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Anche la procura di Roma vuole leggere gli Epstein Files, ma per ora non si sa cosa cerchi
Attualità10 settembre 2026

Anche la procura di Roma vuole leggere gli Epstein Files, ma per ora non si sa cosa cerchi

La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti e chiesto a Washington gli atti non ancora pubblicati, come Polonia, Norvegia, Lettonia e Regno Unito: quasi tutti aspettano una risposta da mesi. Nel caso italiano manca ancora un fatto preciso da cui partire

Roma – La procura della Repubblica ha un fascicolo aperto sugli Epstein Files, la raccolta di documenti dell’FBI e del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti sul finanziere Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019 mentre attendeva il processo per traffico sessuale di minorenni. Il procedimento ipotizza il reato di violenza sessuale, per ora a carico di ignoti, ed è coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri. A corredo del fascicolo la procura ha trasmesso a Washington una rogatoria, cioè una richiesta formale di assistenza giudiziaria fra Stati, per ottenere la documentazione sul caso, compresa la parte che le autorità americane non hanno reso pubblica.

Il problema è che, al di là della grande pubblicazione dei file, che ha certamente fatto rumore ed è stata utilizzata anche per alimentare lo scontro politico, al Dipartimento di Giustizia statunitense continuano ad accumularsi le richieste provenienti dall’Europa per ottenere accesso agli archivi riservati sul caso Epstein. In diversi casi, queste istanze non hanno ancora ricevuto risposta.

Si tratta di richieste molto diverse dalla curiosità pubblica che da mesi accompagna la diffusione dei documenti. Quando quegli atti devono entrare in un procedimento giudiziario, infatti, non basta recuperarli da un archivio accessibile online: devono essere acquisiti attraverso i canali previsti dalla legge, con garanzie sulla loro provenienza, autenticità e utilizzabilità processuale. I documenti parzialmente oscurati che chiunque può scaricare da internet, da questo punto di vista, non sono sufficienti.

La Polonia cerca eventuali connessioni polacche e possibili rapporti fra Epstein e l’intelligence russa: la procura nazionale ha chiesto copie non censurate dei documenti che riguardano i profili di suo interesse e, secondo il portavoce Przemysław Nowak, ad aprile la richiesta era stata inoltrata e Washington non aveva ancora risposto. In Norvegia ci sono già procedimenti per corruzione a carico di tre persone note, gli ex diplomatici Terje Rød-Larsen e Mona Juul e l’ex primo ministro Thorbjørn Jagland, per i loro rapporti con Epstein; tutti e tre respingono le accuse. Økokrim, l’autorità norvegese per i reati economici, ha chiesto agli americani ulteriori elementi e la procuratrice Marianne Bender ha spiegato che i contatti proseguono, ma la richiesta non è stata approvata. La Lettonia ha aperto un’indagine penale e la polizia dice di aver individuato almeno una vittima lettone; anche da Riga sono partite varie richieste rimaste senza esito. Il Regno Unito ha chiesto formalmente copie non oscurate di alcuni documenti dopo che i contatti informali non avevano prodotto nulla; la vicenda britannica coinvolge l’ex ambasciatore a Washington Peter Mandelson, che nega ogni illecito.

Il Dipartimento della Giustizia sostiene di non aver rifiutato assistenza ad alcuna giurisdizione che indaghi su reati collegati a Epstein e di voler continuare a cooperare nei limiti della legge federale. Esiste però una spiegazione meno politica e più amministrativa dei ritardi: l’ufficio che gestisce queste pratiche, l’Office of International Affairs, soffre da anni di carenze di personale e di strumenti tecnologici, e una richiesta che riguarda milioni di pagine, materiale oscurato e atti ancora sotto contenzioso può richiedere mesi anche in condizioni normali. La mole complessiva è enorme: quasi 3,5 milioni di pagine, oltre duemila video e circa 180mila immagini, provenienti dalle varie indagini federali su Epstein e sulla sua collaboratrice Ghislaine Maxwell.

Il caso italiano nasce da un esposto depositato il 26 marzo dall’associazione Differenza Donna, rete nazionale di centri antiviolenza, firmato fra le altre dall’avvocata Teresa Manente. L’associazione chiedeva di verificare possibili reati transnazionali di tratta, violenza e sfruttamento sessuale di donne e minorenni riconducibili alla rete di Epstein, e segnalava nei documenti pubblicati la presenza ricorrente di nomi italiani e soprattutto di luoghi italiani: Capri, la Costiera Amalfitana, la Costa Smeralda, Milano e Roma. Il solo nome di Capri sembra comparire più di 250 volte. Da qui la richiesta di stabilire se fatti commessi da cittadini italiani all’estero, o avvenuti sul territorio nazionale, rientrino nella giurisdizione italiana. Il procedimento romano non ha a che fare con l’elenco di quattordici presunti «co-cospiratori» diffuso dal deputato americano Thomas Massie, nel quale compaiono anche due italiani: quell’elenco è arrivato dopo l’esposto e non ha valore giudiziario.

Gli Epstein Files sono da mesi uno degli argomenti più remunerativi per media e politica di mezzo mondo, con documenti ripubblicati di continuo, nomi celebri, congetture che rimbalzano sui social e una gara internazionale a trovare la propria connessione nazionale con il finanziere. Aprire un fascicolo mentre l’attenzione è al culmine espone anche l’iniziativa italiana al sospetto di seguire l’onda. La differenza rispetto ad altri Paesi europei è che altrove esistono già elementi investigativi più definiti. In Norvegia, per esempio, ci sono persone accusate e procedimenti individuati; in Lettonia la polizia ha riferito di una vittima identificata; nel Regno Unito è emerso pubblicamente il nome di un ex ambasciatore.

In Italia, per il momento, il quadro è molto più indeterminato: ci sono località ricorrenti nei documenti, un archivio ancora da esaminare e richieste di cooperazione rivolte agli Stati Uniti che procedono lentamente. Sarà il materiale eventualmente trasmesso da Washington a chiarire se il fascicolo aperto a piazzale Clodio abbia un concreto oggetto penale oppure se le numerose tracce italiane contenute negli Epstein Files restino, sul piano giudiziario, soltanto tracce.

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