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Cinque Dicasteri verso il ricambio: le scelte che attendono Leone XIV
Santa Sede05 agosto 2026

Cinque Dicasteri verso il ricambio: le scelte che attendono Leone XIV

Quattro cardinali hanno già consegnato le dimissioni e Rino Fisichella dovrà farlo entro agosto. Il nuovo regolamento uniforma le procedure, ma l’ultima parola resta al Papa.

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Città del Vaticano - Quattro cardinali alla guida di altrettanti Dicasteri hanno già compiuto settantacinque anni e, come previsto dal regolamento, hanno consegnato le dimissioni nelle mani di Leone XIV. Un quinto ha visto la propria rinuncia accolta pochi giorni fa, sostituito a un passo dal suo ottantesimo compleanno. Entro la fine di agosto la stessa soglia sarà raggiunta anche da un arcivescovo, non cardinale, che dovrà a sua volta presentare la rinuncia. Nel primo anno e mezzo di pontificato del successore di Francesco, il ricambio generazionale ai vertici della Curia romana si è trasformato in uno dei terreni più concreti su cui misurare il suo stile di governo, ed è anche l'occasione per fare chiarezza su una disciplina che, tra costituzione apostolica e regolamenti, si è stratificata in pochi anni.

Cosa prevedono le norme?

L'articolo 17 §2 di Praedicate Evangelium si limita a stabilire che Prefetto e Segretario, raggiunta l'età prevista dal Regolamento Generale della Curia Romana, devono presentare la loro rinuncia al Romano Pontefice. 

Il 23 novembre 2025 Leone XIV ha promulgato il nuovo Regolamento del Personale della Curia Romana, che ridisegna un impianto rimasto fermo al 1999. Il vecchio Regolamento Generale, all'articolo 41, distingueva due casi: i cardinali capi Dicastero, che al compimento dei settantacinque anni erano soltanto "pregati di presentare le dimissioni" al Papa, e gli altri capi Dicastero e Segretari, che alla stessa età decadevano dall'incarico in modo automatico, senza alcuna richiesta da presentare. Il nuovo articolo 71 supera questa doppia via con un'unica formula: per tutti i Capi Ente e i Segretari di stato ecclesiastico, cardinali compresi, resta fissata la soglia dei settantacinque anni, ma ora "devono presentare le dimissioni" al Romano Pontefice. Il cambiamento produce un doppio effetto: per i porporati, il linguaggio si irrigidisce, dall'invito al dovere; per gli altri capi ecclesiastici, sparisce invece l'automatismo della decadenza, sostituito dalla stessa logica di rinuncia sottoposta a decisione pontificia già riservata ai cardinali. Compare inoltre, per la prima volta come categoria distinta, la soglia per i laici: Capi Ente, Segretari e Dirigenti laici, figure che il regolamento del 1999 non contemplava come classe a sé in questi ruoli, cessano dal servizio a settant'anni. Cambia infine anche l'età di quiescenza dei Sottosegretari ecclesiastici o appartenenti a Istituti di Vita Consacrata, che sale da settanta a settantadue anni.

Cosa resta diverso dal caso dei vescovi diocesani

Un solo elemento distingue davvero, oggi, il regime curiale da quello degli ordinari diocesani: la durata dell'incarico. I vertici dei Dicasteri sono nominati per un quinquennio rinnovabile, mentre il vescovo diocesano non ha un mandato a termine e resta alla guida della propria Chiesa fino alle dimissioni o alla rimozione. 

Sul piano del linguaggio, la differenza è più apparente che sostanziale. Il canone 401 continua a riservare ai vescovi diocesani la formula dell'invito: raggiunti i settantacinque anni, il vescovo è invitato a presentare la rinuncia al Papa, che decide dopo aver valutato le circostanze. Il nuovo Regolamento del 2025 adotta invece, per i cardinali capi Dicastero, un verbo più netto, "devono presentare le dimissioni". Si tratta però della stessa formula che il motu proprio Imparare a congedarsi aveva già introdotto nel 2018, riservandola allora ai soli capi Dicastero non cardinali, per i quali sostituiva la vecchia decadenza automatica a settantacinque anni con l'obbligo di presentare rinuncia. I cardinali, fino al 2025, restavano invece ancorati alla stessa formula blanda dei vescovi diocesani, quella dei "pregati". Il cambio di verbo, da invito a dovere, non muta però l'esito pratico: in entrambi i casi la rinuncia non produce effetto finché il Pontefice non la accetta, e la decisione resta, tanto per i vescovi quanto per i cardinali capi Dicastero, un atto di governo rimesso alla sua libera valutazione, come dimostrano i casi concreti che seguono.

La fotografia di oggi

Il cardinale Kevin Farrell, che cumula ben quattro incarichi apicali tra cui quello di Camerlengo, ha settantotto anni. Alla stessa età si trova il cardinale Marcello Semeraro, alle Cause dei Santi. Il cardinale Arthur Roche, al Culto Divino, e il cardinale Kurt Koch, all'Unità dei Cristiani, ne hanno settantasei. Tutti e quattro hanno già presentato la rinuncia: restano al loro posto perché Leone XIV non ha ancora deciso con chi sostituirli.

Il caso più istruttivo sul funzionamento reale della norma è forse quello del cardinale Michael Czerny. Prefetto dello Sviluppo Umano Integrale dal 2022, aveva già compiuto settantacinque anni nel 2021: Francesco lo confermò comunque all'incarico. Leone XIV ha atteso quasi cinque anni oltre quella soglia prima di intervenire, annunciando il 30 giugno scorso la nomina del suo successore, suor Alessandra Smerilli, con effetto dal 1° settembre. 

Nel frattempo, il 18 luglio, lo stesso Czerny ha compiuto ottant'anni: la staffetta, insomma, si è consumata proprio a cavallo del secondo, più simbolico, traguardo anagrafico.

Chi arriva al traguardo nei prossimi mesi

Il calendario prossimo riserva altre scadenze. L'arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto per l'Evangelizzazione, compirà settantacinque anni il 25 agosto, cioè tra pochi giorni: sarà il primo caso, tra quelli qui elencati, a riguardare un non cardinale. Il cardinale Lazzaro You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il Clero, raggiungerà i settantacinque anni il 17 novembre. Il cardinale Dominique Mamberti, alla guida della Segnatura Apostolica, ci arriverà il 7 marzo 2027. 

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