La Santa Sede ha rinnovato oggi la composizione del Consiglio per l’Economia, l’organismo istituito nel 2014 con il compito di vigilare sulla gestione economica e finanziaria della Santa Sede. Leone XIV ha nominato otto nuovi membri - quattro cardinali e quattro laici - confermando però ai vertici le figure già scelte durante il pontificato precedente: il cardinale Reinhard Marx resta coordinatore del Consiglio, mentre la giurista tedesca Charlotte Kreuter-Kirchhof mantiene l’incarico di vicecoordinatrice.
Tra i porporati entranti figurano Grzegorz Ryś, arcivescovo di Cracovia, Ladislav Nemet, alla guida dell'arcidiocesi di Belgrado, Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, e Roberto Repole, che regge le sedi di Torino e Susa. La scelta estende il raggio geografico dell'organismo verso contesti finora poco presenti al suo interno: la Polonia postcomunista, i Balcani a maggioranza ortodossa, il Maghreb dove la comunità cattolica vive come minoranza esigua. Un innesto che pare confermare la vocazione del Consiglio, sancita fin dall'atto istitutivo, a rispecchiare l'universalità della Chiesa.
Sul versante laicale, le quattro nuove nomine confermano una scelta che merita particolare attenzione: affidare un ruolo di primo piano nel governo economico della Santa Sede a figure provenienti in larga misura dai circuiti bancari, finanziari e assicurativi internazionali. Competenze certamente rilevanti per un organismo chiamato a vigilare sui conti, ma che pongono anche una questione più profonda, sulla quale la Santa Sede continua a mostrare scarsa sensibilità: fino a che punto è prudente consegnare funzioni così delicate a professionisti il cui profilo pubblico appare prevalentemente finanziario e manageriale, senza che emerga con altrettanta chiarezza un radicamento nella vita e nella cultura della Chiesa cattolica? Il rischio è che criteri, linguaggi e logiche propri della grande finanza finiscano per assumere un peso sproporzionato proprio nel luogo in cui le scelte economiche dovrebbero restare subordinate alla natura e alla missione ecclesiale della Santa Sede.
Chi sono queste figure?
Denis Duverne, francese, ha guidato AXA, uno dei maggiori gruppi assicurativi mondiali, prima di assumere la presidenza del Consiglio di sorveglianza della Fondation pour la Recherche Médicale. La principessa Gisela del Liechtenstein, ingegnere ambientale formatasi al Politecnico federale di Zurigo, ha maturato una lunga esperienza nell’investment banking tra Londra, Singapore e Svizzera, per poi assumere la guida di Industrie und Finanzkontor Etablissement. Elena Wettstein Principato, romana, opera invece nel cuore della finanza bancaria internazionale e cura la gestione delle vendite per UBS nell’area europea, dopo precedenti esperienze professionali negli Stati Uniti e in Svizzera.
Diverso, ma non meno significativo, è il caso di Paolo Nusiner. Da circa un decennio dirige gli Affari generali del Dicastero per la Comunicazione e il suo ingresso nel Consiglio per l’Economia assume un rilievo particolare proprio alla luce del peso finanziario di quel Dicastero, da anni tra le strutture più onerose della Santa Sede. La sua nomina porta dunque all’interno dell’organismo di vigilanza un dirigente direttamente coinvolto nella gestione di uno dei settori che maggiormente incidono sul bilancio vaticano.
Riconfermato il cardinale Marx
Il porporato tedesco guida la macchina finanziaria vaticana ininterrottamente dal 2014, un'anzianità che ne fa una sorta di memoria istituzionale della riforma economica voluta da Francesco.
Restano inoltre nel Consiglio i cardinali Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo, Gérald Cyprien Lacroix, arcivescovo di Québec, e Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, oltre ai laici Leslie Jane Ferrar, amministratrice fiduciaria dell'arcidiocesi di Westminster, e Alberto Minali, amministratore delegato di REVO Insurance. Alla segreteria dell'organismo siede monsignor Brian Edwin Ferme.

Chi non è stato confermato?
Tra i cardinali entrati nel 2020 non compaiono più nell'elenco Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma e primo cardinale della storia scandinava, Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell'Aquila, e Louis Raphaël I Sako, patriarca di Baghdad dei Caldei, entrato nel Consiglio solo nel gennaio 2022 in sostituzione del cardinale sudafricano Wilfrid Napier, uscito per raggiunti limiti d'età.
Tra i laici escono le spagnole Eva Castillo Sanz e María Concepción Osákar Garaicoechea, la tedesca Marija Kolak, alla guida dell'associazione federale delle banche popolari e Raiffeisen tedesche, e la britannica Ruth Kelly, già ministra dell'Istruzione nel governo laburista poi passata a HSBC. La maggior parte di loro era stata chiamata nel Consiglio nell'agosto 2020, allo scadere dello stesso quinquennio che si chiude ora: il nuovo pontificato ha scelto di non riconfermarli.
Cos’è questo organismo?
Il Consiglio nasce nella prima fase della riforma economica vaticana voluta da Francesco: con il motu proprio Fidelis dispensator et prudens del 24 febbraio 2014 il pontefice istituì contemporaneamente il Consiglio, la Segreteria per l'economia e l'Ufficio del Revisore Generale, nel tentativo di dotare la Santa Sede di strumenti di controllo finanziario moderni . Gli Statuti del nuovo organismo furono approvati l'anno seguente, il 22 febbraio 2015; il primo collegio di quindici membri, guidato dallo stesso Marx e dal vicecoordinatore maltese Joseph F.X. Zahra, restò in carica fino al 2020.
Dal 2022 la cornice normativa dell'organismo non è più il solo motu proprio del 2014, ma la costituzione apostolica Praedicate Evangelium, con cui Francesco ha riscritto l'intero assetto della Curia romana, entrata in vigore alla Pentecoste di quell'anno. Il testo colloca il Consiglio, insieme alla Segreteria per l'economia, all'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, all'Ufficio del Revisore Generale, alla Commissione di Materie Riservate e al Comitato per gli Investimenti, tra gli organismi economici della Curia.
Agli articoli 205-211 la costituzione gli affida i compiti essenziali: vigilare sulle strutture amministrative e finanziarie dei dicasteri e delle istituzioni collegate alla Santa Sede, approvare il bilancio preventivo annuale e il consuntivo consolidato prima di sottoporli al Pontefice, fissare le soglie di valore oltre le quali gli atti di alienazione o di straordinaria amministrazione degli enti vigilati richiedono il via libera della Segreteria per l'economia, dialogare con l'Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria e ricevere un rendiconto annuale sulle attività dello IOR. In caso di sede vacante, è a questo Consiglio che il Camerlengo deve chiedere gli ultimi bilanci consolidati della Santa Sede prima di amministrare il patrimonio della Chiesa nell'interregno. Restano fissi, come già nel 2014, il mandato quinquennale e la nomina diretta del Pontefice; lo Statuto del Consiglio pone inoltre un tetto di due incarichi consecutivi, mentre la Costituzione impone a tutti i membri della Curia la decadenza automatica al compimento degli ottant'anni.
Il rinnovo dell'11 agosto rappresenta così il primo intervento di ampio respiro compiuto da Leone XIV su questo fronte da quando, nel maggio dello scorso anno, è salito al soglio di Pietro.



