Dal 18 agosto al 31 ottobre la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) conduce la "Nationwide Invitation to Prayer & Action", una mobilitazione nazionale contro la diffusione delle pillole abortive che intreccia recita di preghiere, materiale informativo e uno strumento digitale per contattare direttamente farmacie e case farmaceutiche. L'iniziativa era stata annunciata in una lettera datata 27 luglio e porta le firme dell'arcivescovo di Oklahoma City Paul S. Coakley, alla guida della conferenza episcopale dal 10 giugno scorso, e del vescovo di Toledo Daniel E. Thomas, che presiede il Comitato per le attività pro-life dell'episcopato.
Nella lettera congiunta i due presuli scrivono che «ogni aborto comporta la morte di un bambino e un danno alla madre», e attribuiscono alla Food and Drug Administration la responsabilità di aver reso possibile, attraverso le prescrizioni concesse in telemedicina, un mercato postale del farmaco abortivo capace di aggirare le restrizioni adottate da alcuni Stati dopo la sentenza Dobbs del 2022. Nello stesso testo i due vescovi segnalano che l'assunzione del mifepristone senza assistenza clinica lascia le donne prive di supervisione medica in caso di complicazioni, e crea margini di sfruttamento per partner violenti o reti dedite alla tratta di persone.
La parte meno consueta della campagna riguarda il terzo pilastro, quello indicato come "azione". Oltre alla preghiera e alla diffusione di schede informative sul sito Respect Life Prayer and Action, la conferenza ha allestito una piattaforma che consente di inviare con un solo clic un messaggio a farmacie fisiche e online, distributori e produttori farmaceutici coinvolti nella vendita del mifepristone. A descriverne il funzionamento è stata Kat Talalas, responsabile della comunicazione per le attività pro-life del segretariato USCCB, che ha spiegato all'agenzia OSV News come il sistema permetta di raggiungere più destinatari con un unico invio. Il dettaglio segna uno spostamento di bersaglio rispetto alle campagne pro-life tradizionali, di norma rivolte a legislatori e tribunali: qui l'obiettivo diretto sono gli anelli commerciali della filiera farmaceutica.
Questo spostamento arriva dopo una battuta d'arresto giudiziaria. A maggio la Corte Suprema ha sospeso una pronuncia relativa al caso Louisiana v. US Food and Drug Administration, lasciando che il procedimento proseguisse nei tribunali inferiori e garantendo, nel frattempo, che la vendita per corrispondenza delle pillole abortive restasse legale anche negli Stati che hanno vietato l'aborto. Il tempismo della campagna riflette pure un malessere più ampio all'interno del movimento pro-life statunitense che osserva con crescente insofferenza l'inerzia dell'amministrazione Trump sul dossier: nonostante gli annunci in campagna elettorale, la Casa Bianca non ha finora revocato le norme sulla vendita per corrispondenza introdotte durante la presidenza Biden né imposto nuovi limiti al mifepristone. Con le vie legislativa e giudiziaria bloccate, la conferenza episcopale sposta la pressione sul mercato dell'accesso al farmaco, mobilitando i fedeli come interlocutori diretti delle aziende coinvolte.
I numeri richiamati dai vescovi si appoggiano alle stime del Guttmacher Institute, istituto di ricerca sulla salute riproduttiva: secondo l'ultima rilevazione disponibile, nel 2025 negli Stati Uniti si sono registrati 1,12 milioni di aborti, il 21% in più rispetto al 2020, ultimo anno per cui l'istituto disponeva di dati nazionali completi prima della sentenza Dobbs.
Sul piano devozionale, l'iniziativa recupera una preghiera a san Giuseppe, "difensore della vita", pubblicata dalla stessa USCCB nel 2021 e distribuita allora come santino a sé stante.
La conferenza sta inoltre preparando materiale distinto per chiarire la differenza tra assistenza in caso di aborto spontaneo e interruzione volontaria di gravidanza.



