Sono le 17.50 quando Leone XIV lascia la Casa Vescovile di Las Palmas e sale sulla papamobile. Davanti a lui, lo Stadio di Gran Canaria, e attorno una folla che ha riempito non solo gli spalti, ma anche l'area dei parcheggi e il vicino Palazzetto dello Sport: circa cinquantamila persone, nell'isola che sull'Atlantico è una delle frontiere più dolorose d'Europa.

Il Papa entra nello stadio compiendo il consueto giro tra i fedeli che cantano e lo acclamano. Alle 18.30 ha inizio la celebrazione: la Santa Messa della Vigilia, che introduce nella Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù - quel Cuore a cui, ricorda il Pontefice, «la Spagna intera è consacrata».

La preghiera per chi è morto in mare

Prima ancora della meditazione sulle Letture, Leone XIV invita l'assemblea a pregare «per le anime dei fratelli e delle sorelle che hanno perso la vita in mare». Non è una frase di circostanza: l'arcipelago è approdo e, troppo spesso, tomba della rotta atlantica, e il Papa lo ha sperimentato anche questa mattina. Quel dolore, dice, va deposto «sulla Mensa con il pane e il vino», insieme all'impegno e alle sofferenze di una terra che di accoglienza vive ogni giorno.

L'omelia: la gratuità di un Dio «innamorato»

Il filo dell'omelia è la gratuità dell'amore di Dio. Partendo dal Deuteronomio, Leone XIV ricorda che Israele non è stato scelto per meriti o prerogative, ma «per puro amore», e che quell'amore non viene meno neppure di fronte al cuore indurito dell'uomo. È questa, spiega, la radice della nostra stessa vocazione ad amare: non un calcolo, non un sentimento, ma «fuoco per l'anima, luce per la mente», qualcosa che coinvolge l'intera persona.

Il Papa cita Dilexit nos: «la migliore risposta all'amore del suo Cuore è l'amore per i fratelli». E rilancia l'immagine antica dell'admirabile commercium, lo scambio meraviglioso del «ricambiare amore per amore», da tradurre nel servizio quotidiano verso chi è più indifeso e «incapace di rendere il cambio».

Carità, non assistenzialismo

Citando san Giovanni e poi Fratelli tutti, Leone XIV chiarisce che la carità cristiana non può ridursi a «mero assistenzialismo». Non basta far sopravvivere: occorre rimettere in piedi, restituire fiducia, integrare le persone nella comunità «per la loro piena realizzazione - spirituale, intellettuale e fisica». L'immagine biblica è quella del paralitico guarito: «alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». Una carità che abbraccia chi soffre, ma che lo spinge anche a rialzarsi. Si tratta di una precisa idea di che cosa la Chiesa debba essere per chi arriva spezzato.

L'elogio dell'umiltà - e la frecciata ai «sapienti»

L'ultima caratteristica del Cuore di Cristo su cui il Papa si sofferma è l'umiltà. E qui il registro si fa tagliente. I battiti di quel Cuore, dice, non li sentono «i dotti e i sapienti», cioè «quelli che hanno la presunzione di bastare a sé stessi, di sapere tutto, e di non aver bisogno né di Dio né degli altri». A costoro - «frastornati dai rimbombi di un "io" ridondante, onnipresente e irrequieto» - manca il silenzio per ascoltare l'amore che pulsa nascosto.

Citando la recente esortazione Dilexi te, Leone XIV ammonisce che «non di rado il benessere rende ciechi», fino a illuderci di poter essere felici facendo a meno degli altri. La via opposta è quella indicata da sant'Agostino, che il Papa fa propria: «Dove c'è carità, c'è pace, e dove c'è umiltà, c'è carità».

Il congedo

Nel finale, il riferimento alle visioni di santa Margherita Maria Alacoque e l'immagine del Cuore coronato di spine e ardente di fiamma. Poi l'appello che chiude la giornata: farsi portatori di misericordia e di pace «perché nel mondo cessino le guerre e cresca attorno a noi una nuova umanità, riconciliata nell'amore».

Al termine della celebrazione il vescovo delle Islas Canarias, monsignor José Mazuelos Pérez, ha ringraziato il Pontefice. Alle 20.30 Leone XIV, dopo il rientro in sagrestia, riparte in auto verso la Casa Vescovile di Las Palmas. Domani la Solennità del Sacro Cuore; per il Papa, l'ultima giornata di questo splendido ed entusiasmante viaggio spagnolo.

S.C.
Silere non possum

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