A Bracciano, dal 1° al 3 maggio 2026, il 54° Consiglio Generale dell'AGESCI - intitolato "Vie di fraternità" - ha approvato il documento «Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo: le coordinate del cammino associativo». È la prima volta, nei cinquantadue anni di vita dell'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, che un testo dedicato esplicitamente a questi temi entra fra le delibere ufficiali del massimo organo deliberativo dell'AGESCI.
«Siamo consapevoli che questo testo, scritto da educatori appassionati e non da specialisti, non può avere la pretesa di raccogliere tutto quello che concerne tematiche così importanti e delicate. Rappresenta però una tappa importante di un cammino che chiederà ulteriori passi compiuti insieme alla Chiesa» hanno dichiarato Capo Guida, Capo Scout e Assistente generale.
Non un punto di arrivo, dunque, ma un approdo che ha alle spalle quasi un quarto di secolo di tensioni, casi pubblici, seminari, mozioni e - soprattutto - un lungo percorso di ascolto. Vale la pena ripercorrerlo.
2002 - Il caso Bucaioni: la prima frattura pubblica
Nella Chiesa cattolica si vive un'ipocrisia di fondo che genera sofferenze, tensioni e - non di rado - derive ben più gravi. Quello dell'orientamento sessuale resta in molte parrocchie, seminari e comunità (laicali e religiose) un tabù di fatto: se ne parla sottovoce, mai apertamente. Eppure, come in qualunque altro ambiente, anche nella Chiesa moltissime persone con orientamento omosessuale svolgono con dedizione e competenza il proprio servizio. La differenza è che sono di fatto obbligate al silenzio su una parte di sé.
C'è un paradosso. L'orientamento sessuale è una questione strettamente privata, che dovrebbe riguardare solo la persona interessata e chi sceglie liberamente di condividerne la vita. Nella Chiesa, però, troppo spesso si è ritenuto legittimo metterci il naso: indagare, sospettare, dedurre. E quando questa curiosità invadente incontra ambienti chiusi, scatta un meccanismo perverso. Come Silere non possum ha documentato in più occasioni, l'orientamento sessuale è diventato - e continua a essere - materia di diffamazione, di pressione e di vero e proprio ricatto. Anche in AGESCI queste tensioni sono emerse, e in fondo non poteva essere altrimenti. Se l'intera proposta educativa scout chiede ai ragazzi e ai capi di costruire relazioni autentiche, amicizie vere, comunità capaci di accogliere, è inevitabile - e per fortuna è così - che la persona arrivi prima o poi a mostrarsi per quello che è. È esattamente ciò che lo scoutismo si propone di favorire. Sarebbe contraddittorio chiedere ai giovani autenticità nelle relazioni e poi consegnarli a comunità pronte a giudicarli per il loro orientamento sessuale, per le loro convinzioni politiche o per qualunque altro tratto della loro identità.
La prima volta che l'AGESCI si trova obbligata a prendere posizione in merito a questa tematica risale al 2022. Stefano Bucaioni, capo scout di Perugia, fa coming out con il proprio gruppo. La comunità capi non solleva problemi, ma quando la questione arriva ai responsabili regionali la risposta è netta: «la responsabilità di educatore non è compatibile con l'omosessualità». Una serie di provvedimenti porta Bucaioni di fatto fuori dall'Associazione. Il caso finisce sui giornali - non solo locali - ma non produce alcun cambiamento strutturale. Resta come ferita indelebile, e come questione non risolta.

2011 - «Nodi da sciogliere»: il seminario che non scioglie nulla
Il 12 novembre 2011, a Roma, il Consiglio Nazionale AGESCI organizzò il primo seminario di studio sistematico sul tema: "Omosessualità: nodi da sciogliere nelle Comunità Capi". Fu un tentativo importante, ma i tre relatori sostennero tesi e teorie insostenibili e scientificamente smentite. Le reazioni furono accese. L'AGESCI precisò che si trattava di posizioni dei singoli relatori e non dell'Associazione. Negli atti del seminario, pubblicati nell'aprile 2012 sul sito AGESCI, si affermava comunque che «un/una capo che ha un orientamento omosessuale, purché viva questa sua condizione in modo casto, secondo gli orientamenti indicati dal magistero, può certamente fare il quadro e il formatore». Era un'apertura parziale, ma soprattutto la prima volta che l'Associazione metteva nero su bianco una posizione meno escludente rispetto a quella che aveva colpito Bucaioni nove anni prima.
2014 - La Carta del Coraggio: la voce dei rover e delle scolte
L'agosto 2014 cambia il quadro. Alla Route Nazionale di San Rossore (Pisa) si ritrovarono circa 30.000 rover e scolte, ragazzi e ragazze tra i 16 e i 21 anni. Il 9 agosto, dopo giorni di lavoro nei "gemellaggi" tra clan, il Consiglio Nazionale R/S - composto da 454 alfieri eletti come rappresentanti - approvò all'unanimità la Carta del Coraggio. Il capitolo dedicato all'Amore conteneva parole che, all'epoca, suonarono dirompenti: «Chiediamo all'AGESCI di allargare i propri orizzonti affinché tutte le persone - indipendentemente dall'orientamento sessuale - possano vivere l'esperienza scout e il ruolo educativo con serenità senza sentirsi emarginati. […] Chiediamo che l'AGESCI non consideri esperienze di divorzio, convivenza o omosessualità invalidanti la partecipazione alla vita associativa e al ruolo educativo, fintanto che l'educatore mantenga i valori dell'integrità morale».
E ancora, rivolto a Chiesa e Stato: «Chiediamo alla Chiesa di mettersi in discussione e di rivalutare i temi dell'omosessualità, convivenza e divorzio […]. Che lo Stato porti avanti politiche di non discriminazione e accoglienza nei confronti di persone di qualunque orientamento sessuale, perché tutti abbiamo lo stesso diritto ad amare ed essere amati e che questo amore sia riconosciuto giuridicamente». La Carta venne poi consegnata al Capo Guida, al Capo Scout e ai Presidenti del Comitato nazionale, e ratificata nei mesi successivi dai vertici dell'Associazione. La parte del mondo tradizionalista reagì con durezza; alcuni capi presero pubblicamente le distanze; altri sottolinearono che la Carta non era un nuovo Patto Associativo, ma una "traccia" lasciata dai ragazzi all'Associazione.
2016 - La «lettera dei 130» e il rifiuto del Family Day
Nel gennaio 2016, davanti alla mobilitazione cattolica del Family Day, l'AGESCI sceglie di non aderire. Centotrenta capi pubblicano allora una lettera aperta in cui esprimono apprezzamento per la decisione, ma chiedono di più: «Si deve iniziare un cammino ed un confronto con lo scopo ultimo di prendere una decisione di coraggio su tale argomento. Interroghiamoci su cosa sia una famiglia, incontriamo le famiglie arcobaleno, confrontiamoci con associazioni quali Nuova Proposta che raggruppano i cattolici omosessuali».
2017 - Il caso Staranzano: i capi difendono il loro educatore
Nel giugno 2017 un nuovo caso pubblico scuote l'Associazione. Marco Di Just, capo scout a Staranzano (Gorizia), si unisce civilmente con il proprio compagno. Il parroco locale pretende le sue dimissioni e l'uscita dallo scoutismo. La Comunità Capi non accetta, ricordando al sacerdote che non ha alcuna autorità in merito - peraltro non era nemmeno l'assistente ecclesiastico del gruppo. La vicenda si trascina per un anno, fino al vescovo, che invita il parroco a smorzare i toni. Don Francesco Fragiacomo finisce per dimettersi.

2022 - La Mozione 55: parte ufficialmente l'ascolto
Il 5 giugno 2022, durante il 48° Consiglio Generale dell'AGESCI riunito a Sacrofano (Roma) dal 2 al 5 giugno, si compie il passaggio decisivo. Su proposta di Capo Guida e Capo Scout (Daniela Ferrara e Fabrizio Coccetti), viene approvata - «da tutti i presenti e con un solo astenuto» - la Mozione 55/2022 «Identità di genere e orientamento sessuale: definizione percorsi». Il testo si apre con il versetto degli Atti degli Apostoli: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto» (At 10,34-35). Cita la Gaudium et Spes, la lettera del 1986 sulla cura pastorale delle persone omosessuali, l'Amoris Laetitia (2016) e la Christus Vivit (2019). E afferma: «Ci riconosciamo come membra vive della Chiesa. Desideriamo accogliere l'invito e le raccomandazioni del magistero e partecipare al cammino della Chiesa». La mozione dà mandato a Capo Guida e Capo Scout di nominare una Commissione apposita, composta da capi, assistenti ecclesiastici e Consiglieri generali con esperienza educativa e pastorale anche con persone LGBT+, e di avviare spazi di ascolto. Tra gli esperti esterni viene chiamato padre Pino Piva, gesuita, da anni impegnato nell'accompagnamento pastorale di persone LGBT+.
Padre Roberto Del Riccio, allora Assistente ecclesiastico generale, commenta così l'approvazione: «Questa esigenza ci interpella come educatori. Sarà per l'AGESCI un lavoro provvidenziale nel senso forte del termine. […] Potevamo farlo lo scorso anno o l'anno prossimo, ed invece accade oggi, nel primo anno del Sinodo, in perfetta sintonia con la Chiesa».
2023 - L'ascolto si allarga: capi, famiglie, rover e scolte
La Commissione si mette al lavoro. A marzo 2023 viene inviata a tutti i capi una mail con una lettera, il testo della mozione e un form per raccogliere - in forma anonima - testimonianze di capi LGBT+, di loro compagni di comunità capi, di famiglie. Nei mesi successivi arriveranno «moltissime testimonianze», come riferirà Edoardo Tartaglione (membro della Commissione): «Racconti di gioia e inclusione, molti purtroppo di sofferenza e esclusione, tanti di silenzio e abbandono. Ci sono state molte Comunità capi capaci di valorizzare la diversità al loro interno, e ci sono purtroppo ancora molte Comunità capi che ragionano sulla base di giudizi, pregiudizi e logiche di esclusione».
Nell'agosto 2023 la consultazione si estende ai rover e alle scolte maggiorenni (18-21 anni), con un form pensato per loro. Il Consiglio Generale 2023 condivide il percorso e approva due deliberazioni importanti. Con la Mozione 60/2023, l'Associazione «assume e fa proprio il pronunciamento del Papa in Amoris Laetitia 250»: «Ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza». Riconoscendovi «uno stile e un valore imprescindibile per la nostra azione educativa», il CG dà mandato al Comitato nazionale di promuovere a tutti i livelli atteggiamenti di ascolto e di educazione alla non discriminazione e alla non violenza.
Il 30 settembre 2023, alla base nazionale di Bracciano, si tiene un seminario di formazione per gli Incaricati regionali dal titolo «Tu sei prezioso ai miei occhi» (Is 43,4). Intervengono lo psicologo Stefano Ropa, la psicoterapeuta Chiara D'Urbano e padre Pino Piva SI. I tre interventi affrontano gli stereotipi e i pregiudizi, lo stato attuale della scienza (con la chiara condanna delle "terapie riparative", definite «una grave violazione del codice deontologico» dall'Ordine degli Psicologi), e l'evoluzione del magistero ecclesiale dalla Persona Humana (1975) fino agli interventi più recenti di papa Francesco. Gli atti, ad uso interno, vengono distribuiti ai quadri regionali come strumento di formazione.

2024 - La Mozione 46: mappare, condividere, formare
Al Consiglio Generale 2024, di nuovo a Bracciano, si approva la Mozione 46/2024 «Identità di genere e orientamento sessuale: mappatura occasioni formative e approfondimenti culturali». Il testo riprende le parole di Capo Guida e Capo Scout pronunciate in apertura del Consiglio: «La nostra proposta educativa non è neutrale, l'educazione è sempre di parte, noi la caratterizzeremo con le parole di Papa Francesco: tutti dentro, in nome della prossimità, dell'accoglienza e dell'inclusività».
La mozione dà mandato al Comitato nazionale di mappare le occasioni formative e gli approfondimenti culturali proposti nei vari territori, per valorizzarli e diffonderli, in vista del Consiglio Generale 2025.
Contraddizioni interne
Nello stesso periodo, però, il Comitato Regionale degli Scout dell'Emilia Romagna sceglie di invitare a parlare padre Amedeo Cencini a intervenire in alcuni momenti formativi rivolti ai capi. La scelta non è priva di tensioni interne. Cencini - sacerdote canossiano e psicologo, a lungo formatore di seminaristi e religiosi - è una delle figure più controverse del dibattito ecclesiale italiano su sessualità e omosessualità. Le sue posizioni, espresse in numerosi libri e conferenze (ancora online, peraltro), sono state ripetutamente criticate dalla comunità scientifica per la vicinanza all'impostazione delle cosiddette "terapie riparative", anche nella loro variante più recente che distingue tra omosessualità "strutturale" e "non strutturale" - una distinzione priva di fondamento nella letteratura scientifica internazionale.
Sull'inefficacia e sui danni di questi approcci esiste oggi un consenso ampio: l'American Psychological Association ne ha documentato gli effetti negativi (aumento di ansia, depressione, ideazione suicidaria) nelle sue Linee Guida del febbraio 2021, e già nel 2008 il presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi italiano aveva chiarito che «lo psicologo non può prestarsi ad alcuna terapia riparativa dell'orientamento sessuale di una persona» e che «ogni tentativo di curare gli omosessuali rappresenta una grave violazione del codice deontologico».
Nel 2022 alcune dichiarazioni pubbliche di Cencini sono state oggetto di un esposto all'Ordine degli Psicologi del Veneto, che ha però archiviato il caso ritenendo che «non si sono ravvisate ipotesi di violazione del Codice Deontologico»: una decisione che ha sollevato perplessità nella maggior parte della comunità professionale e ha mostrato chiaramente l’intento di coprire questo sacerdote da parte dell’Ordine.
C'è qui una contraddizione difficile da non rilevare: nello stesso percorso in cui la Commissione 55 ascolta storie di sofferenza, in cui il documento di Bracciano del 2023 condanna senza ambiguità le terapie riparative, in cui Chiara D'Urbano e Stefano Ropa portano nelle aule scout l'antropologia di Amoris Laetitia e le linee guida dell'APA, viene chiamato a parlare ai capi anche chi ha costruito la propria autorevolezza pubblica su un impianto teorico opposto. È uno di quei "nodi non sciolti" che continuano a percorrere l'AGESCI dall'interno.
In alcuni interventi rivolti agli Scout, padre Piva ha presentato un articolo (uno, su decine di libri e centinaia di conferenze!) di Amedeo Cencini - pubblicato soltanto dopo l’esposto a suo carico - come il segno di un presunto cambio di mentalità. Anche Papa Francesco viene descritto da Piva come una figura aperta e accogliente. La realtà, tuttavia, è diversa. Come è noto, Silere non possum ha portato alla luce l’ipocrisia di Cencini, il cui operato ha arrecato un grave pregiudizio a numerosi sacerdoti e religiose. Allo stesso modo, ha documentato anche l’ipocrisia di Papa Francesco: da un lato il linguaggio pubblico dell’apertura, dall’altro l’uso di espressioni gravemente omofobe e, soprattutto, le parole pronunciate in privato su sacerdoti e seminaristi omosessuali.
In realtà, né Cencini né Papa Francesco hanno mai mostrato una comprensione dell’omosessualità per ciò che è: un normale orientamento sessuale, al pari degli altri.
Cencini, persino dopo essere stato protetto dall’Ordine, ha dichiarato di aver semplicemente ribadito «la posizione della Chiesa». Una formula già di per sé significativa: da psicologo, pretende di richiamarsi alla dottrina ecclesiale come criterio di lettura della persona e della sua affettività.

2025 - «Custodi di sogni»: il mandato per il documento finale
Al 52° Consiglio Generale (1-4 maggio 2025, Bracciano), intitolato "Custodi di sogni", il percorso prende la sua forma definitiva. Il CG dà mandato al Comitato nazionale di promuovere percorsi di approfondimento sull'educare all'affettività e all'amore, di rileggere il Regolamento metodologico alla luce delle riflessioni svolte, e di valutare l'inserimento di moduli formativi sul tema nei campi di formazione capi. Ma soprattutto, il Consiglio dà mandato a Capo Guida e Capo Scout di avviare i lavori di una Commissione che, entro il 2026, rediga un documento «che si fondi sulla considerazione che l'accoglienza è veramente tale quando si apre al riconoscimento pieno del valore del vissuto dell'altro». È la rotta tracciata per l'anno successivo.
2026 - Le coordinate del cammino
E così si arriva a Bracciano, al 54° Consiglio Generale del maggio 2026. Il documento «Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo: le coordinate del cammino associativo» viene approvato in un contesto, come notato dal Comitato nazionale, «segnato da forti polarizzazioni» sociali sui temi affrontati.
Tre elementi meritano di essere sottolineati.
Primo: il titolo. L'aggiunta dell'aggettivo «affettivo» accanto a «sessuale» non è un dettaglio cosmetico. È in linea con la riflessione teologica più recente che insiste sull'integrazione della dimensione affettiva nella crescita della persona, contro una lettura puramente "atto-centrica" della sessualità.
Secondo: il metodo. Il documento è dichiarato esplicitamente come «scritto da educatori appassionati e non da specialisti». Non è un trattato di teologia morale, né un manuale tecnico. È uno strumento educativo, pensato per le Comunità Capi.
Terzo: il mandato di diffusione. Il Consiglio impegna formalmente il Comitato nazionale a «curare la diffusione e la conoscenza del documento in tutti i livelli associativi, anche attraverso gli Incaricati alle Branche e alla Formazione capi, affinché possa diventare patrimonio di tutte le Comunità Capi e, con esse, dell'Associazione tutta». Non è dunque un documento "da archivio": è un testo destinato a entrare nella formazione ordinaria.
p.M.R. e F.V.
Silere non possum