Città del Vaticano – Oggi la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha pubblicato due documenti che riguardano il modo in cui i vescovi cattolici si rapportano con gli ordini religiosi, con i movimenti laicali e con Roma. Il primo è il Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 6, incaricato di rivedere i testi che dal 1978 regolano le relazioni tra vescovi e vita consacrata. Il secondo è la seconda parte del Rapporto finale del Gruppo di Studio n. 7, dedicata alle visite ad limina, cioè ai viaggi periodici che i vescovi di tutto il mondo compiono a Roma per incontrare il Papa e gli uffici della Curia. I due testi sono stati resi pubblici per disposizione di Leone XIV e sono accompagnati da un comunicato in cui la Segreteria precisa che «non si tratta di decisioni già assunte», ma di proposte che i dicasteri competenti e la stessa Segreteria dovranno trasformare in misure operative da sottoporre al Papa.
Cosa sono i Gruppi di Studio
I Gruppi di Studio furono istituiti da papa Francesco con un chirografo del 14 marzo 2024, tra la prima e la seconda sessione dell'assemblea sinodale sulla sinodalità, tenute in Vaticano nell'ottobre 2023 e nell'ottobre 2024. Servivano a sottrarre all'assemblea, composta da oltre trecento membri, alcuni temi emersi nella prima sessione e ritenuti troppo tecnici o troppo delicati per essere discussi in aula: la formazione dei preti, la missione nell'ambiente digitale, il diaconato femminile, la selezione dei vescovi, i rapporti con le Chiese orientali, e appunto le relazioni tra vescovi, religiosi e movimenti. Ogni gruppo riunisce vescovi, esperti e funzionari dei dicasteri competenti, con la Segreteria del Sinodo a fare da collegamento.
I gruppi avrebbero dovuto consegnare i risultati entro giugno 2025. La morte di Francesco, il 21 aprile 2025, e l'elezione di Leone XIV il mese successivo hanno spostato la scadenza al 31 dicembre 2025. Nel novembre 2025 la Segreteria ha pubblicato i rapporti intermedi; da marzo 2026 pubblica i rapporti finali man mano che vengono consegnati. I primi due, sulla missione digitale e sulla formazione sacerdotale, sono usciti il 3 marzo; il 5 maggio è toccato alla prima parte del rapporto del Gruppo 7, sui criteri di scelta dei vescovi, e al rapporto del Gruppo 9 sulle questioni dottrinali ed etiche controverse. Quando un gruppo consegna il testo definitivo si considera sciolto. Il Gruppo 7 fa eccezione: continua a lavorare sul terzo tema che gli era stato affidato, la funzione giudiziale del vescovo.
Il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo, ha riassunto così i due testi pubblicati oggi: «Sembrano parlare di cose diverse, ma dicono la stessa cosa: non c'è missione senza relazioni convertite».

Il Gruppo 6 e la revisione di Mutuae relationes
Il Gruppo 6 era coordinato dal cardinale redentorista Joseph Tobin, arcivescovo di Newark. Nel suo comitato centrale sedevano i vertici dei dicasteri interessati. Tra questi, fino all'8 maggio 2025, c'era anche Robert Prevost, allora prefetto del Dicastero per i Vescovi, che quel giorno fu eletto papa. Il cardinale João Braz de Aviz vi rimase fino al termine del suo mandato al Dicastero per gli Istituti di vita consacrata, il 6 gennaio 2025, quando gli succedette suor Simona Brambilla, che fino a quel momento era la segretaria del gruppo. Ne facevano parte inoltre i cardinali Kevin Farrell e Luis Antonio Tagle, il vescovo agostiniano Luis Marín de San Martín, sottosegretario del Sinodo e da marzo 2026 prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, e Linda Ghisoni, sottosegretaria del Dicastero per i Laici. Il gruppo ha lavorato per ventidue mesi, dall'aprile 2024 al febbraio 2026, articolato in tre sottogruppi guidati dal vescovo portoghese José Ornelas, da suor Maria Sidonie Oyembo e da Emanuele Colombo, che hanno inviato questionari e condotto interviste a vescovi, superiori religiosi e responsabili di movimenti.
Il mandato era riscrivere Mutuae relationes, il documento del 14 maggio 1978 con cui le allora Congregazioni per i Religiosi e per i Vescovi avevano fissato i «criteri direttivi» sui rapporti tra vescovi e religiosi. La Relazione di sintesi della prima sessione sinodale, nell'ottobre 2023, ne aveva chiesto la «rielaborazione»: da allora sono cambiati il Codice di diritto canonico, entrato in vigore nel 1983, il numero e la distribuzione geografica dei religiosi, e sono nati movimenti e comunità che nel 1978 non esistevano o erano agli inizi. Per queste realtà il rapporto adotta una sigla, AFMENC (associazioni di fedeli, movimenti ecclesiali, nuove comunità). Il documento, settanta pagine di cui venticinque di sintesi e il resto di allegati nelle lingue originali dei sottogruppi, si presenta come «un testo di lavoro in itinere di natura propositiva» da affidare «al discernimento del Santo Padre».
Le proposte sono divise in tre blocchi
Vescovi e vita consacrata
Il primo blocco riguarda i rapporti tra vescovi e istituti religiosi. Sul fronte dei nuovi istituti, il rapporto elenca dieci criteri di discernimento, tra cui la «provenienza dallo Spirito», l'ecclesialità, la «credibilità della fondazione», l'«utilità ecclesiale e reale possibilità di sviluppo» e l'«accettazione dei momenti di prova», e chiede che vengano pubblicati sul sito del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata perché ogni vescovo possa consultarli. Chiede anche che i membri delle associazioni pubbliche di fedeli cosiddette in itinere, cioè i gruppi in attesa di essere riconosciuti come istituti religiosi, non indossino un abito proprio, non usino appellativi che rimandino alla vita consacrata e non assumano un «nome religioso» prima del riconoscimento canonico, per evitare confusione tra i fedeli e tra gli stessi membri sulla natura giuridica del gruppo. Per le associazioni che non raggiungono i requisiti domanda procedure chiare di soppressione e di assistenza ai membri. Ai vescovi raccomanda di vigilare sulle associazioni private che si presentano come religiose, «specialmente se i loro membri ricoprono incarichi ministeriali nella diocesi».
Per i rapporti quotidiani con gli istituti già esistenti, il rapporto propone che ogni diocesi nomini un vicario o delegato per la vita consacrata, possibilmente un religioso o una religiosa, e che si tengano incontri almeno annuali tra il vescovo e i superiori maggiori presenti sul territorio. La proposta che dà il titolo al comunicato della Segreteria è quella dei «contratti o protocolli d'intesa obbligatori» tra diocesi e istituti: accordi scritti, redatti secondo un modello standard, che regolino la missione affidata ai religiosi, la formazione, la parità di genere «sul posto di lavoro», le remunerazioni e le questioni patrimoniali. Il testo chiede che diventi obbligatoria anche la creazione di comitati di conciliazione composti da vescovi e da consacrati, «in particolare per le questioni relative alla proprietà», con scadenze precise per la risoluzione delle controversie. Il monitoraggio dei rapporti tra diocesi e istituti potrebbe essere affidato al metropolita e a un superiore maggiore per ciascuna regione. Due punti riguardano situazioni personali: le domande dei preti religiosi che chiedono di lasciare la propria congregazione per incardinarsi in una diocesi, per le quali si chiede una «comunicazione equa e aperta» tra vescovo e superiore, e la «presa in carico» di chi esce da un istituto e vuole continuare una vita consacrata in altra forma.
Una sezione a parte è dedicata agli istituti «in transizione verso il completamento storico», l'espressione con cui il testo indica le congregazioni, soprattutto occidentali, che invecchiano senza nuove vocazioni. Il rapporto richiama gli indicatori di declino elencati nel 1966 dal motu proprio Ecclesiae Sanctae di Paolo VI (pochi membri rispetto all'età dell'istituto, mancanza di candidati per diversi anni, età avanzata della maggioranza) e chiede ai superiori di tenere informati i vescovi sulle modifiche di governo, sul ritiro dalle opere, sulla cura dei membri anziani e sulla «cessione di proprietà», consultando il vescovo prima di chiudere o ristrutturare un'opera. Un passaggio tocca i monasteri femminili autonomi: chiarire l'autorità delle federazioni di monasteri e il loro rapporto con i vescovi diocesani, nel quadro dell'istruzione Cor orans del 2018, «potrebbe aiutare» nelle decisioni sulla sostenibilità dei monasteri e sulla destinazione dei loro beni.

Conferenze episcopali e conferenze dei superiori
Il secondo blocco riguarda i rapporti tra le conferenze episcopali e le conferenze dei superiori maggiori, gli organismi nazionali che riuniscono i responsabili degli istituti religiosi maschili e femminili. Qui compare per la prima volta la visita ad limina: il rapporto chiede che venga «preparata insieme» da vescovi e religiosi, «coinvolgendo anche gli agenti pastorali», e che al ritorno dei vescovi da Roma si organizzi un'assemblea pastorale. Propone che ogni conferenza episcopale e la corrispondente conferenza dei religiosi avviino «entro i prossimi sei mesi» un progetto congiunto di un anno al servizio delle periferie; che nei seminari e nei noviziati si introducano moduli comuni su sinodalità ed ecclesiologia e che religiosi entrino nel corpo docente dei seminari; che le conferenze episcopali abbiano un delegato religioso; che consacrati e laici siedano «come membri a pieno titolo e non solo come consultori» nelle commissioni diocesane, nazionali e internazionali, «nonché nei dicasteri vaticani». Una proposta chiede che le religiose partecipino alla scelta dei vescovi incaricati della vita consacrata a livello nazionale e diocesano. Un'altra domanda di riflettere sui «metodi di assunzione delle decisioni» quando queste toccano i beni dei consacrati o riguardano «i consacrati accusati di abusi».
Movimenti e associazioni
Il terzo blocco riguarda i movimenti e le associazioni. Il rapporto distingue tra aggregazioni di fedeli, cioè gruppi con finalità educative, culturali o sociali che non presuppongono un carisma fondativo, e movimenti e nuove comunità, che hanno «matrice carismatica». Dalle interviste con vescovi e responsabili emergono due diffidenze speculari: da parte dei vescovi quella «dovuta ai recenti scandali legati a vari fondatori» e all'idea che «il tempo dei movimenti sia passato»; da parte dei movimenti la tendenza all'autoreferenzialità. Le proposte vanno dall'inserimento sistematico nei piani pastorali e negli organismi diocesani (consulte delle aggregazioni laicali, consigli pastorali, assemblee sinodali) alla formazione dei seminaristi sul laicato, «per superare i pregiudizi che spesso nascono proprio nei seminari». Il testo chiede inoltre una riflessione generale sul destino dei carismi «dopo la morte del fondatore», fase in cui «la spinta propulsiva di queste realtà si attenua», e una «strutturazione ordinata» degli organi di governo dei movimenti «sin dal loro sorgere».
In allegato il rapporto pubblica anche le raccomandazioni dell'UISG e dell'USG, le unioni internazionali delle superiore e dei superiori generali, che usano un linguaggio più diretto della sintesi. Osservano che le religiose «spesso mancano di pari tutela canonica e di accesso alle decisioni», definiscono l'incardinazione dei preti religiosi nelle diocesi «una questione critica e irrisolta» che non deve diventare «una scorciatoia per coprire vuoti pastorali», e chiedono che la vita religiosa non sia ridotta a rimedio per le carenze pastorali, «in particolare nell'amministrazione delle parrocchie». Domandano anche che UISG e USG siano «pienamente coinvolte» nella stesura del documento destinato a sostituire Mutuae relationes.
Il Gruppo 7 e le visite ad limina
La visita ad limina Apostolorum, letteralmente «alle soglie degli apostoli», è il viaggio che ogni vescovo diocesano compie a Roma per pregare sulle tombe di Pietro e Paolo, incontrare il Papa e visitare gli uffici della Curia. Il Codice di diritto canonico (canoni 399 e 400) la lega alla relazione quinquennale sullo stato della diocesi; le modalità sono fissate da un Direttorio della Congregazione per i Vescovi del 29 giugno 1988. Da tempo i vescovi vengono in Vaticano raggruppati per conferenza episcopale o, nei paesi con molte diocesi, per regioni. La cadenza quinquennale non è più rispettata da decenni: il rapporto lo scrive apertamente e attribuisce il ritardo agli «accresciuti impegni del Papa» e all'aumento del numero delle diocesi nel mondo.
Il Gruppo 7, coordinato dal vescovo emerito di Münster Felix Genn, aveva pubblicato il 5 maggio la prima parte del suo lavoro, sui criteri di selezione dei vescovi. La seconda parte muove da una consultazione delle conferenze episcopali e delle Chiese orientali. I vescovi chiedono questionari più brevi, più tempo per compilarli, una discussione più attenta ai loro contenuti negli incontri romani, maggiore spazio alla dimensione spirituale e più tempo con il Papa; alcuni chiedono semplicemente che le visite si svolgano secondo le scadenze previste dalle norme. Il testo riporta anche la reazione dei dicasteri coinvolti (Evangelizzazione, Chiese Orientali, Vescovi, Prefettura della Casa Pontificia), secondo cui alcune aspettative sono «legittime e sostenibili» mentre altre «appaiono di difficile realizzazione» per gli impegni del Papa, la mole di lavoro degli uffici e «le possibilità concrete dei loro Officiali». Il Documento finale del Sinodo, nell'ottobre 2024, aveva definito le visite «il momento più alto» delle relazioni tra i vescovi e il Papa, annotando che «molti Vescovi desiderano che si riveda la forma in cui si realizzano». Il rapporto segnala che alcuni dicasteri «stanno già lavorando a una riforma procedurale» e presenta le proprie proposte come «un quadro di riferimento» in cui situare quel lavoro.
Le proposte seguono le tre fasi della visita: la preparazione, il soggiorno a Roma, il ritorno.

Un nuovo organismo e una nuova Relazione previa
La prima novità è organizzativa. Il rapporto chiede la creazione di un «organismo interdicasteriale» coordinato dalla Prefettura della Casa Pontificia, con la Segreteria di Stato, i dicasteri interessati e la Segreteria del Sinodo, incaricato di pianificare ogni anno calendario e «stile» delle visite e di discernere le esigenze specifiche delle Chiese di un territorio. Il testo è esplicito: «Senza un organismo simile, molte delle proposte che seguono potranno rivelarsi di difficile realizzazione».
Sulla preparazione, il rapporto critica il questionario attuale per la Relazione previa, il documento sullo stato della diocesi che precede la visita, giudicandolo troppo concentrato sulle statistiche e uguale per tutte le diocesi del mondo. Chiede che i dati numerici siano trasmessi per altra via e che la relazione si concentri sui frutti dell'evangelizzazione, sulle sfide pastorali, sulle «tensioni che necessitano un chiarimento» e su ciò che le Chiese si aspettano dalla visita. Chiede soprattutto che alla stesura partecipino, oltre al vescovo e ai suoi collaboratori, preti, diaconi, religiosi e laici, a partire dal consiglio presbiterale e dal consiglio pastorale diocesano. L'argomento addotto è anche di attendibilità: una relazione redatta da molti soggetti, «competenti su diversi ambiti dell'azione pastorale», sarebbe più capace «di comprovare la veridicità delle affermazioni». Le relazioni verrebbero poi discusse collegialmente dai vescovi della provincia ecclesiastica o della conferenza episcopale, sotto la guida del metropolita o del presidente, e inviate all'organismo di coordinamento insieme alla relazione del nunzio. Riunioni preparatorie online con la Curia servirebbero ad alleggerire il programma romano.
Il soggiorno a Roma
Il rapporto propone una cadenza di «almeno ogni otto anni», in sostituzione del quinquennio previsto dal Codice, compensata da contatti ordinari più frequenti con la Curia. Chiede che il pellegrinaggio e l'Eucaristia nelle basiliche di San Pietro e San Paolo siano il centro della visita e che venga calendarizzata una Messa presieduta dal Papa, con eventuali altri momenti di preghiera come una liturgia penitenziale o una celebrazione con le comunità nazionali residenti a Roma. Chiede che i vescovi siano divisi in gruppi ristretti, perché «l'incontro con il Papa dovrebbe essere l'occasione per entrare in uno scambio spirituale, cosa realizzabile solo in piccoli gruppi», e che si elaborino modelli diversi di visita a seconda della grandezza delle delegazioni. Il programma dovrebbe evitare visite ai dicasteri troppo brevi per essere utili, accorpandole o saltandole quando non necessarie. Per il dialogo con la Curia il testo suggerisce il metodo della «conversazione nello Spirito», la tecnica di confronto in piccoli gruppi adottata durante le assemblee sinodali.
Il rapporto propone poi che una rappresentanza diocesana, designata dalla Chiesa locale tra chi ha collaborato alla relazione, accompagni il vescovo a Roma e partecipi ad alcuni incontri, e che si studino «strategie di finanziamento» perché le diocesi più lontane o con meno risorse non siano svantaggiate.
Due punti sono più circoscritti. Il primo riguarda gli abusi: la visita dovrebbe diventare «l'occasione ordinaria» per valutare l'impegno delle diocesi nella tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, con un rapporto specifico da inviare in anticipo e da discutere a Roma anche con la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, secondo quanto previsto dallo statuto della Commissione del 20 maggio 2026. Il secondo riguarda le Chiese orientali: data l'emigrazione di fedeli di rito orientale nei Paesi di tradizione latina, la visita dovrebbe servire a rendere i vescovi latini più consapevoli del patrimonio di queste Chiese.
Il ritorno e la valutazione
Per il dopo, il testo prevede una verifica online tra i vescovi e l'organismo di coordinamento subito dopo il viaggio; un resoconto scritto dei dicasteri alle conferenze episcopali, integrato con i temi che non si è riusciti ad affrontare a Roma per mancanza di tempo; uno o più incontri pubblici in cui il vescovo e i fedeli che lo hanno accompagnato rendano conto alla diocesi; una nuova riunione dei vescovi della provincia o della conferenza per ricavare indicazioni pastorali comuni; un incontro online di medio termine tra una visita e l'altra; e, periodicamente, una «commissione ecclesiastica indipendente» che valuti l'intero processo, compreso l'operato dell'organismo di coordinamento e dei dicasteri. Il rapporto rinvia infine al Gruppo di Studio 12 la questione dello statuto teologico e giuridico delle conferenze episcopali, che le visite «in una Chiesa sempre più globale» rendono più urgente.
Cosa succede adesso
Il comunicato della Segreteria rimanda a una propria Nota del 3 marzo 2026 per descrivere il percorso: i dicasteri competenti e la Segreteria del Sinodo dovranno tradurre le proposte in misure operative da sottoporre a Leone XIV, cui spetta ogni decisione. Il Gruppo 6, con la consegna del rapporto, ha concluso il mandato. Il Gruppo 7 prosegue i lavori sulla funzione giudiziale del vescovo, la cui trattazione sarà pubblicata al termine del percorso.



