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L’atletica ha inventato un torneo per chi pensa che l’atletica duri troppo
Attualità11 settembre 2026

L’atletica ha inventato un torneo per chi pensa che l’atletica duri troppo

A Budapest è cominciato il World Athletics Ultimate Championship: tre serate brevi, premi da record, meno discipline e molte trovate televisive. Sebastian Coe lo presenta come il tentativo più ambizioso degli ultimi decenni di cambiare il modo in cui si guarda questo sport

Venerdì sera, nello stadio costruito per i Mondiali del 2023 sulla riva di Pest, 20.557 spettatori hanno visto correre la staffetta mista 4x100 su un prato dipinto di nero. Gli Stati Uniti hanno vinto in 39.64, a due centesimi dal record del mondo; la Gran Bretagna di Romell Glave, Imani-Lara Lansiquot, Jeremiah Azu e Success Eduan è arrivata terza in 40.26 e ha incassato 24.000 dollari, da dividere in quattro. È cominciato così il World Athletics Ultimate Championship, che la federazione internazionale presenta come la cosa più nuova che l'atletica abbia provato da decenni e che la BBC trasmette in chiaro per tutte e tre le serate, fino a domenica 13 settembre.

L'idea fu annunciata da Sebastian Coe nel giugno 2024, due mesi dopo che Michael Johnson aveva presentato il suo Grand Slam Track. L'Ultimate si terrà ogni due anni, negli anni pari, quelli in cui non ci sono né Mondiali né Olimpiadi, e vuole chiudere la stagione con una formula pensata per chi guarda da casa: 28 discipline in tre sessioni da meno di tre ore ciascuna, nessuna batteria, nessuna sovrapposizione fra gare, nessun podio. Chi vince prende 150.000 dollari e un braccialetto che va a completare il trofeo; il secondo 75.000, il terzo 40.000, l'ultimo classificato 2.000. Il montepremi totale è di 10 milioni di dollari, il più alto mai messo in palio da un singolo evento di atletica, e lo paga la città ospitante, che in cambio si tiene gli incassi dei biglietti.

Sono stati invitati 381 atleti di 65 federazioni: i campioni olimpici di Parigi 2024, i campioni mondiali di Tokyo 2025, i vincitori della Diamond League 2026 e poi i migliori del ranking, con qualche invito eccezionale per chi non aveva i requisiti. Sulla pista si parte da 16 atleti nelle gare dai 100 agli 800 metri, con semifinali da cui passano solo i primi quattro, e da 12 nei 1500 e nei 5000, che si corrono in finale diretta. Nelle pedane i posti sono otto, con eliminazioni progressive a sei e a quattro e regole che impediscono i pari merito. L'Ungheria, come paese organizzatore, ha avuto quattro inviti individuali e i due posti nelle staffette miste.

Per far stare tutto in tre ore, World Athletics ha tagliato quasi metà del programma dei Mondiali. Mancano i 10.000 metri, la maratona, la marcia, i 3000 siepi, il getto del peso, il lancio del disco, il martello femminile e il salto triplo maschile. Pedro Pichardo, che nel triplo è tra i più forti al mondo, ha scritto sui social che «questa non è atletica leggera e questo non fa bene al nostro sport». Le scelte sono state fatte con criteri dichiaratamente televisivi: i 10.000 durano mezz'ora, i lanci lunghi si vedono male, le siepi avrebbero ingombrato la pista.

Il resto è scenografia. Il prato è stato dipinto di nero con una vernice ecologica a base d'acqua, perché la pista risalti nelle riprese dall'alto; la sabbia della fossa del lungo è rosa; l'illuminazione segue le gare invece di tenere acceso tutto lo stadio; in tv compaiono grafiche in realtà aumentata con le probabilità di vittoria. Giovedì, alla serata inaugurale, c'è stato un red carpet e i duecentisti hanno scelto le corsie in una specie di draft. L'inno ufficiale, «Gold», lo ha scritto e cantato Armand Duplantis; Noah Lyles, infortunato, fa il presentatore. Usain Bolt, ambasciatore dell'evento, ha detto che i suoi mondiali messi insieme non valgono i premi di questa settimana.

Coe ha definito l'Ultimate «un incubatore di cambiamento» e ha rivendicato le sue scelte sui premi in denaro, che gli erano già state contestate quando nel 2024 aveva introdotto 50.000 dollari per ogni oro olimpico a Parigi, con le proteste dell'associazione delle federazioni olimpiche estive: «Sono impenitente, e in atletica siamo irremovibili nel sostegno agli atleti e al loro benessere finanziario». Il confronto con il Grand Slam Track invece lo respinge. La lega di Johnson ha completato tre delle quattro tappe del 2025, ha cancellato quella di Los Angeles e a febbraio ha chiesto la protezione dai creditori in Delaware; secondo LetsRun il piano di riorganizzazione restituirà agli atleti circa 6 dei 7 milioni dovuti. A chi gli ha chiesto se ci fossero lezioni da trarre, Coe ha risposto: «Vi prego di non paragonare nulla di ciò che ho detto». E ha garantito che a Budapest i pagamenti arriveranno puntuali.

La prima serata ha dato ragione a chi sperava che la sostanza restasse intatta. Duplantis, arrivato con un problema alla gamba che gli aveva fatto saltare la finale di Diamond League a Bruxelles, ha vinto l'asta con 6,20 davanti a Emmanouil Karalis, 6,15, mentre dagli altoparlanti passava il suo stesso inno. Jakob Ingebrigtsen, tornato in agosto a Birmingham dopo undici mesi di stop per un intervento al tendine d'Achille, ha vinto i 5000 in 12:59.24 battendo Cole Hocker di 81 centesimi. Yaroslava Mahuchikh ha vinto l'alto con 1,99 e ha provato tre volte 2,04. Nel martello ha vinto il tedesco Merlin Hummel con 81,46; il campione olimpico Ethan Katzberg non ha fatto una misura valida.

Per la squadra britannica è stata una serata di piazzamenti e di accessi alle finali. Jazmin Sawyers è arrivata seconda nel lungo dietro Larissa Iapichino, che ha vinto con 6,90, e porta a casa 75.000 dollari. Matthew Hudson-Smith ha chiuso secondo la sua semifinale dei 400 in 44.79, battuto sul filo dall'americano Jacory Patterson, e sabato sera correrà la finale contro Collen Kebinatshipi, imbattuto da marzo, e Rai Benjamin; il suo 43.44 di personale è il miglior tempo del lotto. Yemi Mary John è rimasta fuori dalla finale femminile per quattro centesimi, quinta in una semifinale in cui passavano in quattro. Keely Hodgkinson ha vinto la sua semifinale degli 800 senza forzare e sabato affronterà la svizzera Audrey Werro, che ha il miglior tempo dell'anno, e l'olandese Femke Bol. «Mi è piaciuto», ha detto dopo la gara. «Non sapevo come mi sarei sentita. Parlavo con atleti di tutto il mondo e non sembrava neanche che stessimo gareggiando, ci stavamo solo divertendo. Poi però in pista è sembrato un Mondiale. Domani alziamo il ritmo».

Success Eduan, che ad agosto è diventata campionessa britannica dei 200, lunedì torna all'ospedale di Manchester dove sta finendo il corso di ostetricia. «Me ne restano quattro da far nascere», ha detto. «Arrivo a Manchester lunedì pomeriggio e ho il turno di notte. Tre notti, finisco giovedì mattina». Nel gruppo ci sono anche Amy Hunt, sui 100 e sui 200, dopo le quattro medaglie degli Europei di Birmingham, Georgia Hunter Bell, Hannah Nuttall, Max Burgin, Ben Pattison e Jake Wightman, tutti qualificati attraverso il ranking.

Il momento più atteso per il pubblico britannico è però domenica, quando Josh Kerr correrà i 1500 contro Ingebrigtsen. I due non si affrontano dal 2024 e nessuno dei due aveva i requisiti per esserci: World Athletics li ha invitati entrambi con una deroga, dichiarata apertamente, per avere la gara che tutti volevano vedere. Kerr, reduce dal record del mondo del miglio stabilito a Londra quest'estate, ha detto che non intende perdere.

Coe ha ammesso che il formato potrà cambiare molto nelle prossime edizioni. La newsletter Perspectives on Sport Brands ha scritto che l'Ultimate «sta provando a cambiare il pacchetto senza rovinare il principio alla base delle prestazioni» e che il rischio vero è che funzioni troppo bene, fino a oscurare i Mondiali: l'equilibrio, secondo la newsletter, è che diventi «un punto d'accesso per le persone per cui i Mondiali di atletica leggera avevano troppa atletica leggera». La seconda serata comincia sabato alle 19 ora di Budapest. 

R.S.

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