Città del Vaticano - A distanza di sei anni dal rinvio deciso a poche settimane dalla celebrazione prevista, la Santa Sede ha dato il via libera definitivo: l’arcivescovo Fulton J. Sheen sarà beatificato il 24 settembre 2026 a St. Louis, nel Missouri. La cerimonia sarà presieduta dal cardinale Luis Antonio Tagle, prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione.

L’annuncio è stato comunicato dal vescovo di Peoria, Louis Tylka, che il 9 febbraio ha dichiarato: «La Santa Sede mi ha informato che la causa del venerabile servo di Dio, l’arcivescovo Fulton J. Sheen, può proseguire verso la beatificazione». La diocesi dell’Illinois, dove Sheen crebbe e fu poi sepolto, ha lavorato con il Dicastero delle Cause dei Santi per definire i dettagli della celebrazione. La decisione segna la conclusione di un percorso lungo e complesso, iniziato ufficialmente nel 2002 e attraversato da fasi di avanzamento, sospensioni e verifiche.

Una figura centrale del cattolicesimo del Novecento

Nato nel 1895 a El Paso, nell’Illinois, Fulton Sheen - battezzato Peter John Sheen - fu ordinato sacerdote nel 1919 per la diocesi di Peoria. Si distinse rapidamente per la sua formazione accademica e per la capacità di unire rigore teologico e comunicazione efficace.

Dopo gli studi negli Stati Uniti e in Europa, insegnò filosofia e teologia, prima di essere nominato vescovo ausiliare di New York nel 1951 e successivamente vescovo di Rochester nel 1966. Nel 1969, lasciato l’incarico, ricevette il titolo di arcivescovo. La sua figura, tuttavia, non si esaurisce nel ministero episcopale. Sheen è ricordato soprattutto per la sua straordinaria attività di evangelizzazione attraverso i media.

Il volto televisivo dell’evangelizzazione

Prima ancora della televisione, Sheen raggiunse un vasto pubblico con il programma radiofonico The Catholic Hour(1930–1950). Il passaggio al mezzo televisivo segnò una svolta: con Life Is Worth Living (1952–1957) e, successivamente, con The Fulton Sheen Program (1961–1968), divenne uno dei volti più noti della comunicazione religiosa del suo tempo. Il suo stile diretto, capace di parlare a credenti e non credenti, gli valse anche un Emmy Award e una notorietà che superava i confini degli Stati Uniti. Non a caso, già nel 1958 si sottolineava come fosse conosciuto “ben oltre” il suo Paese per l’attività di scrittore e per i programmi televisivi.

Parallelamente, Sheen fu direttore della Pontificia Opera Missionaria negli Stati Uniti dal 1950 al 1966, contribuendo in modo significativo al sostegno delle missioni e ideando il Rosario missionario a cinque colori, simbolo dei continenti.

Una spiritualità radicata e comunicativa

Nel delineare la figura dell’arcivescovo, il vescovo Tylka ha sottolineato come Sheen sia stato «una delle più grandi voci dell’evangelizzazione nella Chiesa e nel mondo del XX secolo», evidenziando la radice della sua azione pastorale: la devozione all’Eucaristia e alla Vergine Maria. La sua capacità di comunicare il Vangelo in forme nuove, senza perdere profondità teologica, ha segnato intere generazioni. Innumerevoli persone, si legge nella dichiarazione, sono state condotte a un incontro con Cristo proprio attraverso il suo ministero.

Un cammino lungo e complesso verso la canonizzazione

Il percorso verso la beatificazione ha conosciuto diverse tappe, alcune decisive, altre controverse. La causa di canonizzazione fu aperta il 14 settembre 2002, quando Sheen ricevette il titolo di Servo di Dio. Nel 2012 papa Benedetto XVI riconobbe le sue virtù eroiche, attribuendogli il titolo di Venerabile. Nel 2014 arrivò l’approvazione del miracolo da parte degli esperti medici e teologi, ma nello stesso anno la causa fu sospesa a causa di un contenzioso tra le diocesi di Peoria e New York sul luogo di sepoltura. La vicenda si risolse nel 2019, quando un tribunale di New York stabilì il trasferimento delle spoglie a Peoria. Nello stesso anno papa Francesco approvò formalmente il miracolo, aprendo la strada alla beatificazione.

Sembrava tutto pronto per la celebrazione del 21 dicembre 2019, ma il 3 dicembre la Santa Sede decise un rinvio a tempo indeterminato per ulteriori verifiche relative al periodo in cui Sheen fu vescovo di Rochester. Solo oggi è arrivato il via libera definitivo: il 9 febbraio l’assenso a procedere, il 25 marzo la conferma ufficiale di data e luogo.

Una beatificazione dal forte valore simbolico

La beatificazione si colloca in un momento dal forte valore simbolico: nel 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti e durante il pontificato di Leone XIV, il primo Papa statunitense. In questo quadro, la figura di Sheen riemerge con particolare attualità dentro una Chiesa chiamata a misurarsi con sfide culturali e comunicative sempre più complesse. La beatificazione avviene, inoltre, durante un pontificato che sin dall’inizio ha insistito sulla responsabilità delle parole, sulla necessità di un’informazione seria e sul dovere di cercare la verità.

La sua eredità appare oggi legata a una domanda essenziale: come annunciare il Vangelo in un mondo attraversato dai media, senza ridurlo a linguaggio superficiale e senza rinunciare alla sua forza?

Riscoprire oggi la figura di Fulton Sheen aiuta a capire che i mezzi della comunicazione non svuotano il contenuto del messaggio: tutto dipende dalla serietà con cui li si abita e dalla fedeltà alla verità che si intende trasmettere. Per questo la sua testimonianza continua a interrogare non solo i fedeli e i chierici, ma anche il mondo del giornalismo, chiamato ogni giorno a misurarsi con il peso delle parole, con la responsabilità del racconto e con il dovere di non tradire la realtà.

fr. L.C.
Silere non possum

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