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Capranica. Don Filippo Nicolò è il nuovo Rettore
Chiesa cattolica05 luglio 2025

Capranica. Don Filippo Nicolò è il nuovo Rettore

Il Pontefice nomina il nuovo rettore del Collegio Capranica

Roma - Il 23 giugno 2025, Papa Leone XIV ha nominato rettore dell’Almo Collegio Capranica il reverendo don Filippo Nicolò, sacerdote dell’arcidiocesi di Acerenza. La notizia, accolta con gratitudine dalla comunità capranicense, segna l’inizio di una nuova fase per uno dei luoghi simbolo della formazione ecclesiastica romana. A Nicolò viene ora affidata la responsabilità di accompagnare spiritualmente e culturalmente le nuove generazioni di seminaristi, in un tempo in cui la formazione presbiterale appare sempre più centrale per il futuro della Chiesa.

Un ritorno a casa

Nato a Potenza il 31 ottobre 1969, don Filippo Nicolò è già legato al Collegio Capranica, dove fu accolto nel 1988 come alunno. Dopo il baccalaureato in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana (1993), ha conseguito la licenza in Teologia Dogmatica nel 1995, anno in cui è stato ordinato sacerdote per l’arcidiocesi di Acerenza. Negli anni successivi ha ricoperto numerosi incarichi: parroco, docente di teologia sacramentaria, amministratore diocesano, segretario del Consiglio presbiterale e pastorale. Un cammino che lo ha formato non solo come teologo e pastore, ma anche come educatore e uomo di governo. La sua nomina al Capranica rappresenta un ritorno, ma anche una sfida inedita: formare preti con radici profonde nella Tradizione e capacità di leggere il presente.

Il Capranica: un’istituzione 

L’Almo Collegio Capranica  fu fondato nel 1457 dal cardinale Domenico Capranica e rappresenta il più antico collegio ecclesiastico di Roma e uno dei primi in Europa pensati per l’educazione del clero. La sua nascita affonda le radici nella figura del fondatore, uomo di Chiesa, statista e riformatore. Discendente di una famiglia romana legata ai Colonna, Domenico Capranica fu nominato cardinale da Martino V, ma subì poi l’umiliazione della revoca da parte di Eugenio IV, episodio che segnò la sua coscienza ecclesiale e lo spinse a impegnarsi per una riforma profonda della vita ecclesiastica. La fondazione del Collegio fu l’espressione concreta di questo desiderio: formare giovani poveri, ma promettenti, nello studio della teologia, delle arti e del diritto canonico.

Non è un caso che Capranica abbia lasciato al Collegio la sua preziosa biblioteca e che lo abbia inizialmente ospitato nel proprio palazzo romano, nei pressi di Santa Maria in Aquiro. La pedagogia capranicense, fin dalle origini, si è nutrita di un umanesimo cristiano colto e austero, capace di coniugare rigore intellettuale e sensibilità pastorale.

Tra passato e futuro

Nel momento in cui la comunità capranicense affida il nuovo rettore all’intercessione di Sant’Agnese, martire romana e patrona del Collegio, si rinnova un’intuizione tanto antica quanto urgente: la Chiesa ha bisogno di preti spiritualmente e affettivamente maturi. Uomini, innanzitutto, che sappiano servire — non usare — la Chiesa, capaci di relazioni autentiche e non di manovre da sagrestia. Oggi più che mai servono figure equilibrate, non personalità irrisolte che orbitano attorno alle celebrazioni papali nella speranza di poter leggere un vangelo o farsi notare tra i cordoni dei prelati di curia. Non servono mestieranti dell’ossequio, né cortigiani delle sagrestie romane in cerca della benevolenza di un monsignore compiacente per ottenere un incarico.

Il Collegio Capranica, forte della propria storia, dovrebbe tornare a essere un luogo dove la fraternità precede l’ambizione, dove si educa all’amore per i confratelli e non all’arte della delazione. Non una palestra per giovani repressi pronti a calunniare compagni e formatori pur di scalare una gerarchia, ma una scuola di umanità vera, dove si apprende che l’unica ascesa che conta è quella interiore.

L’augurio è che l’antica lezione di Domenico Capranica — riformare con pazienza, senza cedere ai compromessi, né ai facili moralismi — possa continuare a guidare l’opera educativa di questo storico collegio romano. E che don Nicolò, nell’umiltà del suo ministero, possa essere non tanto “riformatore” di strutture, quanto formatore di coscienze.

d.A.M.
Silere non possum




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