La questione Burke diventa un problema serio in Vaticano



There is much fear in the Vatican. The Pope does not respect people and the law.





Il 20 novembre 2023, nel Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha presieduto una riunione con i Capi Dicastero della Curia romana. Diversi sono stati gli argomenti affrontati ma uno, più di tutti, ha fatto storcere il naso ad alcuni porporati. Il Papa ha parlato della sua intenzione di intervenire sul cardinale statunitense Raymond Leo Burke, patrono emerito del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Il presule è stato per anni destinatario di una campagna “demonizzante” da parte della stampa. Lui, più di molti altri, ha subito aspre critiche per aver celebrato la Santa Messa secondo il vetus ordo, per aver preso posizione su temi particolarmente delicati come la vita e il matrimonio. Ma perchè? È chiaro che Burke è il bersaglio di quella ala di soggetti che si credono cattolici perché “socialmente impegnati”. In un momento storico come quello attuale, quindi, è chiaro che una personalità come Burke è il nemico numero uno. La stampa ha fatto di tutto per descriverlo come “pazzo”, “fuori dalla realtà”, “ricco”, “rigido”, ecc… Ma la domanda che abbiamo posto a diversi suoi confratelli cardinali è stata: “Ma Lei lo conosce personalmente? Ci ha mai preso un the insieme?”. 



La risposta, purtroppo, è sempre la solita: “No”. Questa deriva è stato il prezzo del conclave del 2013. Le idee e le impressioni dei principi della Chiesa si sono fondate sugli articoli di giornale o sui servizi televisivi. Questo ha arrecato un danno enorme alle singole persone ma, oggi lo possiamo dire con cognizione di causa, alla Chiesa stessa.

Molte volte, sfogliando gli innumerevoli blog si leggono dichiarazioni su dichiarazioni di porporati che in realtà non hanno mai pronunciato. Eppure, la maggior parte delle persone, ma anche dei loro confratelli, credono a quanto leggono e il loro giudizio non cambierà facilmente. In questi anni, quindi, abbiamo assistito ad una serie di ingiustizie rivolte verso l’uno o l’altro e la maggior parte ha commentato: “Eh, vabbè, ma è Burke, ma è Muller, ma è….” Questo accade perché abbiamo la convinzione che loro sono diversi da noi e quindi loro verranno colpiti, noi no. C’è la convinzione che alla fine se hanno colpito loro “un motivo c’è”. Eppure, ci stiamo rendendo conto che non è così. Oggi il messaggio è chiaro: “Il prossimo potresti essere tu”. 

Perché è fondamentale anche capire che non basta fare gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia, non contraddire il Papa, fare finta che nulla stia succedendo. Come sappiamo bene, qui basta che qualcuno ti accusi di qualcosa e da Santa Marta arriva la letterina.

Vaticano del Nord

Si tratta di un potente autogol che Francesco ha fatto e forse non se ne è neppure reso conto. Lo stiamo vedendo, giorno dopo giorno il Papa “perde i colpi”. Anche questa mattina ha riletto un pezzo dell’Angelus che aveva già pronunciato Mons. Braida. Il problema ora, però, diventa sempre più serio perché se ci ritroveremo ad affrontate le stesse dinamiche degli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II, stiamo proprio freschi. Proprio questo spaventava Benedetto XVI. Se nel 2000 c’erano timbri che passavano da una stanza all’altra e nomine episcopali che uscivano a pacchetti all’insaputa del Papa morente; oggi non immaginiamo neppure a che cosa potremmo andare incontro con tutto l’entourage che si è portato Francesco.

Una certezza c’è: il diritto non esiste più. Il 28 febbraio 2023 Silere non possum diede la notizia riguardante il Rescriptum sugli appartamenti. Proprio in quella occasione avevamo ribadito come queste norme ad hoc erano chiaramente volte a colpire i nemici e a sistemare gli amici. La clausola dove il Papa si riserva qualunque diritto, infatti, è stata applicata già più volte.

Basti pensare a quando Víctor Manuel Fernández scrisse entusiasta su Facebook che il Papa gli aveva cercato personalmente un appartamento adatto a lui. Fernández paga l’affitto? Lo paga a canone agevolato?

Inoltre, molti porporati quando fu pubblicato quel Rescriptum si fecero illudere dalla norma che diceva che i contratti in essere non sarebbero stati toccati fino a scadenza. Eppure, con Raymond Leo Burke non è andata affatto così.

Qui non si tratta, quindi, di tifoserie: tradizionalisti o modernisti. La situazione è ben più grave. In gioco c’è la funzione stessa, l’essenza, del ministero episcopale e del cardinalato. Se un vescovo non è più libero di parlare perché altrimenti rischia di vedersi tolta la diocesi o addirittura lo stipendio, di quale parresia stiamo parlando? Al Papa piacerà anche l’immagine del poliedro ma qui comprendere quale faccia abbia lui è veramente difficile se ogni giorno cambia idea repentinamente.


La Corea del Nord, ormai, ci fa un baffo. La volontà del Papa è quella di buttare fuori tutti coloro che, in un modo o nell’altro, non rientrano nella sua idea di governance. C’è da chiedersi: Ora che vede venire meno sempre di più le proprie forze lo farà con ancor più libertà? Il fine qual è? Quello di assicurare un conclave con teste solo sue? 

Burke fa paura al Papa

Mentre alcuni giornalisti dell’ultim’ora tentano di attribuire questo provvedimento agli ultimi Dubia presentati, in realtà Francesco covava queste idee da ben prima. È chiaro che il Papa non ha pronunciato la frase:”Burke è un nemico”. Non lo farebbe mai davanti ai Capi Dicastero, è anche un’uscita da bambini di quinta elementare. Il succo però è che il Pontefice ha paura del cattolicesimo americano ed è consapevole che Burke gode della stima di tutti i cattolici statunitensi. Ciò che forse non ha considerato il Papa è che togliergli l’appartamento e il piatto cardinalizio non farà altro che creare divisione negli Stati Uniti. Di certo non creerà problemi economici al cardinale perché, lo abbiamo visto in diverse occasioni, quando ci sono questi provvedimenti (peraltro ingiusti) poi la gente reagisce di conseguenza e sostiene.

Allora chiediamoci, Francesco non era il Papa dell’unità? Non era il Papa del “tutti dentro”? Alla GMG non aveva detto “todos, todos, todos”? In Germania, però, sta nascendo un vero e proprio scisma. In America è meglio non nominarlo neppure perché sennò ti prendono a sberle. In Argentina non lo vogliono neppure vedere. Forse c’è qualcosa che non funziona. Forse l’unica cosa che ha in mano è la stampa. 

Tutti questi giornalisti che fanno la fame e che si gettano alla tavola di Francesco per ottenere una parola, ripetuta mille volte, ma davanti alla loro telecamera. Che bello!


Mrs. Doubtfire: nuovo portavoce

Mentre la Sala Stampa della Santa Sede tace perché non sa più che pesci prendere, Francesco da anni continua a rilasciare “pizzini” a quei cani, servi fedeli, che passano le loro giornate su twitter a pontificare in difesa di Bergoglio. Da quando la notizia in merito a Burke è trapelata, in Sala Stampa è stato dato il categorico ordine di non parlare dell’argomento. Allo stesso tempo, però, il giornalista che si definisce “biografo del Papa”, qui in Vaticano soprannominato Doubtfire, ha scritto: “Ho incontrato Papa Francesco nel pomeriggio del 27 novembre. È stato un breve incontro a causa della sua infiammazione polmonare, il che significava che gli ci è voluto un certo sforzo per parlare. Nel corso della nostra conversazione, Francesco mi ha detto che aveva deciso di rimuovere i privilegi cardinalizi del cardinale Burke – il suo appartamento e il suo stipendio – perché aveva usato quei privilegi contro la Chiesa. Mi ha detto che mentre la decisione non era un segreto, non intendeva un annuncio pubblico, ma all’inizio di quel giorno (lunedì) era trapelato”. 

Ora, è possibile che le conferme o le smentite delle parole del Pontefice arrivino da un giornalaio di strada che, chissà perché, ha accesso a Santa Marta? Abbiamo un Dicastero per la Comunicazione con centinaia di dipendenti pagati per non far nulla e il Papa si affida a questi ambasciatori della mala sorte? Anche questo fa parte della strategia del Papa, il quale potrà tornare sui suoi passi quando vorrà, magari scaricando Mrs. Doubtfire e dicendo che ha detto una falsità.

Ci si chiede: ma davvero c’è gente che ancora vuole giocare a questo gioco?

Cambio di rotta

Ciò che è certo è che il Sacro Collegio ed anche i vescovi devono cambiare rotta e piantarla di pensare al proprio orticello. Non si può pensare di procedere in questo modo. Oggi è Burke, ieri era Pell, poi Becciu, domani chi sarà? Ma quanti sono i vescovi che si sono sentiti umiliare di fronte a tutti? Questo sistema non è più sopportabile e la Chiesa ne sta risentendo anche in merito alle vocazioni. Da quanti anni non abbiamo persone che entrano in seminario entusiaste di questo pontificato?

Forse è il caso di abbandonare le tifoserie, le ideologie ed è ora di fare un esame di coscienza. Senza guardare soltanto al piccolo territorio delle nostre diocesi ma pensiamo alla Chiesa tutta, perché se una soffre tutte le membra soffrono.

d.M.T

Silere non possum 


Articolo pubblicato il 3 dicembre 2023



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