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Cosa sappiamo del furto delle ostie consacrate a Pavia
Chiesa cattolica02 settembre 2026

Cosa sappiamo del furto delle ostie consacrate a Pavia

Qualcuno ha forzato la cappella di San Giovannino, divelto il tabernacolo e portato via la pisside: il vescovo Corrado Sanguineti ritiene che possa essere stata una profanazione intenzionale.

Nella cappella del cimitero comunale di San Giovannino, a Pavia, qualcuno ha forzato la porta d'ingresso, ha strappato il tabernacolo dalla sua sede e ha portato via la pisside con le ostie consacrate che vi erano custodite. È accaduto tra la sera di venerdì 28 e la mattina di sabato 29 agosto. Ad accorgersene sono state alcune fedeli che sabato mattina si sono presentate alla cappella e l'hanno trovata aperta, con il tabernacolo divelto e diverse ostie sparse sul pavimento. Le particole rimaste sono state raccolte e trasferite in Duomo. Il vicario generale della diocesi, don Daniele Baldi, ha presentato denuncia al comando provinciale dei carabinieri, che hanno aperto un'indagine.

La diocesi ha tenuto la notizia riservata per due giorni. A renderla pubblica è stato il vescovo Corrado Sanguineti, lunedì 31 agosto, con una lettera ai fedeli diffusa dal settimanale diocesano Il Ticino. In mattinata Sanguineti aveva compiuto un sopralluogo nella cappella insieme al cappellano del cimitero e alla funzionaria del Comune di Pavia che ha in carico la struttura: il cimitero e la cappella sono infatti di proprietà comunale, mentre il culto è affidato alla diocesi.

«Purtroppo, la modalità del furto fa pensare a una voluta profanazione e una sottrazione intenzionale dell'Eucaristia», scrive il vescovo. La distinzione conta. Una pisside è una coppa con coperchio, di solito in metallo dorato o argentato, che serve a contenere le ostie già consacrate; il suo valore commerciale è quasi sempre modesto. Chi entra in una chiesa per rubare punta di norma alle cassette delle offerte, ai candelabri, agli arredi rivendibili. Qui, a quanto risulta dalla ricostruzione della diocesi, l'obiettivo era il contenuto del tabernacolo, e alcune particole sono state lasciate cadere a terra durante l'azione.

Per capire la reazione della Chiesa pavese occorre tenere presente che cosa rappresentano quelle ostie per i cattolici. Il tabernacolo è il piccolo armadietto, generalmente collocato dietro o accanto all'altare, dove si conservano le ostie consacrate durante la Santa Messa e non distribuite, per la comunione ai malati e per l'adorazione. Secondo la dottrina cattolica, con la consacrazione il pane diventa realmente il corpo di Cristo: Sanguineti lo ricorda con le parole del catechismo, definendo il Santissimo Sacramento «la presenza viva e reale di Cristo Signore, nel segno del pane consacrato e trasformato, per la potenza dello Spirito, nel Corpo e Sangue del Signore». Da questo deriva la gravità attribuita al gesto: chi porta via le ostie consacrate, dal punto di vista di un credente, non ruba un oggetto ma si impossessa di Cristo stesso.

Il diritto della Chiesa tratta il caso tra i delitti più gravi in assoluto. Il canone 1382 del Codice di diritto canonico stabilisce che chi getta via le specie consacrate, oppure le sottrae o le conserva a scopo sacrilego, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica. Significa che la scomunica scatta automaticamente nel momento in cui il fatto viene commesso, senza bisogno di un processo, e che può essere rimessa soltanto dalla Santa Sede, in pratica dalla Penitenzieria Apostolica. È la stessa sanzione prevista per chi usa violenza fisica contro il Papa. La norma vale, naturalmente, solo se gli autori sono cattolici: il diritto canonico vincola i battezzati e non ha alcun effetto su chi non appartiene alla Chiesa.

Sul piano penale italiano il fatto è, prima di tutto, un furto aggravato con effrazione. A questo si aggiunge l'articolo 404 del codice penale, che punisce con la reclusione fino a due anni chi, in un luogo destinato al culto, distrugge, deteriora o imbratta cose che formano oggetto di culto o sono destinate all'esercizio del culto, offendendo così una confessione religiosa. Il tabernacolo divelto e le ostie gettate a terra rientrano in questa fattispecie. Spetterà ai carabinieri stabilire identità e movente degli autori.

Sanguineti ha preso tre decisioni. La prima è una Messa di riparazione, che celebrerà lui stesso venerdì 4 settembre alle 16 nella cappella del cimitero. Nella tradizione cattolica la riparazione è la risposta comunitaria a un'offesa recata a Dio o a una cosa sacra: preghiera e penitenza offerte, per così dire, al posto di chi ha commesso l'atto e in contrappeso ad esso. La seconda decisione è che nella cappella, «almeno per ora», l'Eucaristia non sarà più conservata; le celebrazioni riprenderanno regolarmente da domenica 6 settembre, ma il tabernacolo resterà vuoto. La terza riguarda tutta la diocesi: il vescovo ha chiesto a parroci e rettori di chiese di celebrare nei prossimi giorni una Messa votiva dell'Eucaristia, cioè una messa i cui testi liturgici sono scelti per un'intenzione specifica anziché seguire il calendario del giorno, facendola precedere da un tempo di adorazione davanti al Santissimo Sacramento.

La lettera contiene anche un appello agli autori del furto. Il vescovo chiede ai fedeli di pregare perché «si ravvedano, si rendano conto di ciò che hanno fatto e possano riconsegnare le sante particole consacrate e sottratte». E chiude con una nota rivolta all'interno della Chiesa: il dolore di queste ore, scrive, dovrebbe convertire i cuori dei credenti «risvegliandoli dall'indifferenza e dalla trascuratezza con cui, talvolta, circondiamo il dono immenso della presenza eucaristica di Cristo».

Il caso di Pavia è uno di tre episodi analoghi avvenuti nello stesso fine settimana in due regioni diverse. A Scordia, comune di circa quindicimila abitanti nell'area metropolitana di Catania, nella notte tra il 28 e il 29 agosto dalla chiesa di Santa Maria Maggiore è sparita la pisside con le ostie consacrate, insieme ad alcuni oggetti dell'arredo sacro. Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri i ladri sarebbero entrati dall'alto, forzando una vetrata, e uno di loro si sarebbe ferito lasciando tracce di sangue sul pavimento, sulle quali sono previsti accertamenti. Il vescovo di Caltagirone, Calogero Peri, si è detto «ferito e addolorato» e ha invitato i fedeli a «riparare, pregare, adorare», chiedendo di perdonare i responsabili «perché non sanno veramente quello che fanno».

Il terzo caso riguarda Stoppiaro, frazione di Poggio Rusco, nel Mantovano. Tra venerdì e sabato ignoti hanno forzato la porta posteriore della chiesa di Santa Maria Maddalena, hanno raggiunto l'altare maggiore e hanno smurato il tabernacolo, un'opera in marmo degli anni Cinquanta stimata circa seimila euro, portandolo via per intero. La cassa metallica dorata che conteneva era vuota al momento del furto, quindi in questo caso non sono state sottratte ostie. Il sindaco Fabio Zacchi ha parlato di «un furto sacrilego che colpisce tutta la comunità».

Non è la prima serie di questo tipo dell'estate. A luglio due chiese del Fermano, tra cui quella del Sacro Cuore a Porto Sant'Elpidio, colpita il 13 luglio, erano state violate con lo stesso schema: tabernacolo aperto, pisside sottratta, ostie sparite, oggetti di maggior valore lasciati al loro posto.

I furti registrati negli ultimi mesi sembrano alimentare anche un mercato di ostie consacrate destinate a riti esoterici e alle cosiddette messe nere. In Italia episodi di questo genere vengono segnalati con crescente frequenza. In alcuni casi, chi intende impossessarsi dell’Eucaristia partecipa direttamente alle celebrazioni, riceve la Comunione sulla mano e approfitta di un momento di distrazione del ministro per non consumare l’ostia e sottrarla, con l’obiettivo di utilizzarla successivamente in pratiche sacrileghe o riti blasfemi.

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