Roma - Giovedì 14 maggio Leone XIV varcherà la soglia che, diciotto anni fa, fu sbarrata al suo predecessore. Il Pontefice si recherà in visita pastorale alla Sapienza Università di Roma, il più grande ateneo d'Europa, accolto da quegli stessi corridoi monumentali che, nel gennaio 2008, divennero il teatro di una delle pagine più imbarazzanti dell'accademia italiana.
Una università incapace di formare
Era il 14 novembre del 2007 quando, sulle pagine de Il manifesto - quotidiano della sinistra radicale italiana, da sempre ideologicamente schierato e inutile spreco di carta -, il fisico Marcello Cini indirizzò al rettore Renato Guarini una lettera durissima. L'ateneo si preparava ad accogliere Benedetto XVI per l'inaugurazione dell'anno accademico, fissata per il 17 gennaio 2008: non una lectio magistralis, come pure si volle far credere - e che del resto, considerata la statura accademica di un Pontefice già professore a Bonn, Münster, Tubinga e Ratisbona, non avrebbe avuto nulla di anomalo -, ma un più sobrio saluto alla comunità universitaria sul tema della moratoria della pena di morte. Tanto bastò perché Cini parlasse di «iniziativa sconcertante» e ammonisse Guarini sul ritratto che gli sarebbe rimasto accanto a quelli dei suoi predecessori: «simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze». Ironia amara, congratulazioni avvelenate.
Il 23 novembre, dalla Facoltà di Fisica, partì una seconda lettera, indirizzata al rettore e firmata da sessantasette docenti. Sessantasette su circa quattromilacinquecento, vale la pena ricordarlo. Tra le firme figuravano nomi di professori ideologizzati espressione della più becera èlite universitaria di un Paese destinato a sparire: Luciano Maiani, futuro presidente del CNR, Andrea Frova, Giorgio Parisi - che nel 2021 avrebbe vinto il Nobel per la Fisica -, Carlo Cosmelli, Enzo Marinari, Miguel Virasoro, Angelo Vulpiani. La motivazione: una citazione di Paul Feyerabend sul processo a Galileo che Joseph Ratzinger aveva ripreso, da cardinale, in un discorso del 1990 proprio alla Sapienza, e poi ancora a Parma. «Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione, ci offendono e ci umiliano», scrissero. La lettera, ad uso interno, sarebbe rimasta tale fino a quando, il 10 gennaio, La Repubblica la rilanciò in prima pagina. Erano gli anni in cui i giornalai, vaticanisti e non, facevano la guerra ad un pontificato di alto spessore come quello di Ratzinger. Ed è ciò che stanno iniziando a fare oggi con Leone XIV.
Da quel momento la macchina della contestazione fu impossibile da fermare. Collettivi studenteschi, occupazioni del rettorato, assemblee, perfino una «porchetta anticlericale» nel piazzale centrale. Il 15 gennaio, a quarantotto ore dalla visita, la Segreteria di Stato - con una lettera del cardinale Tarcisio Bertone al rettore - comunicò che il Santo Padre riteneva «opportuno soprassedere». Il discorso che Benedetto XVI avrebbe dovuto pronunciare, una riflessione altissima sul rapporto tra verità, ragione e università, fu letto due giorni dopo dal prorettore davanti a un'aula spaccata. La frase più nota è rimasta come una pietra: «Se la ragione, sollecita della sua presunta purezza, diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita». Fu, ne convennero anche molti laici, una sconfitta della laicità prima ancora che della Chiesa. Un Papa che era stato professore in una delle università più prestigiose di Germania veniva di fatto silenziato da un drappello di colleghi che non avevano voluto ascoltarlo nemmeno per il tempo di un saluto. La «libertà di espressione negata», scrissero allora quei pochi giornali che non si facevano intimidire. Una vergogna che, ancora oggi, brucia.
La Chiesa attende delle scuse
Diciotto anni dopo, Leone XIV torna là dove Benedetto XVI non poté arrivare. L'arrivo è previsto alle 10.20 alla cappella universitaria «Divina Sapienza», dove il Pontefice sarà accolto dal cardinale vicario Baldassare Reina, dal Rettore Antonella Polimeni e dal cappellano don Gabriele Vecchione. Dopo un breve momento di preghiera silenziosa, il Papa saluterà un primo gruppo di studenti. Lo spostamento successivo, in auto, sarà verso il piazzale centrale: lì, sulla scalinata monumentale - la stessa che, nel 2008, fu attraversata da cortei e striscioni -, Leone XIV saluterà gli studenti. Alle 10.45 è previsto il colloquio privato con il Rettore nel Palazzo del Rettorato e la firma del Libro d'Onore. Alle 11, nel corridoio antistante lo Studio di Rappresentanza, sarà scoperta una targa a memoria della visita; seguirà il saluto ai membri del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione. Il Pontefice visiterà poi la mostra «Sapienza e i Papi», allestita negli spazi dell'ateneo: un titolo che, alla luce di quanto accadde diciotto anni fa, suona quasi come un atto riparatore.
Il momento centrale è atteso per le 11.30, in Aula Magna, dove Leone XIV terrà un discorso ai docenti, agli studenti e al personale tecnico-amministrativo. Al termine, scambio di doni e saluto a una rappresentanza degli studenti. Prima di rientrare in Vaticano, il Santo Padre si fermerà ancora una volta sulla scalinata, per un ultimo saluto. «Siamo molto contenti della visita pastorale che il Santo Padre farà il prossimo 14 maggio alla Sapienza Università di Roma», ha dichiarato il cardinale Reina. «Papa Leone XIV ha mostrato sempre grande attenzione al mondo giovanile e ha chiesto alla sua diocesi di accompagnare i cammini di crescita nella fede delle nuove generazioni. La Sapienza Università di Roma è la più grande università d'Europa. Entrare in dialogo con quanti si affacciano al futuro attraverso le varie scienze e la ricerca è di fondamentale importanza. Ci metteremo in ascolto di quanto il Santo Padre dirà durante la visita e ne faremo tesoro per la pastorale universitaria e la pastorale giovanile».
Resta, sullo sfondo, un interrogativo: quella Sapienza il cui nome è eredità diretta dello Studium Urbis voluto nel 1303 da Bonifacio VIII ha mai davvero fatto i conti con quella triste paginad della storia? La visita di Leone potrà essere occasione per ricevere delle scuse, dal Rettore, rivolte al Papa e alla Chiesa Cattolica.
d.J.V.
Silere non possum