Gravi ingerenze dello Stato tedesco ai danni della Arcidiocesi di Colonia



The German state interferes in church affairs. Serious violations of the rules governing relations between the Catholic Church and Germany.





Oggi, 27 giugno 2023, la polizia tedesca, per mandato del Staatsanwaltschaft (pubblico ministero), ha fatto irruzione nel palazzo arcivescovile dell’Arcidiocesi di Colonia. Si tratta di una grave ingerenza dell’autorità statale ai danni della Chiesa Cattolica. 

L’articolo 2 del Reichskonkordat recita chiaramente: “Il Reich Germanico riconosce il diritto della Chiesa Cattolica, nell’ambito delle leggi generali vigenti, di regolare e di amministrare liberamente i propri affari, e di emanare, nel campo della sua competenza, leggi e ordinanze che obbligano i suoi membri”. Nonostante questo, questa mattina, circa 30 poliziotti e ben quattro pubblici ministeri hanno fatto irruzione nelle sedi dell’Arcidiocesi. 

Il comunicato recita: ” Dalle 8:00 del mattino, sono state effettuate perquisizioni in un totale di sei località, quattro delle quali a Colonia e una ciascuna a Kassel e Lohfelden, nei locali del Vicariato generale, dell’Offizialat e della Casa arcivescovile, nonché nei locali commerciali del fornitore di servizi informatici che gestisce il traffico di posta elettronica dell’Arcidiocesi di Colonia. Le misure si sono svolte senza incidenti e hanno trovato ampia collaborazione nei rispettivi luoghi di ricerca. L’obiettivo delle misure era il sequestro di documenti scritti e la raccolta di comunicazioni interne alla diocesi sugli eventi in relazione ai quali sono state rese le dichiarazioni dell’accusato, che sono state segnalate come non veritiere”. 

Il comunicato della Procura parla di Arcivescovo, difatti sembra che lo Stato tedesco si sia dimenticato che Rainer Maria Woelki è un cardinale di Santa Romana Chiesa e nei suoi confronti devono essere rispettate tutte le guarentigie previste.

Ancora una volta, in modo del tutto dispotico, le autorità statali violano quelle che sono le norme che regolano i rapporti fra autorità ecclesiastica e statale e, con la forza, tentano di appropriarsi di documentazione che riguarda il foro canonico. Addirittura le e-mail interne che hanno riguardato i procedimenti canonici.

Anche questa attività investigativa, che guarda caso trova pronta risposta sui media, fa parte della persecuzione che lo Stato tedesco e alcuni infiltrati in Curia, stanno portando avanti contro l’Eminentissimo Signor Cardinale Rainer Maria Woelki. 


Le autorità di polizia hanno setacciato l’Arcivescovado, gli uffici del Vicario Generale e quelli della Curia arcivescovile. Per mandato della Pubblica Accusa, infatti, la polizia è alla ricerca di una lettera ed un dossier che il cardinale arcivescovo avrebbe inviato qui in Vaticano per avviare un procedimento canonico ai danni di un presbitero. 



Come ieri abbiamo sottolineato in questo video, però, tutto ciò che avviene in foro canonico riguarda questo particolare ordinamento e quindi non può essere fornito ad autorità di uno Stato. Sarebbe come se la polizia italiana andasse negli uffici della procura svizzera a perquisire per ottenere documenti di un procedimento di cui questa si è occupata. Spetta alla procura tedesca fare una richiesta formale di acquisizione della documentazione canonica e, se l’autorità ecclesiastica lo riterrà opportuno, la fornirà. Si tratta di un procedimento differente dalle rogatorie, in quanto la Chiesa Cattolica non è la Santa Sede, ma deve seguire le modalità della richiesta formale. Non è possibile fare irruzione nel palazzo arcivescovile e prendere con la forza la documentazione di cui si crede di aver bisogno. In questo modo viene meno tutta l’autonomia della Chiesa e la riservatezza dei propri procedimenti. 

Proprio come avviene in Italia, ogni mondo è Paese, il primo organo di informazione a dare la notizia è stato WDR, ovvero un sito che nei mesi scorsi aveva pubblicato una lettera del cardinale Woelki nella quale si rivolgeva a S.E.R. il Sig. Cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione (oggi Dicastero) per la Dottrina della Fede.

Eppure, in un Paese che si dice tanto rispettoso delle regole, il pubblico ministero dovrebbe spiegarci come mai vengano informati gli organi di informazione prima ancora degli indagati?

L’accusa, quindi, sarebbe che il Cardinale Woelki avrebbe mentito davanti al tribunale perchè in quella sede ha riferito che non era a conoscenza dei particolari della vicenda di un sacerdote accusato di abusi. Questa lettera, secondo la procura, dimostrerebbe, invece, che il porporato ne era a conoscenza. La Pubblica Accusa, però, dimentica che l’Arcivescovo si stava rivolgendo ad un rappresentante di uno Stato estero e stava trattando un procedimento canonico. Proprio come dovrebbe funzionare per i magistrati dello Stato, anche per il vescovo, il quale è colui che indaga (Can. 1717 – §1) è tenuto al segreto.

Come avviene nei procedimenti canonici, infatti, il cardinale avrebbe chiesto al Prefetto come procedere in merito a questo caso. Nulla di strano, anzi, il porporato stava portando avanti il procedimento e questo dimostra come la Chiesa Cattolica porti avanti con efficenza le azioni penali/amministrative contro chi è accusato di questi gravi delitti.

Questo sistema, come dicevamo ieri, dimostra ancora una volta come Rainer Maria Woelki sia vittima di una campagna volta a squalificarlo. Infatti, bisogna chiedersi, come ha fatto quel documento a finire sui giornali? Chi è che in Arcivescovado lavora contro il cardinale? Non dimentichiamo che Woelki, nei giorni scorsi, ha impedito, insieme ad altri tre vescovi tedeschi, che il Sinodo tedesco attingesse dai soldi della Chiesa Cattolica tedesca. Evidentemente, quindi, qualcuno sente che la presenza di questi vescovi fedeli a Roma sia di troppo. 

Certo, tutto questo non sarebbe possibile se il Segretario di Stato Pietro Parolin prendesse carta e penna e si rivolgesse alle autorità tedesche ribadendo quella che è la normativa vigente. Purtroppo, però, Parolin è troppo impegnato ad elargire fervorini non richiesti a destra e a manca, piuttosto che occuparsi di diplomazia. 

d.F.R.

Silere non possum





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