Saint-Maurice - Nella solennità di San Giuseppe, il 19 marzo scorso, l’abbazia territoriale di Saint-Maurice ha vissuto uno dei passaggi più rilevanti della sua storia recente: la benedizione abbaziale del canonico Alexandre Ineichen, 96º abate della comunità.
La celebrazione, presieduta dal nunzio apostolico in Svizzera, S.E.R. Mons. Martin Krebs, si è svolta in una basilica gremita, segno di una partecipazione ampia e attenta non solo da parte della comunità ecclesiale locale, ma anche delle istituzioni civili e religiose del Paese. Accanto al nunzio hanno concelebrato S.E.R. Mons. Charles Morerod, O.P., vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, e S.E.R. Mons. Jean-Marie Lovey,C.R.B., vescovo di Sion, mentre tra i presenti figuravano rappresentanti della Conferenza episcopale svizzera, del clero e delle autorità cantonali.
L’evento si inserisce in un contesto nel quale l’abbazia di San Maurizio d’Agauno è stata coinvolta, negli ultimi anni, in accuse rivolte all’ex abate, successivamente risultate prive di fondamento, all’interno di un clima più ampio segnato dal moltiplicarsi di contestazioni nei confronti del clero.
Il nuovo abate abbraccia l'abate emerito - © Bernard HalletLa benedizione abbaziale
La celebrazione è stata concepita anche come un momento di ricomposizione e comunione attorno ai canonici, chiamati ora ad aprire una nuova fase. Nel corso dell’omelia, il nunzio Krebs ha offerto una chiave di lettura dell’evento, richiamando il carattere dinamico della vita cristiana: «Il libro delle nostre vite si scrive giorno per giorno, nella fiducia in Dio». L’elezione e la benedizione del nuovo abate sono state presentate come una tappa nel cammino ecclesiale, non solo per Saint-Maurice ma per l’intera Chiesa in Svizzera.
Il rito ha seguito una struttura liturgica propria, densa di simboli, che per alcuni aspetti richiama quella della consacrazione episcopale, pur senza comportare l’ordinazione del candidato. Il primo momento è stato quello della chiamata: il priore ha attestato davanti al nunzio la regolarità dell’elezione di Ineichen da parte della comunità, avvenuta secondo le costituzioni dei Canonici regolari della Congregazione svizzera di San Maurizio d’Agauno. È seguita quindi la lettura del “mandato del Papa” con cui Leone XIV ha confermato l’elezione, autorizzando il nuovo abate ad assumere il proprio ufficio quale ordinario di un’abbazia territoriale, realtà canonica equiparata a una diocesi. La benedizione abbaziale segna il momento in cui egli riceve ufficialmente l’autorità spirituale per la guida della comunità. Ineichen è stato poi invitato dal Nunzio ad assumere una serie di impegni che delineano il profilo del suo ministero: fedeltà alla Regola di sant’Agostino, responsabilità nella guida dei confratelli, attenzione al popolo di Dio, cura dei beni del monastero, comunione con la Chiesa e con il Papa, ricerca delle “pecore smarrite”.
Il nuovo abate si è quindi prostrato davanti all’altare, mentre l’assemblea ha intonato le litanie dei santi, invocando san Maurizio, i martiri di Agauno e i santi della tradizione cristiana. La successiva preghiera di benedizione ha richiamato un modello di governo segnato dal servizio, dal discernimento e dalla carità fraterna.
© Bernard HalletLe insegne e il significato del ministero
Nel momento centrale del rito, il nuovo abate ha ricevuto le insegne del suo ufficio. La consegna della Regola di sant’Agostino richiama il riferimento normativo e spirituale per la vita comunitaria. L’anello, portato alla mano destra, esprime il legame di fedeltà; la mitra e il pastorale indicano la responsabilità di governo. In quanto abate territoriale, Ineichen esercita una forma di giurisdizione che lo associa, per alcuni aspetti, al ministero episcopale, come dimostra anche la sua partecipazione alla Conferenza dei vescovi svizzeri. La liturgia si è conclusa con il canto del Te Deum. Il nuovo abate ha scelto come motto episcopale l’espressione paolina «Insta opportune importune», tratta dalla Seconda Lettera a Timoteo, che richiama la prontezza nell’annuncio e nella testimonianza.
Un momento particolarmente significativo è stato anche l’omaggio reso all’abate emerito Jean Scarcella, colpito in questi anni da una vergognosa campagna diffamatoria, mentre il coro ha eseguito un Sanctus da lui composto. Al termine della consegna delle Costituzioni, Ineichen lo ha abbracciato e ringraziato.
© Bernard HalletUn nuovo capitolo per l’abbazia
La benedizione abbaziale ha segnato la conclusione del processo di nomina, avviato con l’elezione da parte dei 24 canonici e confermato dal Papa il 31 ottobre scorso. Ineichen, 58 anni, originario di Berna, ha alle spalle una lunga esperienza nella comunità: entrato nel 1988, sacerdote dal 1994, è stato docente e per diciannove anni rettore del Lycée-Collège di Saint-Maurice.
Il nuovo abate ha indicato come priorità un cammino orientato alla fiducia, all’unità e all’autenticità. La giornata si è conclusa in un clima più disteso, con un momento conviviale nel cortile del collegio, dove canonici, vescovi, sacerdoti e fedeli si sono ritrovati per un aperitivo e un pranzo comunitario.
p.L.V.
Silere non possum