Il Tribunale della magistratura di Gerusalemme ha assolto Yona Simcha Schreiber dall'accusa di aver aggredito una religiosa francese, ricercatrice presso l'École Biblique et Archéologique Française de Jérusalem. Nella sentenza depositata il 26 agosto, i giudici riconoscono che l'uomo ha materialmente commesso il fatto contestato, ma escludono la sua responsabilità penale: una perizia psichiatrica ha stabilito che Schreiber, al momento dell'aggressione, si trovava in stato psicotico.
Al posto della condanna, il tribunale ha disposto un ricovero psichiatrico obbligatorio di sei anni, durata equivalente alla pena massima prevista dalla legge israeliana per il reato più grave tra quelli accertati. I giudici hanno però precisato che il periodo potrà essere abbreviato su valutazione della commissione psichiatrica dell'ospedale competente, una clausola che ha suscitato più di una perplessità tra chi segue il caso.
L'aggressione risale al 28 aprile, nei pressi del Cenacolo, il luogo tradizionalmente associato all'Ultima Cena. Un video circolato online mostra Schreiber mentre fa cadere a terra la religiosa e la colpisce ripetutamente con calci. La polizia israeliana lo ha arrestato il giorno seguente, diffondendo sia le immagini dell'arresto sia una fotografia che documentava le lesioni riportate dalla vittima al lato destro del capo. L'episodio si inserisce in una sequenza di attacchi contro cristiani e luoghi di culto cristiani in Terra Santa che negli ultimi anni ha attirato l'attenzione delle diplomazie e delle Chiese locali.
Il legale che rappresenta la religiosa ha dichiarato di comprendere le motivazioni della sentenza senza tuttavia condividerle: «Non siamo del tutto sereni rispetto a queste conclusioni. Rispetteremo qualsiasi decisione del tribunale». Una posizione più netta è arrivata da padre Olivier Poquillon, domenicano e direttore della scuola dove la religiosa lavora. Il religioso ha auspicato che Schreiber resti ricoverato per l'intero periodo stabilito, «affinché possa essere garantita la sicurezza pubblica, la nostra collega possa riprendersi psicologicamente e le persone possano vivere a Gerusalemme e visitarla senza paura, indipendentemente dalla comunità alla quale appartengono». Poquillon ha comunque rimarcato l'assenza di una sanzione penale per l'aggressore, sostenendo che il suo discernimento fosse comunque sufficiente a scegliere deliberatamente come bersaglio una religiosa cattolica tra tutte le persone presenti sul luogo.
Sulla stessa sentenza è intervenuto anche padre Nikodemus Schnabel, benedettino, abate dell'Abbazia della Dormizione sul Monte Sion e del priorato di Tabgha, sulla sponda nord-occidentale del lago di Tiberiade. Commentando il testo su X, ha osservato come il tribunale abbia esplicitamente riconosciuto alla commissione psichiatrica ospedaliera la facoltà di ridurre a propria discrezione la durata del ricovero, un passaggio che apre margini di incertezza sulla durata effettiva della misura.
Il caso si colloca in un quadro più ampio di episodi ostili verso la presenza cristiana in Terra Santa. Yisca Harani, fondatrice del Religious Freedom Data Center, organizzazione con sede a Gerusalemme che monitora gli attacchi alla libertà religiosa, ha messo in guardia contro il rischio di ridurre la vicenda a un caso isolato di squilibrio individuale: «Rimane comunque una persona che è il prodotto dell'ignoranza o dell'incitamento che lo circondano. Anche se è mentalmente instabile, è stato alimentato da tutto quel materiale anticristiano che oggi ci circonda». Il rapporto più recente del RFDC registra, nel solo trimestre aprile-giugno, una stima di 83 episodi di molestie e 76 incidenti contro cristiani in Terra Santa: numeri che, nel contesto della sentenza su Schreiber, restituiscono la dimensione di un fenomeno che va oltre il singolo episodio giudicato a Gerusalemme.



