Città Del Vaticano - Nella festa della Santissima Trinità, Papa Leone XIV si è affacciato alla finestra del Palazzo Apostolico per recitare la preghiera dell'Angelus insieme ai fedeli radunati in Piazza San Pietro. Al centro della sua riflessione, il passo del Vangelo di Giovanni in cui Gesù incontra Nicodemo di notte e gli rivela il cuore del mistero cristiano: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».
Il Papa ha sottolineato come, con la solennità di Pentecoste celebrata la settimana scorsa, si sia concluso il Tempo pasquale, e come la festa odierna offra l'opportunità di «ripensare il cammino percorso, a partire dal suo centro: la vita di Dio che si è donata a noi in Gesù Cristo». Lo Spirito Santo, ha spiegato Leone XIV, «lega il Padre e il Figlio» ed è stato «riversato nei nostri cuori», dando forma nel mondo alla Chiesa come «sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui cielo e terra già si toccano».
La figura di Nicodemo
Commentando la liturgia del giorno, il Pontefice si è soffermato sulla figura di Nicodemo, membro del Sinedrio che si recò da Gesù «di notte, per non essere visto», mosso da una «profonda attrazione» per il Maestro. «Ospitandolo, il Signore diede importanza alla sua ricerca», ha osservato Leone XIV, ricordando come Cristo abbia illuminato quella notte con la rivelazione dell'amore trinitario. Lo stesso Nicodemo, ha aggiunto il Papa, quando nel Sinedrio udì parole di disprezzo verso Gesù, «invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo»: aveva già ricevuto «lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità».
«Nel Mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, siamo a casa, come Nicodemo si sentì a casa presso Gesù», ha affermato il Pontefice. «La Trinità ci fa amare tutto e tutti: scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l'incontro». E, per contrasto, ha avvertito, «le divisioni, le polarizzazioni, il disprezzo delle diversità portano nel mondo distruzione, tristezza e aridità».
Citando san Paolo ai Corinzi, Leone XIV ha concluso la sua meditazione con un invito alla gioia: «Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi».
Invocazione per la pace
Dopo la preghiera mariana, il Papa ha ricordato come nel mese di maggio la Chiesa abbia elevato una «corale invocazione di pace», soprattutto attraverso il Rosario, affidando all'intercessione della Vergine Maria «i popoli martoriati dalla guerra». Ha quindi auspicato che «la divina Sapienza illumini la coscienza di chi ha autorità e orienti le decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura».
Leone XIV ha poi espresso vicinanza ai malati in occasione della 25ª Giornata del sollievo, celebrata oggi in Italia, ringraziando «tutti coloro che diffondono la cultura della prossimità e della cura».
d.M.S.
Silere non possum