La prima riunione della Conferenza sinodale della Chiesa cattolica in Germania, prevista per il 6 e 7 novembre a Stoccarda, non si terrà. Le camere d'albergo prenotate per delegati e vescovi sono già state cancellate e per il momento non esiste una data alternativa. Ad annunciarlo, venerdì 28 agosto, è stato il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), l'organismo laicale che insieme alla Conferenza episcopale tedesca (DBK) avrebbe dovuto dare vita al nuovo organismo. Il motivo è uno solo: il Vaticano non ha ancora approvato lo statuto che lo istituisce.
Ed è proprio questo a far capire come il Cammino Sinodale tedesco, che Robert Francis Prevost aveva potuto osservare da vicino negli anni trascorsi alla guida del Dicastero per i Vescovi, abbia cominciato a perdere terreno sotto i piedi già dall’8 maggio 2025.
La Conferenza sinodale dovrebbe riunire, con pari diritto di voto, 27 vescovi diocesani, 27 rappresentanti dello ZdK e altri 27 cattolici eletti tra clero e laicato, per un totale di 81 membri incaricati di occuparsi della vita della Chiesa in Germania a livello nazionale. È il punto d'approdo del Cammino sinodale tedesco (Synodaler Weg), il processo di riforma avviato nel 2019 sull'onda dello scandalo degli abusi sessuali nel clero, dopo che nell'autunno del 2018 lo studio indipendente noto come MHG-Studie ne aveva quantificato per la prima volta la portata nella Chiesa tedesca.
Il Cammino si è concluso nel marzo 2023, dopo sei assemblee plenarie spesso tese e circa 150 pagine di deliberazioni su temi come il diaconato femminile, la predicazione dei laici durante la Messa e il celibato sacerdotale. La proposta più ambiziosa riguardava però la governance: la creazione di un organismo permanente, misto di vescovi e laici, che sostituisse la Conferenza congiunta (Gemeinsame Konferenz), attiva dal 1976 e che riunisce due volte l'anno DBK e ZdK, ma senza poteri deliberativi.

Già nel settembre 2022, quando l'idea era ancora una bozza, la Santa Sede fece sapere che né i vescovi tedeschi né i partecipanti al Cammino sinodale avevano l'autorità di istituire un simile organismo, che rischiava di collocarsi di fatto al di sopra della Conferenza episcopale, in contrasto con l'ecclesiologia del Concilio Vaticano II. Nonostante il veto, nel marzo 2023 il Cammino sinodale istituì comunque un organismo provvisorio, il Comitato sinodale (Synodaler Ausschuss), con l'incarico di redigere entro marzo 2026 lo statuto del futuro organismo permanente. Quattro vescovi diocesani, il cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki e i vescovi di Eichstätt, Passau e Ratisbona, rispettivamente Gregor Maria Hanke, Stefan Oster e Rudolf Voderholzer, scelsero di non aderirvi, giudicandolo incompatibile con il percorso sinodale universale avviato da papa Francesco, pur senza rigettare la sinodalità in sé.
Lo statuto, definito tra il 2024 e il 2025, include fin dalle prime righe una clausola pensata apposta per rassicurare Roma: la Conferenza sinodale è tenuta a “rispettare l'ordinamento costituzionale della Chiesa e salvaguardare i diritti dei vescovi diocesani”. Restava comunque aperto il nodo più delicato, quello dei poteri effettivi del nuovo organismo: la bozza iniziale gli attribuiva la facoltà di deliberare e decidere su questioni ecclesiali di rilievo sovradiocesano senza ulteriori precisazioni, formula poi corretta, dopo i rilievi romani, subordinando le decisioni ai “processi decisionali sinodali”, espressione mutuata dal documento finale del Sinodo universale sulla sinodalità, concluso nel 2024. A questo si aggiungeva un secondo nodo, di natura finanziaria: una parte del Comitato sinodale voleva che la nuova commissione finanziaria della Conferenza sinodale assorbisse le competenze del consiglio dell'Associazione delle diocesi tedesche (VDD), l'ente che coordina bilanci e patrimonio delle 27 diocesi del Paese. La proposta trovò resistenze, tra gli altri, nel vescovo di Würzburg Franz Jung e nell'arcivescovo di Paderborn Udo Markus Bentz, e alla fine restò nello statuto solo come indicazione di indirizzo, non vincolante.
Le resistenze non sono venute solo da Roma. Diversi laici e presbiteri hanno sollevato perplessità e hanno denunciato un comportamento escludente da parte dei leader di questo organismo contro chi sollevava dubbi.
Il testo definitivo dello statuto è stato approvato all'unanimità dal Comitato sinodale il 22 novembre 2025 a Fulda. Il 28 novembre l'ha ratificato anche l'assemblea plenaria dello ZdK. Bätzing, allora ancora presidente della DBK, si era detto a gennaio certo che l'approvazione romana sarebbe arrivata in tempo, pur ammettendo che avviare la Conferenza sinodale senza il consenso di Roma sarebbe stata una “provocazione” che la Chiesa tedesca intendeva evitare. L'assemblea plenaria della Conferenza episcopale tedesca ha approvato lo statuto solo il 24 febbraio 2026, durante l'assemblea di primavera a Würzburg, la stessa in cui Wilmer è stato eletto nuovo presidente al posto dello stesso Bätzing. Il 31 marzo successivo Wilmer, vescovo di Hildesheim, ha consegnato personalmente il testo a Roma per la recognitio ad experimentum, l'approvazione provvisoria che ne avrebbe consentito l'avvio in via sperimentale. Da allora, cioè da circa cinque mesi, la Santa Sede non si è più pronunciata.
«È il modo per rallentare questo processo ideologico», spiega a Silere non possum un alto prelato della Curia romana. Con Leone XIV, infatti, è iniziato un lavoro di chiarificazione del concetto stesso di sinodalità, che il Pontefice intende sottrarre alle interpretazioni ideologiche che negli ultimi anni vi sono state sovrapposte. Prevost crede fermamente nella sinodalità, ne riconosce l’utilità e guarda con interesse anche alle prospettive che essa apre nel dialogo ecumenico. Allo stesso tempo, però, ritiene che molti non abbiano ancora compreso fino in fondo che cosa essa significhi. E questo nonostante un Sinodo che aveva proprio tra i suoi obiettivi quello di chiarirne natura, metodo e finalità. In diversi ambienti, la sinodalità è stata infatti interpretata come uno strumento per ridimensionare il ruolo del ministero ordinato o come un processo di progressiva declericalizzazione della Chiesa.
Dopo il voto di novembre, la presidente dello ZdK, Irme Stetter-Karp, aveva rivendicato la sostanza del risultato raggiunto: gli statuti, aveva detto, non avrebbero fatto della Conferenza sinodale una “tigre di carta”, perché vescovi e laici li avevano approvati all'unanimità, decisi a deliberare e decidere insieme come pariteticamente previsto dal testo.
Wilmer aveva iniziato a raffreddare le aspettative già in maggio, durante il Katholikentag di Würzburg: “Personalmente non mi aspetto che riusciremo a riunirci già a novembre”, aveva detto. Interpellato di nuovo dalla rivista diocesana Kirche+Leben pochi giorni prima dell'annuncio ufficiale del rinvio, ha ripetuto di sapere “da coloro che sono responsabili a Roma” che l'iter avrebbe richiesto ancora un po' di tempo, dicendosi comunque fiducioso di poter fare progressi. È stata poi la portavoce dello ZdK, Britta Baas, a rendere pubblica la decisione tramite l'agenzia cattolica tedesca KNA, spiegandone la ragione pratica: per un incontro di queste dimensioni sale e camere d'albergo si prenotano con largo anticipo, e a un certo punto le penali di cancellazione impongono di scegliere, per non “buttare via somme considerevoli di denaro”.
Non è chiaro quando la Conferenza sinodale potrà riunirsi, né se sarà rinviato anche il secondo appuntamento, già fissato per il 16 e 17 aprile 2027 a Würzburg. Rispetto alle sei assemblee plenarie del Cammino sinodale, del resto, gli interlocutori sono in parte cambiati: c'è un nuovo papa, Leone XIV; un nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca, lo stesso Wilmer; e anche un nuovo nunzio apostolico in Germania.
L’interesse di Roma è ora quello di ridimensionare queste pretese e accompagnare il Cammino Sinodale tedesco e i suoi protagonisti verso una rilettura più corretta della sinodalità e del rapporto con la Chiesa universale. Leone XIV guarda con particolare attenzione alle posizioni espresse in questi anni da cardinali e vescovi come Rainer Maria Woelki. I settori più progressisti dell’episcopato tedesco devono quindi prendere atto di un cambiamento significativo: quelle che fino a ieri sembravano voci isolate, spesso lasciate a gridare nel deserto, hanno oggi in Roma un interlocutore autorevole che le ascolta e ne riconosce la saggezza, la prudenza e la mitezza.



