Tallinn - Il 20 agosto del 1991, mentre i mezzi corazzati sovietici avanzavano verso Tallinn, Vello Enniste aveva trentaquattro anni e lavorava nell'edilizia. Insieme ai colleghi montò delle sirene sui camion da cantiere, li caricò di ghiaia e li portò su Toompea, dove si erano barricati i difensori del parlamento. Non gli furono consegnate armi: soltanto un bracciale della Kaitseliit, la milizia di autodifesa territoriale. «Ega relvi ei olnud, pidi oma rinnaga kaitsma», avrebbe raccontato anni dopo: non c'erano armi, bisognava difendersi col proprio petto. Trentacinque anni dopo, con la sua impresa ha costruito quasi mille edifici e la sta cedendo alla generazione successiva. È stato il presidente Alar Karis a riportare la sua storia questa sera, aprendo con essa quello che ha definito il proprio ultimo discorso da capo dello Stato per il Taasiseseisvumpäev, la giornata che l'Estonia dedica al ripristino dell'indipendenza.
La giornata si è aperta alle sette del mattino con l'alzabandiera nel giardino del Governatore, su Toompea. Hanno parlato il presidente del parlamento Lauri Hussar, il primo ministro Kristen Michal e il presidente del Club del 20 Agosto Ants Veetõusme; le parole di benedizione sono state pronunciate dall'arcivescovo luterano Urmas Viilma. Due ore dopo, nel Duomo di Tallinn, si è tenuto il tradizionale culto ecumenico con i rappresentanti del Consiglio delle Chiese estoni. Nella predica, lo stesso Viilma si è soffermato sulla responsabilità di ogni generazione di tramandare a quella successiva la memoria e la cura della libertà, senza pretendere di custodirla sotto vetro come un cimelio da museo: lo stesso tema che Karis avrebbe sviluppato poche ore dopo, nel giardino delle rose. Al termine del culto, nella stessa cattedrale, Veetõusme e Viilma, quest'ultimo anche presidente del Consiglio delle Chiese, hanno firmato una dichiarazione congiunta che invita gli estoni a restare uniti e ad avere fiducia nel futuro, ricordando che l'indipendenza non è un semplice ricordo ma un dovere che si rinnova ogni giorno; il testo si chiude con un versetto del Salmo 127. Nel pomeriggio è andato in onda su ETV il concerto «Mineviku hääl, tuleviku kõla», la voce del passato, il suono del futuro. Alle diciotto è cominciato, nel giardino delle rose del palazzo di Kadriorg, il ricevimento offerto dal presidente e dalla moglie Sirje Karis, con ospite d'onore la presidente islandese Halla Tómasdóttir.

Quello di stasera è l'ultimo discorso di anniversario che Karis pronuncia da presidente. Il suo mandato volge al termine, e da domani si potranno presentare ufficialmente le candidature per succedergli: la cancelliera di giustizia Ülle Madise, sostenuta da Isamaa, era già data favorita da un sondaggio Delfi di inizio agosto, che le assegnava il consenso di quasi un elettore su tre. Buona parte del discorso è stata dedicata a chiedere più fiducia verso chi non ha vissuto l'occupazione sovietica se non sui banchi di scuola. Il ricambio, ha detto Karis, dovrà avvenire «kordades hoolivamal moel» rispetto agli anni Novanta: in modo più attento, senza disperdere l'esperienza di chi lascia il posto.
Ai partiti Karis ha chiesto liste con più varietà d'età, in vista delle prossime elezioni del Riigikogu. Sui temi più scomodi ha chiesto un confronto onesto: meno ascolto della propria voce, più interesse per l'esperienza altrui.
Alla fiducia nei giovani Karis ha affiancato l'istruzione, presentata come una leva pari a quella della difesa per la tenuta del Paese. Ha usato l'immagine dell'huviharidus, le attività extrascolastiche di arte, sport e natura, come la maniglia a cui un ragazzo si aggrappa per aprire la porta verso sé stesso e il proprio futuro.

Ha richiamato il precedente del Tiigrihüpe, il programma che negli anni Novanta portò i computer nelle scuole estoni, per introdurre il nuovo programma di educazione all'intelligenza artificiale, nato da un incontro a Kadriorg con alcune start-up diventate «unicorni» e avviato con il sostegno dello Stato e delle imprese. Ha citato il neuroscienziato Jaan Aru per ricordare che, insieme all'intelligenza artificiale, va allenata anche quella che ha chiamato la pärisaru: l'intelligenza autentica, i muscoli del pensiero.
Accanto a Enniste, il discorso ha avuto una seconda protagonista: Birgit Uibu, che compiva proprio oggi trentacinque anni ed era tra gli ospiti in giardino. Dopo alcuni anni di lavoro tra Australia, Nuova Zelanda e Danimarca, è tornata in Estonia per studiare ed è rimasta. Oggi vive a Sindi e lavora per un'azienda di software in crescita. Karis ha riportato una sua frase, «ma tunnen tõelist sidet oma maaga»: sento un legame autentico con la mia terra.

La parte finale del discorso si è spostata sulla politica estera e sulla sicurezza. Karis ha ricordato che l'Islanda fu, nel 1991, il primo Paese a riconoscere il ripristino dell'indipendenza estone: un gesto che, nelle sue parole, fece crollare la diga dietro cui si accumulava un'ondata di riconoscimenti pronta a raggiungere il mondo intero. Ha ringraziato pubblicamente la presidente Tómasdóttir per la sua presenza, poi ha elencato le scelte compiute nei decenni successivi per garantire la sicurezza del Paese di fronte a un vicino che, ha detto, continua a inseguire gli stessi obiettivi di sempre: l'adesione alla NATO e all'Unione europea, l'aumento della spesa per la difesa, il primato nella cyberdifesa, la costruzione di una protezione civile più solida, il ruolo assunto nel sostegno all'Ucraina. Ha aggiunto di essere contento che la cooperazione tra Paesi nordici e baltici si stia allargando oltre sicurezza e commercio.
Karis ha detto di non sapere come sarà il mondo tra altri trentacinque anni. Ha richiamato un'ultima volta Enniste, che sta cedendo un'impresa costruita da zero, e Uibu, tornata a Sindi dopo anni tra Australia, Nuova Zelanda e Danimarca. Nello stesso giorno in cui il presidente parlava di ricambio generazionale, la televisione pubblica ERR diffondeva un altro dato sull'Estonia di oggi: la popolazione è più piccola del tredici per cento rispetto a quella di trentacinque anni fa. Karis ha chiuso augurando alla platea riunita nel giardino delle rose «head iseseisvumise taastamise päeva», e con le due parole che concludono ogni discorso ufficiale in Estonia: «Elagu Eesti».



