Heiligenkreuz – La visita apostolica all’abbazia cistercense di Heiligenkreuz si è conclusa ufficialmente. La comunicazione è stata data questa mattina alla comunità monastica dall’abate presidente della Congregazione cistercense austriaca, dom Pius Maurer OCist, durante un capitolo conventuale celebrato su mandato del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. La vicenda era emersa già nel giugno dello scorso anno, quando Silere non possum aveva pubblicato documenti riservati che rendevano noto l’intervento della Santa Sede su una delle realtà monastiche più vitali e in crescita del mondo germanofono. La decisione di Roma aveva destato attenzione proprio per il profilo dell’abbazia di Heiligenkreuz, comunità numerosa, influente, capace negli anni di attrarre vocazioni e di consolidare una presenza significativa nella vita ecclesiale austriaca.
Con decreto del 5 giugno 2025, il Dicastero aveva disposto la visita apostolica, nominando come visitatori l’Abate Primate benedettino Jeremias Schröder OSB e suor Christine Rod MC. Dopo mesi di lavoro, colloqui approfonditi con 90 monaci e con numerose persone esterne alla comunità, la procedura si chiude oggi nella sua fase formale. La stessa suor Christine Rod, intervenendo davanti ai monaci in Capitolo ha offerto le prime spiegazioni sugli esiti della visita, rispondendo ad alcune domande emerse. In un secondo momento, l’Abate Primate Jeremias Schröder e la visitatrice torneranno a confrontarsi con il monastero in maniera più ampia e dettagliata sui risultati maturati.
Le indicazioni del Dicastero
Le linee indicate dal Dicastero investono diversi ambiti della vita dell’abbazia. Si chiede anzitutto una capacità di comunicazione più ordinata ed efficace, sia all’interno della comunità sia verso l’esterno. Non se ne coglie il senso, soprattutto se si considera che questa realtà monastica unisce una fedeltà rigorosa ai riti e alla disciplina della vita religiosa ad una presenza sui social intelligente e ben calibrata, pensata per comunicare la bellezza della vocazione monastica e far conoscere questa esperienza a giovani e fedeli. Il Dicastero sollecita poi una riflessione strategica sul futuro dell’abbazia e sulla priorità dei compiti. Non mancano, inoltre, osservazioni circa l’orientamento teologico e spirituale della comunità. Ed è un rilievo che merita di essere letto per ciò che è, soprattutto se si considera che Heiligenkreuz ha dato vita all’unica facoltà cattolica di tutta l’Austria, la Philosophisch-Theologische Hochschule Benedikt XVI, intitolata proprio a Benedetto XVI, e ha sempre proposto una formazione seria, strutturata, saldamente impostata sul tomismo. Evidentemente questo non incontra il favore di suor Simona Brambilla e suor Tiziana Merletti, che chiaramente sono di differente formazione. Osservazioni sono state avanzate anche sull’accompagnamento dei giovani verso la vita monastica e il sacerdozio. Anche qui il dato è difficile da ignorare: le numerose vocazioni giovani suscitano a Roma più fastidio che interesse. Il messaggio che passa, ancora una volta, è quello di una Chiesa che guarda con sospetto proprio quelle realtà che mostrano vitalità, capacità attrattiva e fecondità vocazionale. Altre considerazioni giungono da Roma in merito a una non meglio precisata esigenza di chiarire l’identità dell’abbazia e la sua autocoscienza. Una formula vaga, elastica, utile come spesso accade a dire tutto e nulla, e proprio per questo adatta a giustificare interventi che restano volutamente indefiniti nei contorni, ma assai concreti nei loro effetti.

L’ipocrisia “ecclesiastica”
Naturalmente non potevano mancare, secondo il consueto registro del linguaggio ecclesiastico, i ringraziamenti all’abate Maximilian Heim OCist per il suo “straordinario impegno personale” a favore dell’abbazia e per aver contribuito in modo determinante a una “notevole fioritura” della comunità. È il lessico, ormai ben assimilato anche dalle religiose poste a capo del Dicastero, di una retorica ecclesiastica che riesce a lodare mentre colpisce, ad encomiare mentre ridimensiona, a ringraziare mentre commissaria. Del resto, nella Chiesa cattolica funziona spesso così: ridai vita a una comunità e vieni commissariato, perché in fondo tutti quei giovani non vanno bene; riapri un seminario e ti dicono che hai fatto un lavoro eccellente, salvo poi spiegarti che è troppo, che non bisogna crescere troppo, che non bisogna allargarsi; risollevi una diocesi e subito arriva qualcuno a farti sapere che però non va bene, che bisogna rimuoverti come vescovo perché hai attirato le gelosie dei confratelli o dei tuoi preti. Naturalmente con molti ringraziamenti, con parole cortesi, con complimenti ben confezionati. È questo uno dei drammi della Chiesa: il vostro parlare sia sì, sì; no, no, di cui parlava Gesù, resta ancora oggi una parola largamente disattesa.
Ciò che viene detto all’esterno
Suor Christine Rod ha spiegato di aver conosciuto, durante i mesi della visita, Heiligenkreuz come “un luogo spirituale” e di aver constatato “una grande disponibilità alla collaborazione”, aggiungendo che le indicazioni del Dicastero rappresentano “un importante quadro di riferimento operativo per il futuro dell’abbazia”. Anche dom Pius Maurer ha insistito sul valore positivo del percorso compiuto. L’abate presidente ha parlato di una comunità composta da “molti buoni monaci”, capace di restare dinamica e autenticamente monastica anche nel futuro. Maurer ha definito la visita apostolica “un impulso prezioso” per uno sviluppo positivo di lungo periodo.
L’abate Maximilian Heim, che appena fu comunicata questa visita ebbe anche un problema al cuore, ha pubblicamente espresso gratitudine al Dicastero e ai due visitatori per i colloqui svoltisi “in un clima di stima” e per le indicazioni offerte alla comunità in vista del futuro. Del resto, quando Roma decide di intervenire in modo così pesante nella vita di una comunità, le possibilità reali sono due: opporsi, sapendo bene che il rischio è quello di essere rimossi senza troppi complimenti, come è accaduto alla badessa di Vittorio Veneto; oppure ringraziare e tacere. È proprio su questo che il Dicastero fa leva: una sudditanza psicologica, materiale ed economica che finisce per condizionare profondamente la libertà delle persone coinvolte.

Resta amarezza, perché nel 2026 certe dinamiche non solo non sono cambiate, ma si sono perfino aggravate. Un tempo la Santa Sede non avrebbe mai pensato di mettere le mani su un’abbazia sui iuris rigogliosa, piena di vocazioni, salda anche sul piano teologico e, soprattutto, capace di sostenersi con il proprio lavoro. Oggi, invece, accade l’esatto contrario: realtà piccole, con suore che vanno in giro senza velo, vengono finanziate da federazioni guidate da donne femministe e ideologiche, mentre monasteri seri e rigogliosi vengono colpiti in modo ideologico, così da spingere i monaci giovani a rinunciare e ad andarsene. Suor Linda Pocher viene lasciata libera di andare in giro a sostenere eresie perfino sull’ordinazione delle donne; i monaci di Heiligenkreuz, invece, si sentono dire che devono rivedere la loro formazione teologica e filosofica. Che dire, “non c’è più religione”.
p.L.M.
Silere non possum