Città del Vaticano - Da giovedì mattina l'enclave spagnola di Ceuta sta affrontando l'afflusso di migranti più massiccio degli ultimi cinque anni. Migliaia di persone provenienti dal Marocco hanno raggiunto il territorio europeo scavalcando le barriere di confine o percorrendo a nuoto il tratto di mare che costeggia la diga frangiflutti del Tarajal, mentre le forze dell'ordine marocchine, secondo diverse testimonianze raccolte sul posto, non hanno tentato di arginare il flusso.
Le stime sui numeri restano incerte. El Mundo ha parlato di oltre ventimila arrivi, mentre l'emittente pubblica Tve ha descritto una colonna umana lunga circa cinque chilometri lungo le colline che circondano la città autonoma. Il bilancio delle vittime cresce di ora in ora: la Guardia Civil e i servizi di soccorso marittimo hanno recuperato finora almeno diciotto corpi nelle acque dello stretto, mentre una ventina di persone risultano ancora disperse. Secondo La Vanguardia, il numero complessivo di migranti annegati nel tratto di mare tra Marocco e Ceuta dall'inizio dell'anno sale così a quarantaquattro, un dato che rischia di superare presto il bilancio dell'intero 2025.
Cosa ha innescato l'ondata
Non è ancora chiaro il motivo per cui l'aumento degli attraversamenti si sia concentrato proprio in queste ore. Il sindaco di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha ricordato che nei giorni precedenti la media giornaliera di arrivi si aggirava già sulle trecento unità, un livello superiore alla norma ma lontano dalle proporzioni raggiunte giovedì. Alcuni osservatori collegano l'impennata a una sentenza emessa nelle scorse settimane dal Tribunale Supremo spagnolo, secondo cui i migranti intercettati mentre nuotano verso Ceuta o Melilla non possono essere rimpatriati con la procedura sommaria finora applicata, e restano dunque sotto la responsabilità delle autorità spagnole. Alcune interviste realizzate da El País tra i nuovi arrivati, tuttavia, smentirebbero questa lettura: a spingere le partenze sarebbero piuttosto la povertà, la scarsità di prospettive nel nord del Marocco e la diffusione sui social network di notizie sulla presunta apertura del valico.
La risposta delle autorità
Vivas ha chiesto al governo centrale la proclamazione dello stato di emergenza nazionale, l'istituzione di un comando unico e il rafforzamento del contingente militare già presente nella città. L'assemblea di Ceuta ha approvato all'unanimità un ordine del giorno che sollecita la chiusura temporanea della frontiera, definendo quella in corso la crisi più grave degli ultimi anni. Madrid ha già mobilitato reparti dell'esercito a sostegno della Guardia Civil e dei servizi di emergenza, sopraffatti nelle prime ore dall'entità del fenomeno. Il capo del governo Pedro Sánchez si è recato oggi a Ceuta insieme al ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska per un sopralluogo al valico di Tarajal e un incontro di coordinamento con la presidenza della città autonoma. Nella notte tra giovedì e venerdì, secondo la Tve, altre duemila-tremila persone avrebbero attraversato il confine, e gruppi di giovani si sarebbero rifugiati sulle alture vicine lanciando pietre contro gli agenti.
Le ripercussioni internazionali
L'episodio ha immediatamente prodotto tensioni diplomatiche in Europa. Il governo italiano, tramite fonti di Palazzo Chigi, ha fatto sapere di valutare la sospensione dell'accordo di Schengen con la Spagna. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto sui social che le immagini giunte da Ceuta dimostrano come l'immigrazione irregolare fuori controllo rappresenti una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei, aggiungendo di essersi confrontata con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e di essere pronta a ricorrere a strumenti straordinari. Madrid ha reagito con fermezza: il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha giudicato indegne parole di questo tipo provenienti da un paese amico da cui ci si aspetterebbe solidarietà, e il governo avrebbe convocato l'ambasciatore italiano. Bruxelles segue intanto la vicenda, assicurando il proprio impegno nella protezione delle frontiere esterne dell'Unione.
Un precedente già vissuto
La scena richiama da vicino quanto accaduto nel maggio 2021, quando in appena quarantotto ore oltre ottomila persone varcarono lo stesso confine, provocando una crisi diplomatica tra Madrid e Rabat legata all'accoglienza in territorio spagnolo del leader del Fronte Polisario. Ceuta e Melilla restano gli unici due valichi terrestri dell'Unione europea con il continente africano, e da anni costituiscono un punto di osservazione privilegiato sulle dinamiche migratorie e sui rapporti, spesso altalenanti, tra Spagna e Marocco.



