Città del Vaticano – Questa mattina, nell’aula Paolo VI Papa Leone XIV ha ripreso il ciclo di catechesi su “I Documenti del Concilio Vaticano II”, dedicando la meditazione alla Costituzione dogmatica Dei Verbum e al tema della Sacra Scrittura come Parola di Dio espressa in parole umane. Si tratta della quarta catechesi su questo documento.

Il cuore della riflessione si è concentrato sull’incontro tra Dio e l’uomo e il Pontefice ha spiegato che passa attraverso un linguaggio comprensibile, abitato dalla storia. Leone XIV ha richiamato l’impostazione di Dei Verbum quando presenta la Scrittura, letta nella Tradizione viva della Chiesa, come luogo privilegiato in cui Dio continua a parlare “agli uomini e alle donne di ogni tempo”. Da qui l’insistenza sulla mediazione: i testi biblici non scendono “da un cielo linguistico”, ma attraversano idiomi, contesti, culture. Parlare in una lingua accessibile, ha ricordato, resta un primo gesto di relazione e quindi di amore.

Sul piano teologico, il Papa ha ripercorso un nodo classico: il rapporto tra Autore divino e autori umani. Nella storia della teologia, ha osservato, si è spesso difesa l’ispirazione della Scrittura fino a ridurre gli agiografi a strumenti passivi; la riflessione contemporanea, invece, ha rimesso a fuoco la responsabilità reale di chi scrive, senza attenuare l’origine divina. In questa prospettiva, Dio resta “autore” principale e gli agiografi vengono riconosciuti come “veri autori” dei libri sacri: un equilibrio che evita scorciatoie e tutela la dignità dell’umano.

Da quel punto discende anche un criterio di metodo. Prevost ha richiamato la necessità di un’interpretazione capace di tenere insieme le due dimensioni, divina e umana: ambiente storico, forme letterarie, dinamiche del testo. Trascurare questo lavoro, ha avvertito, espone a letture fondamentaliste o a spiritualizzazioni che finiscono per forzare il significato. Il ragionamento si è allargato all’annuncio: quando la predicazione perde contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze delle persone, o ricorre a un linguaggio chiuso e anacronistico, la comunicazione della Parola diventa inefficace. Il Papa ha però segnalato anche il rischio opposto: una lettura che riduce la Scrittura a “testo del passato” o a puro oggetto tecnico. Soprattutto nel contesto della liturgia, ha detto, la proclamazione biblica intende raggiungere l’oggi del credente, orientare scelte, decisioni, passi concreti. In questa linea ha richiamato l’idea agostiniana della carità come verifica dell’interpretazione: la comprensione autentica costruisce l’amore di Dio e del prossimo, altrimenti resta sterile.

Un appello di Pace

Al termine dell’udienza Leone XIV ha riportato l’attenzione sul fronte della guerra e delle crisi internazionali. Ha esortato a sostenere con la preghiera la popolazione dell’Ucraina, “duramente provata” dai bombardamenti tornati a colpire anche le infrastrutture energetiche, ringraziando per le iniziative di solidarietà promosse nelle diocesi cattoliche della Polonia e di altri Paesi. A seguire, un passaggio di forte rilevanza geopolitica: l’appello sul Trattato New START, in scadenza il 5 febbraio 2026, ultima architettura bilaterale rimasta a limitare gli arsenali strategici di Stati Uniti e Federazione Russa. Nel richiamare “ogni sforzo costruttivo” per disarmo e fiducia reciproca, il Papa ha chiesto di non lasciare cadere lo strumento senza un seguito “concreto ed efficace”, evocando il rischio di una nuova corsa agli armamenti che aggraverebbe la fragilità della pace tra le nazioni. Il trattato, firmato nel 2010 e prorogato nel 2021 fino a febbraio 2026, fissava limiti numerici e un sistema di verifica; la sua fine aprirebbe una fase senza vincoli giuridicamente vincolanti tra le due principali potenze nucleari.

d.E.R.
Silere non possum