Yaoundé - La visita di Papa Leone XIV in Camerun, dal 15 al 18 aprile, si è conclusa con la celebrazione del Pontificale presso l'aeroporto della base militare di Yaoundé, una celebrazione affollatissima. Con il Papa hanno concelebrato i Vescovi del Camerun e dei Paesi vicini, oltre a 200 sacerdoti. Erano presenti il Presidente della Repubblica del Camerun, il novantatreenne Paul Biya, insieme ai membri del governo, alle autorità civili e militari e a una folla imponente di fedeli, stimata in 30.000 persone, accorse in gran numero per celebrare un'ultima volta con il Santo Padre, al termine di una visita coronata da grande successo.
In tre giorni il Pontefice ha visitato tre regioni diverse del Camerun, toccando altrettante province ecclesiastiche: un'impresa che il Presidente in carica non ha mai compiuto in 42 anni, e che ha reso l'evento ancora più memorabile. Con un programma serrato, Leone XIV si è spostato da una regione all'altra celebrando Messe, visitando orfanotrofi, ospedali e università, incontrando Vescovi, autorità civili e membri del corpo diplomatico. Ovunque ha trasmesso messaggi di pace, rilanciando con forza il suo appello alla pace e alla giustizia, come egli stesso aveva annunciato sull'aereo papale prima del decollo.
© Vatican MediaL'omelia: «Gesù è con noi, sempre»
Durante la Santa Messa, durata un'ora e trenta minuti, nell'omelia Papa Leone ha esordito con un saluto di pace: «Cari fratelli e sorelle, la pace sia con voi! La pace di Cristo, la cui presenza illumina il nostro cammino e placa le tempeste della vita». Ha poi proseguito richiamando la pagina del Vangelo: «Come abbiamo sentito nel Vangelo, la fede non ci risparmia tumulti e tribolazioni, e in alcuni momenti può sembrare che la paura abbia la meglio. Noi però sappiamo che anche in essi, com'è successo ai discepoli sul mare di Galilea, Gesù non ci abbandona». Rivolgendosi ai camerunensi, il Pontefice ha ricordato il cammino storico della Chiesa: «La Chiesa ha sperimentato tante volte, nel suo navigare lungo i secoli, tempeste e "venti contrari", e anche noi possiamo identificarci con i sentimenti di paura e di dubbio provati dai discepoli durante la traversata del lago di Tiberiade. È ciò che proviamo nei momenti in cui ci sembra di affondare, sopraffatti da forze avverse, quando tutto appare oscuro e ci sentiamo soli e fragili».
«Gesù è con noi, sempre, più forte di qualsiasi potenza del male», ha assicurato Leone XIV. «In ogni bufera ci raggiunge e ci ripete: "Io sono qui con te: non aver paura". Per questo ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta, ma andiamo avanti, con coraggio e con fiducia, sempre».
Il Santo Padre ha poi invitato i camerunensi a coltivare lo spirito del bene comune e dell'equità: «Nessuno dev'essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita, e ogni comunità ha il compito, a tal fine, di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui, di fronte alle crisi, siano esse sociali, politiche, sanitarie o economiche, tutti possano dare e ricevere aiuto, in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni». Papa Leone ha quindi esortato i fedeli a combattere tutto ciò che minaccia l'unità del Paese, ponendo al primo posto la dignità umana: «A volte la vita di una famiglia e di una società richiede anche questo: il coraggio di cambiare abitudini e strutture, perché la dignità della persona resti sempre al centro e si superino disuguaglianze ed emarginazioni». «Del resto, facendosi uomo Dio si è identificato con gli ultimi, e questo rende la cura preferenziale dei poveri un'opzione fondamentale per la nostra identità cristiana», ha aggiunto il Santo Padre.
Nel passaggio conclusivo dell'omelia, Leone XIV ha offerto parole di incoraggiamento alla Chiesa locale: «Anche in mezzo alle difficoltà continuiamo a fare spazio a Gesù, lasciandoci illuminare e ricreare ogni giorno dalla sua presenza. La Chiesa camerunese è viva, giovane, ricca di doni e di entusiasmo, vivace nella sua varietà e meravigliosa nella sua armonia. Con l'aiuto della Vergine Maria, nostra Madre, fatene fiorire sempre più la presenza festosa». Al termine della celebrazione, il Santo Padre ha voluto ringraziare i camerunensi e quanti si sono adoperati per l'organizzazione del viaggio, nonché per i bei momenti trascorsi insieme: «Rinnovo la mia riconoscenza alle Autorità civili e a tutti coloro che hanno cooperato a preparare e organizzare ogni cosa. Grazie a tutti, in modo speciale ai malati, agli anziani e alle monache che hanno offerto la loro preghiera. Popolo di Dio che vivi e cammini in Camerun, non temere! Rimani saldamente unito a Cristo Signore! Con la forza del suo Spirito, sarai sale e luce di questa terra! Grazie tante!». La Messa si è conclusa con i doni offerti al Santo Padre dall'Arcivescovo di Yaoundé, Mons. Jean Mbarga.

La voce del popolo di Dio
Al termine della celebrazione, Silere non possum ha raccolto le impressioni di alcuni fedeli camerunensi sulla visita del Santo Padre. «Ce ne andiamo con un sentimento di soddisfazione e con la speranza che le preghiere innalzate durante questa Messa vengano esaudite per ogni camerunense, per la pace nel nostro Paese, nei nostri cuori», ci ha confidato un uomo visibilmente commosso. Accanto a lui, una signora sulla cinquantina non nascondeva l'emozione: «È la prima volta nella mia vita che partecipo a un evento simile. Per tre giorni sono stata fuori a seguire il Papa. È venuto a portarci la pace e torno a casa molto soddisfatta». Il messaggio del Pontefice è stato colto con particolare intensità da una fedele dell'Associazione Femminile Cattolica (Catholic Women Association), che ne ha riassunto con lucidità il cuore: «Il messaggio del Papa è stato sempre lo stesso ovunque: pace, pace, pace, unità nazionale. Dobbiamo contribuire a modo nostro al bene del Paese, lavorare per la pace e per la costruzione della nazione, mettere da parte la violenza. Nonostante le nostre differenze, dobbiamo sapere che siamo uno solo». Toni simili in un'altra fedele, che ha voluto condividere la sua gratitudine: «La pace, l'amore per il prossimo, il servire e non il servirsi… la mia gioia è enorme. Il Santo Padre ha portato ciò che aspettavamo e speravamo: quella pace di cui abbiamo tanto bisogno nel nostro Paese. Torno a casa appagata». Anche le nuove generazioni hanno vissuto con consapevolezza la giornata. Un ragazzo di appena sedici anni ha saputo leggere nella visita un segno ben preciso: «Questa visita è straordinaria e speriamo che la scelta del Santo Padre di venire in Camerun non sia stata casuale. Al termine, auspichiamo che la corruzione e il tribalismo finiscano, così da poter vivere in un Paese unito, solidale e nella pace di Cristo».
Mons. Nkea: «Ora tocca a noi»
A tracciare un primo bilancio della visita, parlando ai media al termine della Messa, è stato Mons. Andrew Fuanya Nkea, Arcivescovo di Bamenda e Presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun: «Quando il Papa viene, l'evento non è così importante quanto ciò che avviene dopo. Ha offerto molti messaggi e ha pronunciato diversi discorsi, è venuto e se n'è andato. Ciò che conta adesso è sederci, riflettere su quei messaggi e poi vedere cosa occorre fare per metterli in pratica».
Il presule si è poi soffermato in particolare sul messaggio consegnato dal Pontefice nella sua arcidiocesi: «A Bamenda il Papa ha parlato di pace ora, non domani. Dobbiamo iniziare a riflettere concretamente su questo messaggio: se il tempo della pace è adesso, come facciamo sì che quell'"adesso" si realizzi? Dobbiamo davvero costituire commissioni per studiare come attuare le parole del Papa e rendere questa pace una realtà».
Un compito, ha concluso l'Arcivescovo, che chiama in causa tutti i soggetti del tessuto sociale ed ecclesiale: «Come dialoghiamo con i separatisti nella foresta per poi vedere come dialogare con il governo? Sono questi i passi che noi, come società civile e come Chiesa, dobbiamo compiere per far sì che le parole del Papa non vadano sprecate».
Emmanuel Patrick Tan
Silere non possum