Mentre attorno alla Cupola di San Pietro si accalcano piccole e grandi megere, tutte intente a speculare sulla possibile nomina di Mauro Gambetti alla guida di una diocesi italiana e sull’arrivo in Basilica dell’ennesimo arcivescovo silurato dai sacri palazzi, il cardinale francescano prosegue indisturbato nella sua opera di devastazione della Basilica Vaticana.
Gambetti approdò in Vaticano con un direttissimo da Assisi, durante il tragitto ricevette episcopato e cardinalato secondo la fortunata formula del “due in uno”. Da allora, il seguace di un san Francesco non meglio precisato, ampiamente riveduto e adattato secondo le convenienze degli ultimi anni, ha promosso interventi che hanno imposto alla Basilica di San Pietro e alla sua Fabbrica esborsi vertiginosi.
Soltanto pochi mesi fa avevamo portato alla luce un’altra delle sue mirabolanti imprese: il progetto di ampliamento del punto ristoro sulla Cupola di San Pietro. Gli interventi in corso lassù, tuttavia, hanno una portata ben più vasta e si inseriscono nel disegno di cui Silere non possum aveva già dato notizia, quando rivelammo l’intenzione di Mauro Gambetti di moltiplicare i percorsi a pagamento. Una strategia già avviata all’interno della Basilica, dove il cardinale ha introdotto la distinzione fra «visitatori» e «oranti», imprimendo a San Pietro un’impostazione sempre più museale. I fedeli vengono incanalati, separati e classificati secondo percorsi differenti, mentre l’accesso alla più importante basilica della cristianità assume progressivamente la fisionomia di quello a un sito turistico. Il passo successivo appare ormai facilmente prevedibile: l’introduzione di un biglietto d’ingresso, magari presentato con qualche elegante perifrasi amministrativa, per completare la trasformazione della casa dell’Apostolo in un museo a pagamento.
Ora quei lavori appaiono quasi conclusi
Le immagini che offriamo in esclusiva ai nostri lettori mostrano con chiarezza la portata dell’intervento realizzato sulle terrazze e sulle coperture della Basilica. Si distingue il punto in cui terminava precedentemente il tetto, così come appare ben visibile la nuova parete costruita in seguito al taglio delle coperture.
Anche la pavimentazione documenta plasticamente la trasformazione. La parte nuova, dal colore più acceso, si affianca a quella precedente. Lo stacco cromatico e materiale risulta evidente e permette di comprendere l’estensione dell’opera. L’obiettivo consiste nella realizzazione di un camminamento esterno che si sviluppa attorno alla Cupola e che sarà inserito nei percorsi di visita a pagamento. Gli ambienti interni, un tempo utilizzati come magazzini della Fabbrica di San Pietro, saranno invece destinati a esposizioni e mostre.
Per aprire nuovi spazi remunerativi si è dunque deciso di eliminare i depositi, tagliare i tetti, innalzare pareti e modificare una parte delle terrazze della Basilica. La storia e l’architettura di San Pietro vengono piegate ancora una volta alle esigenze della monetizzazione turistica. Il pellegrino lascia progressivamente il posto al cliente, mentre la Basilica rischia di assumere i connotati di un grande parco tematico religioso, completo di percorsi panoramici, biglietti e future esposizioni.
Resta una domanda tutt’altro che secondaria: quanto è costata questa operazione?
Manodopera, cemento, cavi, pavimentazione, tegole, travi, grondaie, canali di scolo, demolizioni, ricostruzioni e adattamenti impiantistici. Un intervento di questa portata comporta inevitabilmente spese ingenti. Sarebbe quindi opportuno conoscere l’ammontare complessivo dei lavori, i criteri con cui sono stati autorizzati e le valutazioni effettuate sulla compatibilità dell’opera con il valore storico, architettonico e simbolico della Basilica.
Del resto, i magazzini sembrano ormai superflui per una Fabbrica di San Pietro che, sotto la gestione Gambetti, ha progressivamente smantellato il corpo dei sampietrini e affidato una parte crescente degli interventi a imprese esterne. Quando si rinuncia alle maestranze interne, anche gli spazi destinati agli strumenti e ai materiali finiscono per diventare inutili. E ciò che rimane può essere trasformato in una nuova occasione d’incasso.
Ditte amiche e familismo amorale crescente
I lavori sono stati eseguiti dalla Lunghi Srl. E dove ha sede la società? Ad Assisi. Una coincidenza geografica certamente suggestiva, soprattutto quando a commissionare l’intervento è un cardinale giunto proprio dalla città umbra e circondatosi, negli anni, di collaboratori, imprese e riferimenti provenienti dal medesimo ambiente.
Sono trascorsi anni, gli scandali legati alla gestione di Mauro Gambetti si sono moltiplicati e la Fabbrica di San Pietro è stata trascinata in una sequenza di decisioni discutibili, spese imponenti e trasformazioni presentate come inevitabili. Eppure, il frate francescano continua a muoversi con invidiabile disinvoltura.
Neppure l’interessamento di papa Leone XIV sembra aver rallentato la macchina. Il Pontefice aveva inviato addirittura uno dei propri segretari a verificare personalmente che cosa stesse accadendo lassù, sulle terrazze della Basilica. Evidentemente, però, le “ruspe” della rivoluzione gambettiana conoscono poche pause e ancora meno timori reverenziali.
Attorno a San Pietro si discute della possibile partenza del cardinale, della diocesi che potrebbe avere la disgrazia di accoglierlo e del successore destinato a ereditare la Basilica. Nel frattempo, Gambetti continua a incidere materialmente sulla sua struttura.
Quando lascerà il Vaticano, Gambetti non se ne andrà senza aver inciso profondamente sulla Basilica: muri innalzati e altri perforati, coperture tagliate, magazzini soppressi, pavimentazioni rifatte e una sequenza di interventi che hanno progressivamente trasformato la Basilica del Papa in un complesso dall’impronta sempre più museale.
A questo bilancio edilizio si aggiunge quello economico e reputazionale, altrettanto gravoso. Basti ricordare il coinvolgimento in Vaticano, voluto proprio da Gambetti, del pregiudicato Mauro Moretti, oggi in carcere, oppure le somme ingenti impegnate nel progetto realizzato con Microsoft. Denaro che i fedeli avrebbero preferito vedere destinato alla tutela, al restauro e alla manutenzione ordinaria della Basilica, le cui condizioni, in più punti, continuano invece a lasciare molto a desiderare. San Francesco predicava la povertà. Mauro Gambetti, invece, sembra aver professato in un ordine nel quale la povertà sopravvive soltanto nelle omelie, mentre nei bilanci regnano spese, cantieri e biglietterie.
d.A.C.
Silere non possum







