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Don Lino Zatelli trovato morto in canonica: dolore alla Clarina
Chiesa cattolica14 agosto 2026

Don Lino Zatelli trovato morto in canonica: dolore alla Clarina

Il sacerdote aveva guidato per ventiquattro anni la parrocchia di San Carlo Borromeo. Negli ultimi mesi viveva con sofferenza il trasferimento deciso dall’arcidiocesi, contestato da centinaia di fedeli.

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La comunità di San Carlo Borromeo alla Clarina, quartiere a sud di Trento, piange don Lino Zatelli, sacerdote di 75 anni trovato senza vita mercoledì mattina nella canonica della parrocchia. A dare l'allarme è stato il sagrestano, insospettito dall'assenza del prevosto alla consueta messa delle 8.30. Ad aprire la porta dell'abitazione è stato il medico personale del sacerdote, Andrea Scardigli, chiamato d'urgenza dallo stesso sagrestano, che lo ha trovato ormai privo di vita all'interno della canonica. Si parla di gesto volontario ma non è stata chiarita alcuna dinamica. Si attendono i risultati dell'autopsia.

Nato a Sorni di Lavis il 4 maggio 1951, Zatelli fu ordinato sacerdote nel 1978 tra i padri Pavoniani, a Susà di Pergine. I primi incarichi lo portarono a Raossi, Camposilvano e nella parrocchia di Vallarsa, tra il 1986 e il 1992. Seguirono gli anni a Vigo Meano, Meano e Gazzadina, insieme all'incarico di decano della zona pastorale di Lavis, ricoperto dal 1994 al 2001. Dal 2001 guidava la comunità della Clarina, diventando negli anni una delle figure più note della diocesi trentina. Era inoltre cappellano della Polizia di Stato e animatore instancabile di pellegrinaggi in Terra Santa, capace di richiamare fedeli anche da comunità lontane dalla Clarina, e negli ultimi anni aveva saputo mantenere un rapporto di ascolto reciproco con generazioni diverse di parrocchiani, dai più anziani ai giovani dell'oratorio. 

A incidere sugli ultimi mesi della sua vita fu la decisione dell'arcidiocesi, comunicata in giugno, di destinarlo, in qualità di collaboratore pastorale, alla zona Rotaliana-Terre d'Avisio-Paganella, con residenza a Zambana. Il trasferimento, previsto per l'autunno, aveva provocato una mobilitazione senza precedenti tra i fedeli della Clarina, che avevano raccolto centinaia di firme in una petizione online indirizzata all'arcivescovo Lauro Tisi per chiedere che il loro parroco restasse. Lo stesso Zatelli, in un'omelia pronunciata circa due mesi prima della morte davanti a una chiesa gremita anche di fedeli giunti da altre parrocchie, aveva ammesso pubblicamente la fatica di accettare la novità e la difficoltà a contenere le proprie emozioni di fronte a un cambiamento che, aveva detto, non aveva mai chiesto: né in occasione dell'esperienza in Vallarsa, né a Meano, né ora alla Clarina, dopo ventiquattro anni di servizio in quella comunità. Aveva assicurato ai fedeli che sarebbero rimasti insieme fino a novembre, invitandoli a non arrendersi, ma la vicenda continuava a pesargli, secondo quanto raccontato da diversi parrocchiani nei giorni successivi alla sua morte, i quali hanno descritto un uomo visibilmente provato, pur mai apertamente in difficoltà durante le funzioni religiose.

La vicenda si colloca in un contesto più ampio, comune a gran parte delle diocesi italiane, di progressiva riduzione del numero di sacerdoti e di conseguente riorganizzazione delle zone pastorali, che spesso comporta il trasferimento di preti anche in età avanzata verso incarichi di collaborazione in territori più estesi. 

La notizia della morte di Zatelli ha suscitato reazioni ben oltre l'ambito ecclesiale. Il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, lo ha ricordato come un sacerdote innovatore, capace di farsi ascoltare anche da chi non condivideva la fede, e lo ha definito un riferimento carismatico in ogni evento di comunità, rievocando un ultimo saluto avvenuto appena il lunedì precedente, in occasione dell'ingresso in servizio di alcuni nuovi agenti della Polizia di Stato, di cui Zatelli era cappellano. Mercoledì sera, nella chiesa parrocchiale di San Carlo Borromeo, don Rodolfo Pizzoli ha guidato un rosario in memoria del confratello, alla presenza di numerosi fedeli. Il cordoglio si è esteso anche alla comunità di Lavis, dove il sacerdote aveva mantenuto legami familiari e pastorali fin dagli anni del decanato: l'amministrazione locale lo ha descritto come una figura profondamente legata al territorio, la cui perdita risulta ancora più dolorosa perché il suo ritorno, seppure in una veste diversa, era atteso a breve.

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