Castel Gandolfo - In una Chiesa nella quale troppo spesso siamo circondati da amministratori che sono finiti in determinati incarichi seguendo quasi alla lettera la parabola evangelica - «Che farò, ora che il padrone mi toglie l’amministrazione? Di zappare non sono capace; di mendicare mi vergogno» - Leone XIV prende il toro per le corna. E, sapendo fare bene i conti, vuole vedere personalmente come stanno andando quelli di Casa Sollievo della Sofferenza.
Questa mattina, lunedì 31 agosto, il Pontefice ha ricevuto a Castel Gandolfo la Commissione di indirizzo e vigilanza sulla Fondazione «Casa Sollievo della Sofferenza - Opera San Pio da Pietrelcina», l’organismo che lui stesso ha istituito pochi mesi fa per riprendere in mano una situazione che da anni preoccupa la Santa Sede.
Prevost si sta concedendo ancora qualche giorno fuori dal Vaticano prima dell’inizio di settembre. Dai prossimi giorni comincerà un periodo molto intenso. Gli ultimi mesi del 2026 saranno una fine d’anno di fuoco, con decisioni molto grosse che riguarderanno la Curia romana e diversi dossier che il Papa ha ereditato e sui quali dovrà mettere mano. Eppure, mentre prova ancora a riposarsi un po’, Leone XIV trova il tempo per convocare a Castel Gandolfo coloro ai quali ha affidato il controllo dell’ospedale di San Giovanni Rotondo. Sono piccole scelte che ci dicono più di tante analisi sul suo modo di governare. Casa Sollievo poteva essere affidata ai tecnici, attendendo relazioni periodiche e lasciando che la questione percorresse i soliti passaggi della macchina curiale. Leone XIV ha scelto invece di partecipare in prima persona al lavoro di controllo, nel senso più concreto del termine: convoca, ascolta, verifica e vuole sapere dove si è arrivati. Non si fa problemi a intervenire direttamente quando ritiene che una questione debba essere seguita dal Papa. Ha anche qualche ragione per farlo.
Il 27 maggio scorso Leone XIV aveva firmato il chirografo con il quale la Santa Sede ha sostanzialmente commissariato Casa Sollievo della Sofferenza. La parola «commissariamento» non compare nel provvedimento e formalmente il consiglio di amministrazione continua ad esistere, ma i poteri affidati alla nuova Commissione lasciano poco spazio alle interpretazioni. L’organismo può approvare modifiche allo Statuto e ai regolamenti, adottare atti, negozi e contratti di ordinaria e straordinaria amministrazione, accedere a tutti i dati e i documenti della Fondazione e agire anche in sostituzione degli organi statutari. Le sue deliberazioni sono vincolanti per la Fondazione e per quanti vi lavorano.
Alla presidenza Leone XIV ha messo Maximino Caballero Ledo, prefetto della Segreteria per l’Economia. Il coordinamento è stato affidato a Fabio Gasperini. Ne fanno parte anche Paolo Rudelli, Giordano Piccinotti eGiorgio Ferretti, mentre nel Comitato tecnico siedono Benjamín Estévez de Cominges, il direttore generale dell’ospedale Gino Gumirato e l’avvocato Alessandro Ela Oyana.
La scelta di intervenire era arrivata dopo anni nei quali attorno all’Opera di San Pio si erano accumulate questioni che nessuno poteva più trattare come semplici difficoltà gestionali.
Nel 2019 era terminata la lunga direzione generale di Domenico Crupi, in carica dal 2007. Quella amministrazione, riferiscono in Segreteria di Stato, non ha rappresentato fedelmente alla Santa Sede le reali condizioni dei conti. Crupi, da parte sua, aveva rivendicato un «equilibrio economico certificato da una società di revisione internazionale». È uno dei punti sui quali ancora oggi restano letture contrapposte, ma il problema politico e amministrativo è rimasto lì: cosa sapeva Roma, quando lo ha saputo e in quale forma le informazioni sono arrivate ai vertici della Santa Sede.
Poi sono arrivati gli anni del tentativo di risanamento. Dal 2023 Gino Gumirato lavora alla guida dell’ospedale, mentre la Fondazione è presieduta dall’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Franco Moscone. Nel marzo scorso la trasmissione Far West di Rai 3 aveva parlato di debiti per 250 milioni di euro, buste paga gonfiate, clientelismi e anomalie nelle assunzioni. Gumirato aveva successivamente contestato quella cifra, spiegando che i debiti effettivi nei confronti dei fornitori erano circa 108 milioni di euro, ai quali andavano affiancati circa 32 milioni di crediti vantati verso la Regione Puglia.
A questo si sono aggiunte le tensioni con i lavoratori. Alla fine del 2025 la decisione di applicare un nuovo contratto a medici e comparto aveva provocato lo stato di agitazione, l’annuncio di uno sciopero e le proteste del personale. A dicembre, durante il tradizionale scambio di auguri tra il consiglio di amministrazione e i dipendenti, infermieri e operatori socio-sanitari avevano contestato apertamente i vertici. Le immagini erano arrivate fino al Palazzo Apostolico.
Quando Leone XIV si è trovato il dossier sulla scrivania, dunque, la questione era già vecchia. Ed è proprio qui che il metodo scelto dal Papa merita attenzione. Prevost sa bene che negli anni passati qualcuno ha fatto poco e, soprattutto, qualcuno ha riferito “quello che gli pareva” al Papa. È un problema che ricorre quando si ricostruiscono alcune delle vicende economiche e amministrative in cui è stata coinvolta la Santa Sede negli ultimi anni. I Pontefici decidono sulla base degli elementi che vengono loro sottoposti. Se quei dati arrivano tardi, se vengono filtrati, se una situazione viene rappresentata come sostenibile quando invece sta producendo problemi oppure se ciascun ufficio scarica sull’altro la responsabilità di intervenire, il Papa finisce per conoscere il problema quando esplode sui giornali e non prima. Nel dossier di Casa Sollievo questa domanda era stata posta con una certa nettezza già a maggio: chi ha permesso che si arrivasse a questo punto e perché per tanti anni nessuno ha visto, o nessuno ha voluto vedere? Un prelato della Segreteria di Stato aveva messo sul tavolo anche un problema ancora più scomodo: evitare che a indagare oggi siano coloro che avrebbero dovuto agire ieri. «Ci sarebbe un bel conflitto d’interesse», aveva detto a Silere non possum.
Leone XIV, intanto, sembra aver deciso almeno una cosa: non vuole limitarsi ad aspettare che qualcuno salga nell’Appartamento con una relazione già confezionata. Per questo l’incontro di questa mattina a Castel Gandolfo non è soltanto una delle tante udienze che compongono l’agenda di un Pontefice. Il Papa ha creato la Commissione, le ha affidato poteri molto ampi e, a distanza di pochi mesi, chiama i suoi componenti e vuole verificare personalmente cosa stanno facendo.
Casa Sollievo della Sofferenza, del resto, non è un ospedale qualunque sul quale la Santa Sede esercita una vaga supervisione ecclesiastica. Padre Pio volle che l’Opera passasse alla Santa Sede dopo la sua morte: nel 1957 chiese a Pio XII di accettarla in donazione e, alla morte del cappuccino nel 1968, l’ospedale divenne proprietà della Sede Apostolica. Leone XIV quella responsabilità se l’è assunta anche per una ragione molto semplice: la stampa finisce per chiamare in causa il Papa per qualunque cosa accada dentro quelle mura. Per questo non si è limitato a firmare un decreto, lasciare tutto nelle mani degli amministratori e aspettare che qualcuno gli riferisse come stavano le cose. Insomma, ha preso "il toro per le corna", dicono in Vaticano: li ha convocati a Castel Gandolfo e ha messo mano ai conti. Anche perché "di far di conto è capace, non si fa fregare", spiega un suo confratello agostiniano a Silere non possum. Prevost ha già compreso una regola elementare dentro le mura leonine: sapere chi amministra conta quanto sapere che cosa quell’amministratore decide di raccontare al Papa.
p.N.M.
Silere non possum



