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Due italiane tra i nuovi venerabili: una salvò gli ebrei nella Firenze occupata
Città Del Vaticano18 giugno 2026

Due italiane tra i nuovi venerabili: una salvò gli ebrei nella Firenze occupata

Nell'udienza del 18 giugno al cardinale Semeraro, il Papa autorizza un decreto di martirio e cinque di virtù eroiche. Tra i nuovi venerabili anche madre Agnese Tribbioli, fiorentina, Giusta tra le Nazioni.

Città del Vaticano - Venti sacerdoti diocesani uccisi nei mesi più feroci della guerra civile spagnola si avvicinano agli altari. Nell'udienza concessa questa mattina, giovedì 18 giugno 2026, al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, Leone XIV ha autorizzato la promulgazione di un decreto sul martirio e di cinque decreti sulle virtù eroiche.

Il riconoscimento del martirio in odium fidei apre la via diretta alla beatificazione, senza che occorra un miracolo: è il sangue versato a fungere da prova. Il riconoscimento delle virtù eroiche conferisce invece il titolo di venerabile, tappa intermedia che da sola non consente ancora alcun culto pubblico.

I venti di Ibiza

Il decreto sul martirio riguarda i servi di Dio Juan Torres Torres e 19 compagni, tutti sacerdoti diocesani uccisi tra l'agosto e il settembre del 1936 sul territorio della diocesi di Ibiza, nel quadro della persecuzione religiosa che accompagnò lo scoppio del conflitto spagnolo. Sull'isola, nelle prime settimane dopo il fallito colpo di Stato, il clero fu tra i bersagli principali della repressione: le chiese vennero saccheggiate e date alle fiamme, e i sacerdoti arrestati e fucilati. La diocesi di Ibiza e Formentera ne fa memoria ogni 13 settembre, custodendone la testimonianza come modello di fedeltà e di costanza nella fede. Con il decreto odierno, il gruppo è ora avviato alla beatificazione.

I cinque nuovi venerabili

Gli altri cinque decreti riconoscono l'eroicità delle virtù di altrettanti servi di Dio, che diventano così venerabili.

Júlio Maria De Lombaerde (al secolo Júlio Emilio Alberto), sacerdote belga della Congregazione dei Missionari della Sacra Famiglia, nato a Waregem il 7 gennaio 1878 e morto in Brasile, nei pressi dell'odierno comune di Alto Jequitibá, il 24 dicembre 1944. Missionario di lungo corso in terra brasiliana, fu fondatore di tre famiglie religiose: le Figlie del Cuore Immacolato di Maria, i Missionari di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e le Suore di Nostra Signora del Santissimo Sacramento.

Maria Teresa Tallon (al secolo Julia Teresa), statunitense, nata a Hanover il 6 maggio 1867 e morta a Monroe il 10 marzo 1954. Fu fondatrice della Congregazione delle Visitatrici Parrocchiali di Maria Immacolata.

Maria Agnese Tribbioli (al secolo già nota come madre Agnese), religiosa fiorentina, nata a Firenze il 20 aprile 1879 e ivi morta il 27 gennaio 1965, fondatrice della Congregazione delle Suore Pie Operaie di San Giuseppe. La sua figura ha un rilievo che travalica la storia interna della Chiesa: è iscritta tra i Giusti tra le Nazioni per l'opera compiuta a favore degli ebrei nella Firenze occupata. Durante la guerra nascose nel suo istituto, in via dei Serragli, una famiglia ebrea, operando all'interno della rete di soccorso che a Firenze faceva capo al cardinale Elia Dalla Costa e al rabbino Nathan Cassuto. È rimasto celebre l'episodio del novembre 1943, quando si trovò di fronte due ufficiali delle SS giunti al convento in cerca di ebrei e li congedò rispondendo che lì non vi erano ebrei, ma soltanto figli di Dio.

Clara Andreu y Malferit (al secolo Barbara Onofria), monaca girolamina del monastero di San Bartolomeo di Inca, a Maiorca, nata a Palma di Maiorca il 4 dicembre 1596 e morta a Inca il 24 giugno 1628. Figura mistica del primo Seicento, la sua fama di santità si è conservata nei secoli legata al monastero in cui visse.

Maria Petra Giordano (al secolo Nicoletta), monaca professa dell'Ordine dei Predicatori, nata a Napoli il 4 luglio 1912 e morta a Bibbiena il 21 giugno 2006. È la più recente, per data di morte, tra i servi di Dio coinvolti in questa tornata di decreti.

Il processo verso il riconoscimento

Vale la pena ricordare le tappe del cammino, ciascuna sancita da un atto formale.

Il primo titolo è quello di servo di Dio, attribuito quando la causa viene aperta in sede diocesana, dopo il nihil obstat della Santa Sede. È la fase in cui si raccolgono gli scritti, le testimonianze e le prove sulla vita, sulle virtù e sull'eventuale martirio.

Segue il grado di venerabile, che la Chiesa riconosce dopo che il Dicastero ha accertato, e il Papa ha proclamato, l'eroicità delle virtù del candidato. È lo stadio raggiunto oggi dai cinque servi di Dio non martiri. Al venerabile non spetta ancora alcun culto pubblico.

Il terzo grado è quello di beato. Per i cosiddetti confessori - coloro che non sono martiri - la beatificazione richiede il riconoscimento di un miracolo ottenuto per loro intercessione. Per i martiri, invece, il riconoscimento del martirio sostituisce il miracolo, e alla beatificazione si può giungere senza di esso: è precisamente il caso dei sacerdoti di Ibiza. Esiste poi una terza via, l'offerta della vita, introdotta da Papa Francesco nel 2017 con la lettera apostolica Maiorem hac dilectionem e distinta sia dal martirio sia dalle virtù eroiche, che per la beatificazione richiede comunque un miracolo. Con la beatificazione si concede un culto pubblico circoscritto a una diocesi, a una nazione o a una famiglia religiosa.

L'ultimo gradino è la canonizzazione, che fa del beato un santo e ne autorizza il culto pubblico in tutta la Chiesa. Per arrivarvi occorre, di norma, un ulteriore miracolo riconosciuto dopo la beatificazione.

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