Sabato
1 agosto 2026
Anno V
QUOTIDIANO INTERNAZIONALE INDIPENDENTE
Sabato, 1 agosto 2026 · Anno V
Ceuta, l’esodo durato ventiquattr’ore: 48 mila rientri e 67 morti
Attualità01 agosto 2026

Ceuta, l’esodo durato ventiquattr’ore: 48 mila rientri e 67 morti

Quasi tutti i migranti entrati nell’exclave spagnola sono tornati in Marocco per fame e mancanza di assistenza. Madrid evita lo scontro con Rabat, mentre cresce il sospetto che la frontiera sia stata aperta per esercitare pressione sul governo Sánchez.

Ascolta l'articolo
—:——
Abbonati →

Nel giro di poche ore la Spagna ha assistito all’esplosione di una delle crisi migratorie più vaste degli ultimi decenni e al suo repentino ridimensionamento. Delle circa 50 mila persone che giovedì avevano raggiunto Ceuta superando le recinzioni di confine, più di 48.300 hanno fatto ritorno volontariamente in Marocco entro la sera del giorno successivo. Molte avevano trascorso ore sotto il sole, senza acqua, viveri né un luogo in cui ripararsi. Il bilancio della traversata è drammatico: almeno 67 persone hanno perso la vita.

Le testimonianze raccolte tra coloro che hanno deciso di rientrare indicano soprattutto la fame, l’assenza di assistenza e le condizioni affrontate una volta arrivati nel territorio spagnolo. A pesare è stata anche la consapevolezza che Ceuta non rappresenta un accesso diretto al continente europeo: le restrizioni imposte dalle autorità di Madrid rendono estremamente difficile lasciare l’exclave e raggiungere la penisola iberica.

Rimangono ora due questioni decisive: chi abbia innescato un movimento di tali dimensioni e se quanto accaduto possa ripetersi. Le interpretazioni emerse finora seguono tre direttrici differenti, accomunate però dal sospetto che le autorità marocchine abbiano avuto un ruolo, diretto o indiretto, nella vicenda.

La ricostruzione ufficiale, fatta propria dal governo spagnolo, riconduce l’origine della mobilitazione a una sentenza pronunciata all’inizio di luglio dal Tribunale Supremo. La decisione ha vietato i respingimenti immediati verso il Marocco dei migranti intercettati in mare mentre tentano di raggiungere Ceuta o Melilla, una pratica conosciuta in Spagna come devoluciones en caliente.

La notizia, propagatasi rapidamente attraverso i social network marocchini, avrebbe alimentato la convinzione che fosse possibile entrare nel territorio spagnolo senza essere immediatamente ricondotti oltre confine. Migliaia di persone si sarebbero quindi organizzate per tentare il passaggio, approfittando anche della riduzione dei controlli durante le celebrazioni per l’anniversario dell’ascesa al trono di Mohammed VI. Secondo Madrid, dietro la mobilitazione avrebbero operato non meglio identificati «gruppi mafiosi».

Questa spiegazione, tuttavia, non convince numerosi osservatori. Analisti e giornalisti spagnoli, tra i quali Andrea Rizzi su El País, considerano poco plausibile che decine di migliaia di persone abbiano potuto concentrarsi e attraversare una frontiera sottoposta a una sorveglianza capillare senza che gli apparati marocchini ne fossero informati o avessero scelto di non intervenire.

L’interpretazione più accreditata collega l’apertura della frontiera alla volontà di Rabat di esercitare pressione su Madrid dopo il recente riavvicinamento tra Spagna e Algeria. Algeri è il principale antagonista regionale del Marocco ed è schierata su posizioni opposte nella controversia riguardante il Sahara Occidentale.

La visita del presidente del governo Pedro Sánchez nella capitale algerina, il 20 luglio, e la proposta di riconoscere la cittadinanza spagnola alle persone originarie dell’ex colonia sarebbero state accolte con irritazione dalla monarchia marocchina. Il ricorso alla pressione migratoria, del resto, ha già un precedente. Nel 2021 oltre 10 mila persone riuscirono a entrare a Ceuta mentre Rabat allentava i controlli, in risposta alla decisione spagnola di ospitare per ragioni sanitarie un dirigente del Fronte Polisario.

Una terza interpretazione, più estrema e al momento non sostenuta da elementi verificabili, attribuisce alla crisi una dimensione internazionale. Secondo questa ipotesi, il Marocco avrebbe operato d’intesa con gli Stati Uniti e Israele, due Paesi che sostengono Rabat nella questione del Sahara Occidentale e che intrattengono rapporti particolarmente tesi con l’attuale governo spagnolo. L’esecutivo di Sánchez viene infatti considerato ostile tanto dall’amministrazione Trump quanto dal governo di Benjamin Netanyahu.

Per ora la Moncloa continua ad attenersi alla ricostruzione più cauta. Il governo ha evitato accuse esplicite e ha ringraziato pubblicamente il Marocco per la «collaborazione» garantita nelle operazioni di rientro. All’interno della maggioranza, tuttavia, aumentano le voci che individuano responsabilità politiche dirette non soltanto a Rabat, ma anche a Washington e Tel Aviv.

SOSTIENI SILERE NON POSSUM

Se questo articolo è online, è anche grazie al tuo sostegno.

Silere non possum sceglie di rendere accessibili gratuitamente gran parte delle proprie inchieste e dei propri contenuti, perché il giornalismo indipendente deve poter raggiungere tutti.

Sostenere il nostro lavoro significa permetterci di continuare a verificare, raccontare e pubblicare ciò che altri preferirebbero restasse nascosto.

SOSTIENICIABBONATI
Articoli correlati
Il Panopticon digitale: perché Mosca e Parigi perseguitano Durov
Attualità
Il Panopticon digitale: perché Mosca e Parigi perseguitano Durov
Fine vita, scontro tra Moraglia e Zaia: la destra vuole una Chiesa obbediente
Attualità
Fine vita, scontro tra Moraglia e Zaia: la destra vuole una Chiesa obbediente
Ceuta travolta da migliaia di migranti: almeno 18 morti e frontiera sotto pressione
Attualità
Ceuta travolta da migliaia di migranti: almeno 18 morti e frontiera sotto pressione