Barcellona - Un'immagine di questa splendida serata a Barcellona rimarrà impressa in tutti noi. E resterà impressa, ne siamo certi, anche nel cuore del Santo Padre. È la croce che ora svetta in cima alla Torre di Gesù Cristo della Sagrada Família: una croce che - sono parole di Leone XIV - «brilla di giorno, riflettendo la luce del sole, e brilla di notte, illuminando la città come faro aperto sul Mediterraneo».

Erano da poco trascorse le 18.30 quando il Santo Padre, lasciato il quartiere del Raval, si è trasferito in auto e poi in papamobile verso la Basilica della Sagrada Família. All'arrivo, alle 19.00, ad accoglierlo c'era il Re di Spagna, Felipe VI. Prima di raggiungere la sagrestia, Leone XIV ha sostato nella cripta, davanti alla tomba di Antoni Gaudí, l'architetto di cui in questi giorni ricorre il centenario della morte.

Alle 19.30 il Pontefice ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. Dopo i riti di introduzione e la Liturgia della Parola, proclamata in catalano e in spagnolo, il Papa ha pronunciato l'omelia.

Le parole del Pontefice

Aprendo con il Salmo 8 - «O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra» - Leone XIV ha salutato i fedeli e ringraziato le Loro Maestà, il Cardinale Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e i seminaristi, insieme alle Autorità e ai rappresentanti delle altre comunità cristiane e religiose presenti.

Il Pontefice ha ricordato che la basilica fu dedicata da Benedetto XVI nel 2010, «segno visibile del Dio invisibile», e ha annunciato che di lì a poco avrebbe benedetto «la torre più alta, quella di Gesù Cristo». La Sagrada Família, ha spiegato, è «un unico edificio, composto di molte pietre», una casa che cresce negli anni: «Noi tutti siamo le pietre vive di quest'opera, che ha Cristo per fondamento e culmine». Più che un monumento, il tempio è «ancora oggi un cantiere», immagine della vita cristiana come cammino. «La sua imperfezione non è un difetto», ha detto il Papa, «perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa».

Richiamando la parola rivolta al re Davide - «Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?» - Leone XIV ha sottolineato che non siamo noi a dare un posto a Dio, ma è Dio a darlo a noi: «il posto del Figlio, per noi che eravamo estranei; il posto dell'Amato, per noi che siamo peccatori».

Commentando il Vangelo di Giovanni, il Papa ha definito le parole «Se non crederete che Io Sono, morirete nei vostri peccati» non una minaccia, ma «un invito di salvezza, cioè un appello alla libertà da parte di Cristo». «Io Sono», ha ricordato, è il Nome santissimo consegnato a Mosè dal roveto ardente, divenuto, nell'incarnazione, l'Emmanuele. Di qui l'ammonimento: «Non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l'innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria».

Il cuore dell'omelia è stato dedicato alla Croce posta in cima alla basilica, «la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno». Le tre facciate del tempio - Natività, Passione e Gloria - ne raccontano il mistero. Alla base della guglia, ha ricordato il Papa, è incisa l'iscrizione «Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus». E quella Croce, ha aggiunto, «brilla di giorno, riflettendo la luce del sole, e brilla di notte, illuminando la città come faro aperto sul Mediterraneo».

Nella parte finale, Leone XIV ha elogiato l'arte come via di evangelizzazione. Gaudí, «architetto ardente di fede», ha concepito quegli spazi per raccontare i misteri della vita del Signore, proponendo «un pellegrinaggio spirituale» che conduce all'incontro con Cristo. La basilica, ha detto, rinnova la Biblia pauperum delle antiche cattedrali: «l'arte e la bellezza sono eminenti canali di evangelizzazione». L'invito conclusivo è stato a «sollevare il viso di chi è nella polvere» e a riconoscere nella Sagrada Família «la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna». «Dio sia benedetto per sempre!».

L'inaugurazione della Torre e la festa

Al termine della Santa Messa, dopo le parole di ringraziamento del Cardinale Omella, il Pontefice ha raggiunto l'esterno della basilica per inaugurare la Torre di Gesù Cristo e impartire la benedizione ai fedeli.

È seguito uno spettacolo di luci e fuochi d'artificio; prima di congedarsi dal Re di Spagna, Leone XIV ha svelato una targa commemorativa. Un momento di grande emozione: lo spettacolo è stato straordinario e i bambini hanno cantato magnificamente. Una serata di festa per l'intera città di Barcellona. Quindi il Pontefice si è trasferito in auto alla Casa Arcivescovile, dove ha trascorso la notte. Il viaggio apostolico proseguirà ora verso le Isole Canarie, ultima tappa prima del rientro in Vaticano.

p.S.D.
Silere non possum

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