Città del Vaticano - Questa mattina Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i cresimati e i cresimandi dell'arcidiocesi di Genova, giunti a Roma in pellegrinaggio e accompagnati dall'arcivescovo metropolita, il francescano conventuale monsignor Marco Tasca. L'incontro si è svolto nell’Aula della Benedizione, nel contesto del tradizionale pellegrinaggio che ogni anno porta nella Città Eterna centinaia di ragazzi liguri insieme a sacerdoti e catechisti, alla scoperta dei luoghi delle prime comunità cristiane e delle radici della fede.

Accogliendo i giovani, il Pontefice ha rivolto loro un saluto caloroso: «Grazie per questo saluto dell'Arcivescovo, grazie a tutti voi per essere qui. Buongiorno a tutti! Benvenuti a San Pietro, in Vaticano, a Roma. Siete venuti da Genova, da diverse parrocchie».

Il ricordo personale di una parrocchia genovese

Nel corso del saluto, il Papa ha avuto un pensiero particolare per una comunità che conosce di persona: la parrocchia di San Martino di Manesseno, nel comune di Sant'Olcese, in alta Val Polcevera. «C'è una parrocchia che conosco un po' di più che è Manesseno: dove sono? Siete qua? Bravi! Ma siete tutti bravi! Benvenuti!», ha detto, suscitando l'entusiasmo dei ragazzi presenti. Il legame tra Robert Francis Prevost - oggi Leone XIV - e quella piccola comunità ligure non è casuale. Nell'autunno 2024, il cardinale Prevost, allora a Roma come prefetto del Dicastero per i Vescovi, visitò la parrocchia di San Martino di Manesseno in occasione della festa patronale di San Martino, celebrando la Messa nel weekend delle cresime insieme a un sacerdote peruviano, don Franc Nuñez. Il futuro Papa si trattenne a pranzo con la comunità presso la Società Operaia Cattolica di Manesseno, in un clima descritto dai presenti come sereno e familiare. A favorire quella visita fu il legame tra il segretario particolare, Mons. Edgard Iván Rimaycuna Inga, e don Franc Nunez, sacerdote peruviano che studiava a Roma e ha prestato servizio lì.

«La Cresima è il dono dello Spirito Santo»

Entrando nel cuore del suo messaggio, il Papa ha sottolineato il significato del Sacramento che i giovani hanno ricevuto o si apprestano a ricevere: «Una delle gioie più grandi del Vescovo - penso in tutte le diocesi - è celebrare le Cresime, perché è proprio il dono dello Spirito Santo». Leone XIV ha spiegato che la pienezza dello Spirito Santo dona «questo entusiasmo, questa forza, questa capacità di seguire Gesù Cristo, di dire "sì" al Signore sempre, di non aver paura di seguire con coraggio, di vivere la fede in un mondo che tante volte ci vuole portare lontano da Gesù». Il Pontefice ha collegato il momento all'imminente solennità di Pentecoste, che la Chiesa celebrerà domenica prossima: «È il ricordo dell'esperienza dei primi discepoli, degli Apostoli, che ricevono lo Spirito Santo per poi annunciare il Vangelo, annunciare l'amore di Dio». E ha ricordato ai ragazzi che tutti sono chiamati a essere parte di questa missione: «Siamo tutti inviati: alle vostre famiglie, ai vostri amici, a tutte le persone. Anche voi dovete essere testimonianza viva dello Spirito che vive in noi».

L'appello alla perseveranza

Con tono schietto e affettuoso, il Papa ha condiviso anche una preoccupazione pastorale che, ha confidato, rappresenta «una tristezza» per ogni vescovo: «Qualche volta, quando il vescovo dà la Cresima, il dono dello Spirito Santo, mai più vedi i ragazzi! Spariscono dalla parrocchia». Da qui l'invito centrale del suo discorso, incentrato su uno dei doni dello Spirito: la perseveranza. «Non dimenticate quello che avete vissuto in questo tempo, anche la gioia di venire a Roma, per festeggiare insieme, pregare insieme: che questa gioia viva nei vostri cuori e che continuiate ad essere fedeli discepoli di Gesù Cristo». Il Pontefice ha esortato i giovani a tornare in parrocchia e, soprattutto, a perseverare nella vita di fede: «Gesù Cristo vuole camminare con te, con ognuno di voi e con tutti voi in comunità, che è tanto importante. La fede non la viviamo da soli, la viviamo insieme».

Coltivare rapporti di amicizia e di comunità, ha aggiunto, è proprio «una maniera per vivere la perseveranza come discepoli di Gesù».

La preghiera e la benedizione

Prima di congedare i ragazzi, il Papa li ha invitati a fare una promessa al Signore: «Che veramente volete continuare come suoi amici, suoi discepoli, suoi missionari e volete perseverare nella fede». L'incontro si è concluso con la recita comunitaria del Padre Nostro, «la preghiera che Gesù ci ha insegnato», seguita dalla benedizione apostolica. «Tanti auguri a tutti!», ha salutato il Pontefice, augurando ai giovani genovesi che la giornata romana possa essere «un aiuto grande» nel loro cammino di fede.

d.F.V.
Silere non possum

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