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«Biffi e la Teologia»: Bologna ricorda il cardinale a dieci anni dalla morte
Chiesa cattolica23 settembre 2025

«Biffi e la Teologia»: Bologna ricorda il cardinale a dieci anni dalla morte

Una giornata di studio nel Seminario arcivescovile ripercorre il pensiero e l’eredità pastorale di Giacomo Biffi: dalla formazione ambrosiana al cristocentrismo cosmico, dal legame con i Padri della Chiesa al dialogo con la città

Bologna – A dieci anni dalla scomparsa del cardinale Giacomo Biffi, la Chiesa di Bologna, insieme alla Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna e al Centro culturale “Enrico Manfredini”, dedica al suo ricordo una giornata di studio che si svolgerà giovedì 25 settembre, dalle 9.30 alle 18, nell’aula magna del Seminario arcivescovile di Bologna. L’iniziativa, inserita nella più ampia rassegna “Biffi e Bologna”, è sostenuta anche dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, e porta come filo conduttore un’espressione che ben sintetizza la cifra del cardinale: «Il sapore dei tortellini, la sfida attuale della vita eterna». Una frase che racchiude la capacità di Biffi di partire dalla concretezza quotidiana per aprire lo sguardo al mistero di Dio.

La giornata sarà introdotta dal cardinale Matteo Zuppi, che raccoglie oggi l’eredità pastorale di Biffi sulla cattedra di san Petronio, e da mons. Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia-Guastalla, che ne presenterà le linee spirituali fondamentali.

I primi interventi saranno dedicati agli anni giovanili e alla formazione di Biffi nella Chiesa ambrosiana. Daniele Premoli, della postulazione generale dei Domenicani, racconterà l’esperienza di Biffi a Milano come prete e teologo, in un contesto culturale segnato da fermenti intellettuali e da figure di grande spessore. Alberto Cozzi, docente della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, si concentrerà invece sulla visione cristocentrica della storia e il rapporto drammatico tra libertà umana e piano divino.

La mattinata proseguirà con uno sguardo alla radice patristica del pensiero di Biffi. Mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, vescovo di Carpi e vicepresidente della CEI, lo collocherà nel solco di sant’Ambrogio, che egli stesso definiva “padre e maestro”. A sviluppare questo aspetto interverranno poi due docenti della FTER: don Federico Badiali, che metterà in luce il legame diretto tra Biffi e la tradizione ambrosiana, e don Giuseppe Scimè, che allargherà il discorso mostrando come Biffi seppe muoversi tra i grandi Padri, da Ambrogio di Milano a Pietro Crisologo di Ravenna, con una sensibilità che intrecciava teologia e letteratura.

Il pomeriggio sarà dedicato agli sviluppi sistematici del suo pensiero. Padre Giuseppe Barzaghi, domenicano e filosofo, presenterà la prospettiva del “cristocentrismo cosmico” che attraversa molte delle opere di Biffi, collegandola alla cosiddetta Scuola di Anagogia, dove la teologia non è mai puro concetto, ma tensione verso il senso ultimo. A seguire, mons. Valentino Bulgarelli, sottosegretario CEI, ne metterà in luce la passione pastorale: per Biffi, fede e libertà non erano concetti astratti, ma dimensioni inseparabili della vita cristiana e dell’esperienza ecclesiale. Lo stesso sguardo sarà declinato da un’altra prospettiva da Sergio Belardinelli, docente di Sociologia all’Università di Bologna, che mostrerà come Biffi abbia elaborato una vera e propria lettura teologica della città, capace di cogliere le sfide e le contraddizioni del vivere civile contemporaneo.

Il dibattito finale offrirà infine un affresco delle sue relazioni più significative. Fabrizio Mandreoli rileggerà il rapporto, spesso teso, con Giuseppe Dossetti, come un episodio emblematico della storia ecclesiale e politica del Novecento italiano. Padre Serafino Tognetti porterà invece la testimonianza dell’amicizia con don Divo Barsotti, un legame che mostra quanto la spiritualità di Biffi fosse radicata nel dialogo con figure carismatiche e profetiche.

La giornata si annuncia così non come una semplice commemorazione, ma come un’occasione di confronto vivo sulla sua eredità teologica e culturale. In Biffi, Bologna ha avuto un arcivescovo che seppe parlare alla città con un linguaggio insieme ironico e profondo, provocatorio e affettuoso, capace di intrecciare le radici della tradizione con le domande dell’uomo contemporaneo. A dieci anni dalla morte, il suo pensiero continua a interpellare, non come memoria ingiallita, ma come voce ancora attuale.

T.A.
Silere non possum

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