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«Tutti siamo migranti». Leone XIV a Tenerife visita il centro di accoglienza Las Raíces
Città Del Vaticano12 giugno 2026

«Tutti siamo migranti». Leone XIV a Tenerife visita il centro di accoglienza Las Raíces

Nel giorno della solennità del Sacro Cuore di Gesù, il Pontefice incontra i migranti ospitati nel centro «Le Radici»: «L'amore di Dio non conosce confini, non fa distinzioni».

Tenerife - È nel segno del Sacro Cuore di Gesù che Leone XIV ha aperto la giornata canaria del suo viaggio apostolico in Spagna. Ultimo giorno di questo entusiasmante pellegrinaggio, il Papa ha lasciato la casa vescovile di Las Palmas per raggiungere la base aerea di Gran Canaria-Gando e, congedatosi dalle Autorità locali, è decollato alle 8.56 alla volta di Santa Cruz de Tenerife. L'atterraggio all'aeroporto internazionale di Tenerife Norte - Los Rodeos è avvenuto alle 9.15.

Dall'aeroporto il Pontefice si è trasferito in auto al Centro di accoglienza Las Raíces, dove è giunto poco dopo le 9.40. Ad accoglierlo il Direttore della struttura. Hanno poi preso la parola, in apertura dell'incontro, il Vescovo di San Cristóbal de La Laguna, S.E.R. Mons. Eloy Alberto Santiago Santiago, e il Ministro dell'Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Migrazioni, prima delle testimonianze di due migranti ospiti del centro.

Un discorso costruito sul Vangelo del Sacro Cuore

Nel suo saluto, Leone XIV ha collegato direttamente la liturgia del giorno al tema dell'accoglienza. «Oggi nella Chiesa celebriamo la solennità del Sacro Cuore di Gesù, che per i cristiani rappresenta l'amore misericordioso e infinito di Dio per ogni essere umano», ha esordito il Papa, definendo «provvidenziale» l'incontro: «al di là del nostro luogo di provenienza, l'amore di Dio non conosce confini, non fa distinzioni, si dona a tutti e ci raccoglie nell'unità».

Guardando ai volti dei presenti, il Pontefice ha richiamato l'immagine del Cuore di Cristo «ferito e trafitto per amore», ma anche «consolato da persone compassionevoli». Per illustrare l'universalità della carità, Leone XIV ha scelto la parabola del buon Samaritano, «il gesto di servizio di un uomo di un altro popolo e di un'altra religione che ebbe compassione di una persona ferita e maltrattata».

I due santi canari, «migranti verso l'ignoto»

Particolarmente significativo il passaggio in cui il Santo Padre ha richiamato due figure profondamente legate a queste isole: «il santo Fratel Pietro e san Giuseppe de Anchieta partirono da queste isole Canarie per annunciare il Vangelo in America, aprendo nuovi orizzonti missionari. Anche loro furono migranti che si diressero verso l'ignoto, portando come principali beni la fede, la speranza e la carità».

Il riferimento ha un significato profondo. San Pedro de San José Betancur - il «Santo Hermano Pedro», nato a Vilaflor di Tenerife e morto in Guatemala, primo santo originario delle Canarie, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002 - e san José de Anchieta - nato a San Cristóbal de La Laguna, gesuita, «Apostolo del Brasile», canonizzato da Francesco nel 2014 - sono gli emblemi di una terra che ha conosciuto la migrazione come esperienza fondativa. Leone XIV ne ha fatto la chiave di lettura dell'intero incontro: «In quelle terre sconosciute, i santi migranti e missionari seppero dare ciò che avevano e allo stesso tempo accogliere ciò di nuovo che veniva offerto loro».

Così ha invitato tutti ad «offrire il tesoro di umanità, di sogni e di cultura» portato con sé, restando «aperti a ricevere ciò che viene dato». Le migrazioni, ha ricordato il Pontefice citando la propria enciclica Magnifica humanitas, «possono diventare un'occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli». E ha aggiunto: «Tutti - in qualche modo - siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste».

«Le Radici» e l'eredità di Francesco

Non è sfuggito al Papa il nome stesso della struttura. «Mi ha colpito il nome del vostro Centro di accoglienza, che si chiama "Le Radici"», ha detto, ricordando come l'immagine delle radici fosse cara al suo predecessore - «che desiderava tanto poter essere con voi» - per indicare «la necessità di non dimenticare le origini, di rimanere uniti e di confidare nel Signore». Citando Geremia 17,8 e la Christus vivit, Leone XIV ha augurato ai presenti di restare «saldamente radicati nel Signore», «affinché nessuna tempesta possa allontanarvi dalla sua presenza».

Al termine del discorso il Pontefice ha visitato una delle tende del centro, salutando alcuni migranti, per poi trasferirsi in auto a Plaza de Cristo, dove era atteso dall'incontro con le realtà impegnate nell'integrazione dei migranti sul territorio.

p.G.V.
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