Barcellona - Questa mattina Leone XIV ha varcato la soglia del Centro Penitenziario Brians 1, il carcere della Generalitat de Catalunya che sorge a Sant Esteve Sesrovires, a oltre quaranta chilometri da Barcellona. Ad accoglierlo, nella sala conferenze dove i detenuti svolgono abitualmente le loro attività culturali, educative, lavorative e sportive, sono stati applausi e canti.
Il Papa ha ascoltato le testimonianze di padre Jesús Bel, delegato della pastorale penitenziaria della diocesi di Sant Feliu de Llobregat, e di due donne che stanno scontando la propria pena, Montse e Josefina. Parole, le loro, che lo stesso Pontefice ha detto di aver accolto con gratitudine e dalle quali si è sentito «edificato».
Nel suo discorso Leone è partito da una convinzione che ha auto modo di ribadire più volte in questo anno di pontificato: ogni essere umano è «degno» per il semplice fatto di essere stato voluto, creato e amato da Dio - un richiamo esplicito alla prima enciclica Magnifica humanitas pubblicata recentemente. Da qui la certezza che «non esiste alcuna situazione che induca il Signore a distogliere da noi il suo sguardo», verità che il Papa ha voluto consegnare in modo particolare a chi porta «il peso di essere lontano dai propri cari».

A chi è tentato di sentirsi inferiore e di pensare che non valga la pena andare avanti, Leone ha chiesto di «alzare lo sguardo» verso Colui che continua a mostrare la propria vicinanza attraverso il volto di tante persone. Gli errori della vita, ha insistito, non determinano l'identità di una persona: citando le Confessioni di sant'Agostino, ha ricordato che il passato non condanna il futuro, ma apre la possibilità di cambiare scelte e decisioni.
«Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore», ha detto rivolgendosi a ciascuno dei presenti, invitandoli a «continuare a sognare il sogno di Dio». Essere uomini ed essere cristiani, ha aggiunto, non consiste nel non sbagliare, ma nel «crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi e perdonare». Li ha infine affidati all'intercessione materna di Nostra Signora de la Merced.
Al termine dell’incontro, i detenuti hanno applaudito e acclamato il Papa, manifestando la gioia e la gratitudine per il momento vissuto. Il Papa ha ricevuto alcuni doni - tra cui un piatto in ceramica e un quadro - e ha ricambiato con un'icona della Madonna di Kazan di Fatima: la Vergine in vesti bianche, il Bambino Gesù sopra una nube, a richiamare la visione della veggente Lucia nel 1925, il Cuore Immacolato di Maria e due colombe, simbolo dei pastorelli Giacinta e Francesco e, insieme, segno universale di pace e di consolazione. A braccio, Leone ha spiegato di aver voluto lasciare, a ricordo della visita, «l'immagine della nostra Madre Maria, la Vergine che ci accompagna sempre con l'amore di una Madre che non dimentica mai i suoi figli».
p.G.B.
Silere non possum