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Cos’è il Bhutan, il regno che ha rapporti diplomatici con appena 62 Paesi
Attualità07 settembre 2026

Cos’è il Bhutan, il regno che ha rapporti diplomatici con appena 62 Paesi

È stretto tra India e Cina, ha meno di 800 mila abitanti ed è membro delle Nazioni Unite dal 1971. Eppure non ha relazioni diplomatiche formali con l’Italia, gli Stati Uniti, la Cina, il Regno Unito, la Francia o la Russia. La sua politica estera racconta molto di un Paese che per secoli ha tenuto il resto del mondo a distanza.

Il Bhutan è uno Stato di 38.394 chilometri quadrati incastrato nell’Himalaya tra due dei paesi più popolosi del pianeta: la Cina a nord e l’India a est, sud e ovest. Non ha accesso al mare. Secondo il National Statistics Bureau bhutanese, nel 2025 aveva una popolazione stimata di 784.043 abitanti, meno di quella di Torino e poco più di quella dell’intera provincia di Palermo. La lingua nazionale è lo dzongkha e la moneta è il ngultrum. La capitale è Thimphu.

Il suo nome ufficiale è Regno del Bhutan. Oggi è una monarchia costituzionale democratica: sul trono c’è Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, quinto re della dinastia Wangchuck, mentre il governo è guidato da Tshering Tobgay, primo ministro per il mandato 2024-2028. Il Parlamento è bicamerale e comprende una National Assembly di 47 membri eletti e un National Council di 25 membri; anche il re, il Druk Gyalpo, fa formalmente parte del Parlamento.

Il Bhutan ha rapporti diplomatici con 62 Stati

Il 3 agosto 2026 il Bhutan ha stabilito relazioni diplomatiche con la Giordania. Il comunicato diffuso il giorno seguente dal ministero degli Esteri di Thimphu contiene un dato piuttosto insolito: con l'ingresso della Giordania, il Regno mantiene relazioni diplomatiche con 62 paesi e con l'Unione europea.

Le Nazioni Unite hanno 193 Stati membri. Il Bhutan ne è membro dal 21 settembre 1971, quando diventò il 128º paese ammesso all'organizzazione. Più di mezzo secolo dopo, dunque, la sua rete di relazioni diplomatiche bilaterali comprende ancora meno di un terzo degli Stati dell'ONU.

L'elenco aggiornato pubblicato dal ministero degli Esteri comprende India, Bangladesh, Kuwait, Nepal, Maldive, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Svizzera, Norvegia, Giappone, Finlandia, Sri Lanka, Corea del Sud, Pakistan, Austria, Thailandia, Bahrein, Australia, Singapore, Canada, Belgio, Brasile, Afghanistan, Spagna, Cuba, Figi, Marocco, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Serbia, Indonesia, Mongolia, Vietnam, Myanmar, Argentina, Costa Rica, Andorra, Mauritius, Eswatini, Emirati Arabi Uniti, Slovenia, Slovacchia, Armenia, Turchia, Egitto, Kazakistan, Polonia, Colombia, Tagikistan, Azerbaigian, Oman, Germania, Israele, Arabia Saudita, Lesotho, Filippine, Qatar, Liechtenstein, Monaco, Brunei e Giordania. A questi si aggiunge l'Unione europea, con cui le relazioni diplomatiche risalgono al 1985. L'Italia non c'è.

Roma e Thimphu sono entrambe membri delle Nazioni Unite, ma non hanno stabilito relazioni diplomatiche bilaterali formali. La particolarità è ancora più evidente considerando che il Bhutan intrattiene rapporti diplomatici con l'Unione europea da oltre quarant'anni e con diversi suoi Stati membri, tra cui Germania, Spagna, Belgio, Austria, Polonia, Danimarca, Svezia e Finlandia.

E non ha relazioni diplomatiche neppure con Stati Uniti e Cina

Nell'elenco manca l'Italia, ma mancano soprattutto cinque nomi: Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito. Sono esattamente i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il Dipartimento di Stato americano spiegava già nella sua scheda ufficiale sui rapporti con il Bhutan che il Regno non aveva relazioni diplomatiche con nessuno dei cinque membri permanenti e che Washington e Thimphu, pur non avendo mai stabilito formalmente rapporti diplomatici, mantenevano relazioni informali attraverso le rispettive rappresentanze a New Delhi e alle Nazioni Unite. L'elenco aggiornato dal governo bhutanese nel 2026 mostra che la situazione formale non è cambiata.

L'assenza di relazioni diplomatiche non significa assenza di rapporti.

Il caso della Cina è il più evidente. Cina e Bhutan condividono una frontiera e da anni negoziano sulla sua delimitazione. Tra il 30 marzo e il 1º aprile 2026 delegazioni dei due governi si sono incontrate a Pechino per il quindicesimo Expert Group Meeting sulle questioni di confine. Hanno discusso l'applicazione della cosiddetta Three-Step Road-map e i lavori tecnici per la delimitazione e demarcazione della frontiera. Tre anni prima, nell'ottobre del 2023, si era svolto il venticinquesimo ciclo di colloqui sul confine e i due governi avevano firmato un accordo sulle funzioni del Joint Technical Team incaricato di lavorare alla delimitazione.

Thimphu può quindi negoziare direttamente e regolarmente con Pechino pur senza avere stabilito relazioni diplomatiche formali con la Repubblica Popolare Cinese.

Perché il Bhutan ha così pochi rapporti diplomatici

Per comprenderlo bisogna tornare a come il Bhutan è entrato nella politica internazionale moderna. Lo stesso ministero degli Esteri descrive la politica estera del paese come il risultato dell'uscita da un lungo periodo di «self-imposed isolation», isolamento volontario. L'apertura verso l'esterno è stata graduale e legata prima di tutto alla necessità di affermare la sovranità e l'indipendenza del Regno. Secondo il documento ufficiale sulla politica estera bhutanese, anche l'espansione delle relazioni diplomatiche continua a essere condotta in maniera deliberata, tenendo conto delle risorse disponibili e degli interessi effettivi del paese.

Il Bhutan, quindi, non si comporta come un piccolo Stato che cerca automaticamente una relazione diplomatica con tutti. Ha costruito la propria rete molto lentamente. Il primo paese con cui stabilì relazioni diplomatiche fu l'India, nel gennaio del 1968. Il Bangladesh arrivò nel 1973, il Kuwait e il Nepal nel 1983, le Maldive nel 1984. Gran parte dell'apertura verso l'Europa e l'Asia orientale avvenne dalla metà degli anni Ottanta in poi.

Poi ci furono nuove accelerazioni. Nel solo 2012 furono aperte relazioni con numerosi Stati, tra cui Mongolia, Vietnam, Myanmar, Argentina, Costa Rica, Andorra, Mauritius, Eswatini, Emirati Arabi Uniti, Slovenia, Slovacchia, Armenia, Turchia, Egitto, Kazakistan, Polonia e Colombia. Germania e Israele arrivarono soltanto nel 2020. Negli ultimi due anni la rete si è allargata ancora. L'Arabia Saudita è entrata nel settembre del 2024, il Lesotho nell'ottobre successivo, le Filippine e il Qatar nel 2025. Nel 2026 sono arrivati Liechtenstein il 2 giugno, Monaco l'8 giugno, Brunei il 13 luglio e infine Giordania il 3 agosto.

Il numero 62, insomma, non è il risultato di una chiusura immutabile. Il Bhutan continua ad aprire nuove relazioni, semplicemente lo fa secondo tempi molto diversi da quelli della maggior parte degli Stati.

Il rapporto con l'India

C'è poi una relazione che pesa più delle altre: quella con l'India. Fu New Delhi il primo partner diplomatico del Bhutan nel 1968 e continua a essere il principale interlocutore economico e politico del Regno. Il ministero degli Esteri bhutanese definisce l'India il principale partner commerciale e di sviluppo del paese. La cooperazione riguarda fra le altre cose energia idroelettrica, commercio, infrastrutture, istruzione e sviluppo economico. Inoltre, essendo il Bhutan privo di accesso al mare, le sue importazioni ed esportazioni dirette verso paesi terzi transitano attraverso l'India.

La geografia rende questa relazione inevitabilmente diversa dalle altre. Il Bhutan si trova tra India e Cina, ma i suoi collegamenti economici e logistici con il mondo passano in grandissima parte verso sud.

Questo aiuta anche a capire perché New Delhi ritorni continuamente nella geografia diplomatica bhutanese. Molti ambasciatori stranieri accreditati presso il Bhutan non risiedono a Thimphu: sono ambasciatori con sede nella capitale indiana e accreditamento contemporaneo presso il Regno. Lo stesso sistema viene utilizzato dal Bhutan per diversi paesi.

Il “paese della felicità”

Fuori dall'Asia, però, il Bhutan è probabilmente conosciuto più per la felicità che per la diplomazia. È il paese che ha reso famoso il concetto di Gross National Happiness, la «Felicità interna lorda». L'espressione risale al quarto re Jigme Singye Wangchuck e cominciò a essere utilizzata negli anni Settanta. Nella formulazione adottata dalle istituzioni bhutanesi, la GNH poggia su quattro pilastri: buon governo, sviluppo socioeconomico sostenibile, tutela della cultura e conservazione dell'ambiente.

Questo viene spesso semplificato nella formula secondo cui il Bhutan avrebbe «sostituito il PIL con la felicità» o sarebbe «il paese più felice del mondo». È una descrizione imprecisa. Il Bhutan misura normalmente il proprio prodotto interno lordo, pubblica dati economici, occupazionali e sull'inflazione e prepara piani pluriennali di sviluppo. La Gross National Happiness è una filosofia di governo e un criterio con cui vengono pensate diverse politiche pubbliche, non la certificazione che 784 mila persone siano più felici degli abitanti di tutti gli altri paesi.

Un esempio molto concreto è l'ambiente. La Costituzione impone che almeno il 60 per cento del territorio nazionale rimanga coperto da foreste «for all time», per sempre. Secondo i dati statistici ufficiali del 2025, la copertura forestale era del 69,71 per cento.

Un re e una democrazia

Anche l'ordinamento politico del Bhutan è meno semplice dell'immagine del piccolo regno himalayano governato da un sovrano. La monarchia ereditaria dei Wangchuck nacque nel 1907. Un secolo dopo il paese completò un percorso in direzione opposta a quello seguito da molte altre monarchie: fu il re stesso a promuovere il trasferimento di poteri verso istituzioni democratiche. La Costituzione del 2008 trasformò formalmente il Bhutan in una monarchia costituzionale democratica.

Oggi il governo deriva dalle elezioni parlamentari. La People's Democratic Party dispone di 31 dei 47 seggi della National Assembly e il Bhutan Tendrel Party dei restanti 16. Tshering Tobgay, leader del PDP, è tornato alla guida del governo nel 2024 dopo essere già stato primo ministro dal 2013 al 2018.

Il re conserva tuttavia un ruolo istituzionale e simbolico molto più visibile di quello esercitato dai monarchi di numerosi regni europei. Jigme Khesar Namgyel Wangchuck è sul trono dal 2006 ed è il quinto Druk Gyalpo, espressione traducibile come «Re Drago».

Si può andare in Bhutan dall'Italia?

Sì. Il fatto che Italia e Bhutan non abbiano relazioni diplomatiche formali non impedisce a un cittadino italiano di visitare il paese. Secondo il portale ufficiale del turismo bhutanese, tutti i visitatori, con regole specifiche per India, Bangladesh e Maldive, devono ottenere un visto. Per un cittadino italiano la procedura può essere effettuata online. La tassa di richiesta è attualmente di 40 dollari e viene inoltre applicata la Sustainable Development Fee, che per la maggior parte dei visitatori stranieri è di 100 dollari per ogni notte trascorsa nel paese. Il governo precisa inoltre che non esistono nazionalità escluse a priori dalla possibilità di ottenere un visto.

È un altro esempio della distinzione che serve per capire il Bhutan: non avere relazioni diplomatiche con uno Stato non equivale a chiudere le frontiere ai suoi cittadini.

Si scrive Bhutan o Buthan?

La grafia corretta in italiano è Bhutan, con la h dopo la B. «Buthan» è una grafia errata. Il nome ufficiale è Regno del Bhutan, in inglese Kingdom of Bhutan. Nella lingua nazionale il paese è conosciuto come Druk Yul, espressione legata all'immagine del drago che ricorre anche nella monarchia e nella bandiera nazionale.

Per un paese di meno di 800 mila abitanti, la storia internazionale del Bhutan è sorprendentemente autonoma. È membro dell'ONU, parla con Washington senza avere relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, negozia il proprio confine con Pechino senza avere relazioni diplomatiche con la Cina, ha rapporti formali con l'Unione europea ma non con l'Italia. E nel 2026 continua ancora, uno Stato alla volta, ad allargare una rete diplomatica che ha cominciato a costruire soltanto alla fine degli anni Sessanta.

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