa, insieme a quanti in questi giorni di degenza si prendono cura di lui, quindi ha alternato il riposo alla preghiera».
Il senso cristiano del dolore
Le parole di Papa Francesco di questa mattina ci ricordano quanto san Giovanni Paolo II scrisse nella Lettera Apostolica "Salvifici Doloris" del 1984, anno in cui il santo pontefice indì il Giubileo straordinario della redenzione. Anche noi stiamo vivendo l'Anno Santo nel quale il Santo Padre ci ha invitato a meditare in modo particolare sulla speranza.
«La Croce di Cristo getta in modo tanto penetrante la luce salvifica sulla vita dell'uomo e, in particolare, sulla sua sofferenza, perché mediante la fede lo raggiunge insieme con la risurrezione: il mistero della passione è racchiuso nel mistero pasquale. I testimoni della passione di Cristo sono contemporaneamente testimoni della sua risurrezione» scriveva San Giovanni Paolo II. «La via di Paolo è chiaramente pasquale: la partecipazione alla Croce di Cristo avviene attraverso l'esperienza del Risorto, dunque mediante una speciale partecipazione alla risurrezione. Perciò, anche nelle espressioni dell'Apostolo sul tema della sofferenza appare così spesso il motivo della gloria, alla quale la Croce di Cristo dà inizio».
E proprio riprendendo le parole di San Paolo che Papa Francesco ha voluto porre come "motto" di questo Giubileo, Wojtyła ricordava: «Nella sofferenza è come contenuta una particolare chiamata alla virtù, che l'uomo deve esercitare da parte sua. E questa è la virtù della perseveranza nel sopportare ciò che disturba e fa male. L'uomo, così facendo, sprigiona la speranza, che mantiene in lui la convinzione che la sofferenza non prevarrà sopra di lui, non lo priverà della dignità propria dell'uomo unita alla consapevolezza del senso della vita. Ed ecco, questo senso si manifesta insieme con l'opera dell'amore di Dio, che è il dono supremo dello Spirito Santo. Man mano che partecipa a questo amore, l'uomo si ritrova fino in fondo nella sofferenza: ritrova « l'anima », che gli sembrava di aver « perduto » a causa della sofferenza».
Nell'Enciclica Redemptor hominis, inoltre, Giovanni Paolo II ricordava che in Cristo «ogni uomo diventa la via della Chiesa». Il Santo Padre, in SD afferma: «Si può dire che l'uomo diventa in modo speciale la via della Chiesa, quando nella sua vita entra la sofferenza. Ciò avviene - come è noto - in diversi momenti della vita, si realizza in modi differenti, assume diverse dimensioni; tuttavia, nell'una o nell'altra forma, la sofferenza sembra essere, ed è, quasi inseparabile dall'esistenza terrena dell'uomo».
In questo momento particolare, quindi, il Papa è unito alla Chiesa e a noi tutti in modo particolare. Siamo chiamati a vivere questo momento nella preghiera che incessante si eleva a Dio per il Pontefice. Anche in Piazza San Pietro non si arresta la preghiera per il Papa. «Vorrei ringraziarvi per le preghiere, che si elevano al Signore dal cuore di tanti fedeli da molte parti del mondo: sento tutto il vostro affetto e la vostra vicinanza e, in questo momento particolare, mi sento come “portato” e sostenuto da tutto il Popolo di Dio» ha scritto Francesco nel messaggio per l'Angelus. Questa sera il Santo Rosario sarà presieduto da S.E.R. il Sig. Cardinale Konrad Krajewski, Prefetto del Dicastero per il servizio della carità.
p.A.C.
Silere non possum