Città del Vaticano - A poco più di ventiquattr'ore dalle consacrazioni episcopali celebrate a Écône, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha reso pubblici oggi, 2 luglio 2026, una Nota esplicativa e un Decreto con cui dichiara formalmente lo stato di scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X e la scomunica latae sententiae dei responsabili dell'atto compiuto ieri nella prateria del seminario vallesano.

I due documenti, firmati dal Prefetto Víctor Manuel Card. Fernández, da Mons. Armando Matteo, Segretario per la Sezione Dottrinale, e dall'Arcivescovo John J. Kennedy, Segretario per la Sezione Disciplinare, giungono a conclusione di un percorso che il Dicastero definisce segnato da tentativi vani di ricomposizione, "dai tempi di San Paolo VI" fino ai colloqui più recenti - un riferimento agli incontri intercorsi tra il Superiore Generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, e lo stesso Cardinal Fernández nei mesi scorsi, culminati nell'appello personale rivolto da Papa Leone XIV a Pagliarani il 29 giugno, rimasto senza esito.

Nella Nota esplicativa, il Dicastero richiama la dottrina già fissata da san Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Ecclesia Dei del 1988, secondo cui la disobbedienza che comporta un rifiuto pratico del Primato romano costituisce un atto scismatico.

Su questa base vengono fissati tre punti:
i ministri sacri della Fraternità sono da considerarsi scismatici e soggetti alla scomunica prevista dal can. 1364 §1;
i fedeli laici che vi aderiscono formalmente, secondo i criteri già indicati dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi nel 1996, sono ugualmente scomunicati;
infine viene dichiarata l'invalidità del sacramento della penitenza amministrato dai sacerdoti della Fraternità e del matrimonio da loro assistito.

Il Decreto allegato entra nel merito delle responsabilità individuali. Vi si dichiara che Mons. Alfonso de Galarreta, consacrante principale, è incorso ipso facto nelle pene previste dai cann. 1387 e 1364 §1 del Codice del 2021, e che i quattro nuovi vescovi — Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier — sono ugualmente incorsi nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica. La stessa pena colpisce Mons. Bernard Fellay, che ha agito come co-consacrante.

Il testo si chiude con un duplice appello: da un lato l'invito, rivolto "come madre premurosa", a chi desiderasse tornare alla piena comunione, con l'indicazione che saranno i Nunzi Apostolici a definire le procedure applicabili caso per caso; dall'altro l'esortazione a tutti i fedeli a restare saldi nella comunione con il Romano Pontefice e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni della Fraternità.

Il provvedimento arriva dopo mesi in cui la stessa Fraternità aveva motivato la scelta di procedere con un preteso "stato di necessità" delle anime, mentre il Dicastero aveva già anticipato, fin dal 13 maggio scorso, che le consacrazioni senza mandato pontificio avrebbero configurato un atto scismatico. Ieri, a cerimonia conclusa, don Pagliarani aveva definito la giornata "storica", dichiarando che eventuali pene o censure "non hanno nessun valore" per la Fraternità.






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