Ostia Lido - Papa Leone XIV ha avviato nel pomeriggio di domenica 15 febbraio 2026 un percorso di visite pastoralinella sua diocesi, scegliendo come prima tappa la Parrocchia di Santa Maria Regina Pacis a Ostia Lido. La giornata ha avuto un ritmo serrato ed è stata contraddistinta da un clima familiare: incontri con diverse realtà della comunità e, alle ore 17, la celebrazione della Santa Messa presieduta dal Pontefice nella chiesa parrocchiale.
La visita si inserisce in un calendario già definito per le prossime settimane, con ulteriori tappe: Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio (Centro) il 22 febbraio; Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo (Est) il 1° marzo; Santa Maria della Presentazione (Ovest) l’8 marzo; Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo (Nord) il 15 marzo. Un itinerario che tocca realtà diverse della città, pensato per rendere concreta e riconoscibile la presenza del vescovo di Roma nelle parrocchie, favorendo l’incontro diretto con clero e fedeli e una conoscenza non mediata delle comunità locali. Nel corso del pomeriggio, Leone XIV ha incontrato i bambini del catechismo e i giovani, poi gli anziani, gli ammalati, i poveri, i volontari della Caritas e il Consiglio pastorale. Il quadro restituito dalla parrocchia è quello di una comunità chiamata a tenere insieme fragilità e responsabilità, servizio concreto e vita spirituale.
Nell’omelia, il Papa ha collocato la visita dentro il senso della Domenica, “giorno del Signore”, richiamando la presenza del Risorto che ascolta, parla, nutre e invia. Da qui il passaggio al Vangelo di Matteo, letto come annuncio di una “legge nuova” che agisce dall’interno: la grazia dello Spirito Santo che “scrive nel cuore” e porta a compimento l’alleanza. Il Pontefice ha parlato dei comandamenti come luce nel cammino di liberazione di un popolo, “atto d’amore” e risposta fiduciosa al Signore dell’alleanza. Il Santo Padre ha poi agganciato la prospettiva conciliare della Gaudium et spes, citando il passaggio che lega le “gioie e speranze” e le “tristezze e angosce” dell’umanità al cuore dei discepoli di Cristo, con un’attenzione particolare per i poveri e per chi soffre. Come già aveva fatto all’Angelus, Leone è tornato sul significato profondo del comandamento “non uccidere”, esteso al linguaggio e al giudizio che feriscono la dignità dell’altro. In questo snodo, il Papa ha insistito sulla responsabilità del cuore, luogo in cui maturano sentimenti nobili e, insieme, le profanazioni più dolorose: chiusure, invidie, gelosie, fino all’odio che diventa “omicidio” interiore.

Leone XIV ha chiamato i problemi per nome, mostrando una conoscenza puntuale delladiocesi e delle sue dinamiche sociali. Parlando di Ostia, ha richiamato ferite concrete: la violenza che può radicarsi tra giovani e adolescenti, talvolta alimentata dall’uso di sostanze, e la pressione di organizzazioni malavitose che sfruttano le persone e impongono interessi iniqui con metodi illegali e immorali. Alla comunità ha chiesto una risposta comune, in collegamento con le “altre realtà virtuose” presenti sul territorio, fondata su perseveranza, coraggio e continuità. Il nucleo operativo dell’appello è stato riassunto in alcune consegne: disarmare i linguaggi, diffondere rispetto e armonia, investire energie e risorse nell’educazione, con un’attenzione prioritaria ai ragazzi e alla gioventù. In parrocchia, ha aggiunto, devono potersi apprendere onestà, accoglienza, un amore che supera confini e tornaconti; e una coerenza verificabile tra fede e vita, fino alla scelta della riconciliazione evocata dal passo evangelico dell’offerta all’altare e del rapporto con il fratello.
Infine, Leone XIV ha richiamato la storia stessa della parrocchia: voluta da Papa Benedetto XV nel pieno della Prima guerra mondiale e dedicata a Santa Maria Regina Pacis come segno di luce in un tempo oscuro. Il Papa ha collegato quel gesto alle tensioni del presente, segnato da logiche di supremazia e prepotenza, rinnovando l’invito a chiedere e custodire la pace con tenacia e umiltà. «Opponiamo a questa deriva la forza disarmante della mitezza, continuando a chiedere pace, e ad accoglierne e coltivarne il dono, con tenacia e umiltà. Sant’Agostino insegnava che «non è difficile possedere la pace. Se la vogliamo avere, essa è lì, a nostra portata di mano e possiamo possederla senza alcuna fatica». E questo perché la nostra pace è Cristo, che si conquista lasciandosi conquistare e trasformare da Lui, aprendogli il cuore, e aprendolo, con la sua grazia, a quanti Lui stesso pone sul nostro cammino», ha concluso il Papa.
d.B.N.
Silere non possum