Roma - In queste ore Francesco Capozza, vaticanista de Il Tempo, ha individuato l’ennesimo bersaglio ed è finito per mettere nei guai anche il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova.
Nel suo mirino, ormai da diversi giorni, è finito il cardinale Pietro Parolin. Curioso destino per il Segretario di Stato: fino alla vigilia del conclave del 2025 Capozza lo presentava come il «papabile per eccellenza», attribuendogli le maggiori possibilità di essere eletto. Oggi lo stesso porporato diventa oggetto di invettive, post sui social e ricostruzioni sulle presunte cene e sulle manovre dei giorni precedenti l’ingresso dei cardinali nella Sistina. Il 4 maggio 2025 Capozza scriveva ancora che Parolin era il candidato con «più chance» di diventare Papa.

C’è però un particolare che rende questa nuova stagione di retroscena, tanto cari al "vaticanista più temuto del globo terraqueo", particolarmente interessante. In una diretta TikTok, che Silere non possum pubblica oggi, Capozza indicò il cardinale Angelo Bagnasco come una delle proprie fonti sui segreti conclavari, arrivando a raccontare che l’ex presidente della CEI gli avrebbe riferito particolari riservati sul conclave del 2013 che elesse Jorge Mario Bergoglio. Bagnasco nel 2025 aveva già superato gli ottant’anni e dunque non è entrato in conclave, ma ha preso parte alle cene, agli incontri riservati, ai salotti romani e alle Congregazioni generali. Ed è proprio qui che la vicenda diventa singolare.
Capozza ha scritto, questa mattina su Il Tempo, che per il cardinale che parla del conclave scatterebbe automaticamente la scomunica latae sententiae. È falso. La Universi Dominici Gregis dice altro.
La scomunica automatica per la violazione del segreto è prevista espressamente per il personale indicato ai nn. 46 e 48 - segretario del Collegio, cerimonieri, confessori, medici, addetti ai servizi e gli altri soggetti ammessi - che presta uno specifico giuramento nel quale è scritta la pena della scomunica latae sententiaeriservata alla Sede Apostolica.
Per i cardinali la disciplina è contenuta nei nn. 59 e 60. È vietato rivelare informazioni sulle votazioni e su quanto discusso in relazione all’elezione; il divieto riguarda espressamente anche i cardinali non elettori che partecipano alle Congregazioni generali. Dopo l’elezione gli elettori devono continuare a mantenere il segreto, graviter onerata ipsorum conscientia. In questi articoli non viene però comminata la scomunica automatica per la semplice rivelazione di quelle notizie.
La latae sententiae compare invece, tra l’altro, per la simonia, per l’accettazione di un veto proveniente da autorità civili e per determinati accordi vincolanti sul voto tra cardinali. Sono fattispecie precise.
Al di là, però, delle ricostruzioni fantasiose di Capozza, alle quali ormai qualcuno avrà anche fatto l’abitudine - si attendono ancora la nomina di Di Tolve a Chioggia, l’elezione di Pietro Parolin al soglio pontificio e la rottura dei rapporti tra Santa Sede e Francia a causa dell’odio di Leone XIV nei confronti di Emmanuel Macron: tutte sciocchezze raccontate da Capozza e puntualmente smentite dai fatti - resta una domanda molto più seria: Angelo Bagnasco ha davvero rivelato informazioni di questo genere a un personaggio come Capozza? E, se fosse vero, quale pena dovrebbe essere applicata al porporato?
E forse ancora più seria è la domanda da rivolgere a quelle poche persone che continuano a lasciarsi andare a commenti in presenza di questo personaggio che, vale la pena ricordarlo, non è iscritto all’Ordine dei giornalisti: è davvero prudente confidarsi con chi parla pubblicamente delle proprie fonti, arrivando così a esporre le persone coinvolte a rischi anche gravi? Di ciò che disse di Padre Enzo Fortunato avevamo già parlato in questo articolo.
d.A.R.
Silere non possum



