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«Se non sei al tavolo, sei sul menu»: il Canada di Carney rompe con Washington e guarda all’Europa
Attualità24 agosto 2026

«Se non sei al tavolo, sei sul menu»: il Canada di Carney rompe con Washington e guarda all’Europa

Da Davos al vertice di Yerevan, fino alla sospensione dei negoziati commerciali con gli Stati Uniti: in pochi mesi Mark Carney ha costruito una nuova strategia canadese, rafforzando i rapporti con l’Europa e il Nordic Baltic 8 mentre lo scontro con Donald Trump entra nella fase dei dazi e delle contromisure.

Il 20 gennaio, al Forum di Davos, il primo ministro canadese Mark Carney ha aperto il suo intervento citando un testo insolito per un capo di governo occidentale: "Il potere dei senza potere", il saggio che il dissidente cecoslovacco Václav Havel scrisse nel 1978 per spiegare come si reggesse in piedi un regime comunista in cui ormai nessuno credeva più. In quella occasione Carney raccontò la parabola del fruttivendolo che ogni mattina espone in vetrina il cartello "Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!", pur non credendoci, semplicemente per non attirarsi guai. Carney ha usato quella figura per descrivere il modo in cui l'Occidente ha trattato per decenni l'ordine internazionale basato sulle regole: "Sapevamo che quella storia era parzialmente falsa. Sapevamo che i più forti se ne sarebbero esentati quando conveniva". E poco dopo: "Questo patto non funziona più. Siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione."

Nel discorso, senza mai nominare gli Stati Uniti, Carney ha legato quella diagnosi a scelte molto concrete. Ha annunciato che il Canada raddoppierà la spesa per la difesa entro la fine del decennio, ha citato dodici accordi commerciali e di sicurezza firmati negli ultimi sei mesi su quattro continenti, nuove intese con Cina e Qatar, negoziati aperti con India, ASEAN, Thailandia, Filippine e Mercosur. E ha inserito un passaggio che riguarda direttamente il fianco orientale della NATO: il Canada, ha detto, sta lavorando con gli alleati atlantici - "incluso il Nordic Baltic 8" - per rafforzare i fianchi settentrionale e occidentale dell'Alleanza attraverso investimenti descritti come "senza precedenti" in radar over-the-horizon, sottomarini, velivoli e truppe sul terreno, "sul ghiaccio". Il formato Nordic Baltic 8 riunisce Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Estonia, Lettonia e Lituania. La frase più ripresa del discorso, però, è arrivata più avanti, quando Carney ha riassunto la posta in gioco per le "medie potenze" come il Canada: "Se non sei seduto al tavolo, sei sul menu."

Quattro mesi dopo, il 4 maggio, Carney è arrivato a Yerevan per l'ottavo summit della European Political Community, diventando il primo capo di governo di un Paese non europeo ammesso all'iniziativa nata nel 2022 su proposta di Emmanuel Macron. Il comunicato dell'ufficio del primo ministro, diffuso il 28 aprile, elencava la posta economica dell'operazione: l'Unione Europea è il secondo partner commerciale del Canada per beni e servizi, con un interscambio di 178,6 miliardi di dollari canadesi nel 2025, e la seconda fonte di investimenti diretti esteri dopo gli Stati Uniti, con uno stock stimato in 193 miliardi di dollari nel 2024 (a fronte di 297 miliardi investiti dal Canada nell'Unione). A Yerevan Carney ha detto: "Trovo appropriato che il Canada sia il primo paese non europeo ad aderire a questo forum, perché siamo il più europeo dei paesi non europei." Ha parlato di un "triplice allineamento di storia, valori e fiducia" - libertà, stato di diritto, democrazia, pluralismo - definendo poi "opinione personale" la convinzione che l'ordine internazionale "sarà ricostruito, ma a partire dall'Europa".

La terza tappa, quella che ha reso pubblica la rottura vera e propria, è arrivata la sera di venerdì 21 agosto. Carney ha diffuso una dichiarazione ufficiale in cui annunciava la sospensione dei negoziati commerciali con Washington, dopo diciotto mesi di trattative. Il testo elenca cinque obiettivi che il governo si era dato: accesso esente da dazi per la gran parte delle imprese canadesi, maggiore stabilità nella relazione commerciale, una riduzione sostanziale delle tariffe sui settori strategici, protezione delle piccole e medie imprese, mantenimento di "flessibilità, indipendenza e sovranità". Secondo Carney, "gli ultimi cambiamenti nei termini proposti dagli Stati Uniti erano ingiusti, antieconomici, e mettevano in dubbio l'affidabilità di qualsiasi intesa". Da mezzanotte, ha aggiunto, gli Stati Uniti avrebbero imposto un dazio del 50% su merci canadesi per un valore stimato da Ottawa in circa 28 miliardi di dollari canadesi (l'Ufficio del rappresentante commerciale statunitense ha parlato di 20 miliardi di dollari USA, cifra sostanzialmente equivalente una volta convertita); "il Canada risponderà a quei dazi dollaro su dollaro per proteggere lavoratori e imprese."

Il giorno dopo, in conferenza stampa, Carney ha usato un registro più diretto di quello di Davos: "Sei in guerra quando vieni attaccato. Noi siamo stati attaccati", ha detto. Ha attribuito la rottura a richieste dell'ultimo minuto dell'amministrazione statunitense su settore automobilistico, sovranità e sulla possibilità per Ottawa di negoziare accordi commerciali con paesi terzi; la premier del Québec Christine Fréchette ha poi riferito che tra le richieste statunitensi figurava anche una revisione della legislazione linguistica della provincia. Le contromisure canadesi, in vigore dall'8 settembre, si concentreranno – secondo quanto ha detto Carney - su "acciaio, latticini, elettrodomestici, macchinari agricoli, carta e cellulosa, elettronica", oltre a prodotti già soggetti a quelle che Ottawa definisce le tariffe "ingiustificate" delle sezioni 232 e 338 del diritto commerciale statunitense. I dazi statunitensi in vigore da sabato colpiscono, tra le altre cose, mazze da hockey, materiali da costruzione, liquori e capi di abbigliamento.

Il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer ha offerto una lettura opposta dei fatti, scrivendo su X poco dopo la mezzanotte che il Canada aveva "rifiutato di finalizzare l'accordo commerciale ai termini concordati nei giorni precedenti" e che Washington aveva offerto "riduzioni tariffarie significative su acciaio, alluminio, automobili e legname". Poche ore dopo Donald Trump ha lanciato la sua ennesima invettiva: "Il Canada vuole i benefici di essere uno Stato, senza esserlo!!! Hanno anche fatto pagare ai nostri grandi agricoltori, per molti anni, dazi enormi. Basta!!!"

Sull'impatto economico circolano due stime diverse. Il governo canadese calcola che i nuovi dazi mettano a rischio circa 56mila posti di lavoro; l'economista Trevor Tombe dell'Università di Calgary, che ha elaborato in autonomia i dati sull'interscambio di Statistics Canada, arriva a una cifra più alta, tra 87mila e 90mila posti, con l'Ontario a farne le spese in misura maggiore (circa 36mila), seguito da Québec (18mila), British Columbia (11mila) e Alberta (9mila, concentrati nei servizi di supporto all'export più che nell'export diretto). Un sondaggio dell'Angus Reid Institute condotto online tra il 22 e il 23 agosto su un campione di 1.468 canadesi ha rilevato che il 76% approva la decisione di interrompere i negoziati, contro il 13% contrario; l'89% si dice comunque preoccupato per il costo dei beni di consumo, e il 38% teme per il proprio posto di lavoro.

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