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Il grido dei poveri «reso afono»: l'atto d'accusa di Leone XIV
Città Del Vaticano14 giugno 2026

Il grido dei poveri «reso afono»: l'atto d'accusa di Leone XIV

Tecniche «sempre più subdole» e indifferenza digitale soffocano le richieste degli ultimi. Il Papa rilancia la Chiesa delle Beatitudini e l'esame di coscienza di Dilexi te.

Il messaggio di Leone XIV per la X Giornata Mondiale dei Poveri, firmato ieri 13 giugno 2026 - memoria di Sant'Antonio di Padova - assume come filo conduttore il versetto del Salmo 14: «Il Signore è il rifugio del povero». Da questa parola il Pontefice ricava un criterio di giudizio per l'esistenza cristiana, leggendo la condizione dei poveri non come problema sociale fra gli altri, ma come luogo teologico in cui si rivela il volto stesso di Dio.

Il testo si articola in cinque movimenti. Leone XIV parte dalla diagnosi: la perdita del senso della trascendenza non si manifesta più tanto come negazione teorica dell'esistenza di Dio, quanto come indifferenza verso la sua misericordia nella costruzione della giustizia, con una «logica di prevaricazione e di scarto» che ricade anzitutto sugli ultimi. Vi è poi un passaggio di sorprendente attualità: il grido dei poveri viene oggi soffocato con tecniche sempre più subdole, e l'ambiente digitale «radicalizza il pregiudizio» nei loro confronti, ispessendo la cortina di indifferenza.

Il cuore cristologico del messaggio identifica in Gesù il rifugio reso visibile: nell'incarnazione Dio discende «fino al punto più basso», condividendo la povertà umana fino alla croce. Da qui l'appello ecclesiologico, in piena continuità con l'esortazione Dilexi te: la Chiesa, «per sua stessa natura», è chiamata a essere povera e rifugio dei poveri, Chiesa delle Beatitudini. Il Papa scandisce una serie di domande di esame di coscienza - arriviamo dove si trovano i poveri? ne pronunciamo i nomi con tenerezza? - che spostano il registro dalla denuncia alla conversione personale.

La parte finale poggia su due riferimenti. Il primo è Sant'Agostino, con il suo commento alla parabola del ricco e del povero Lazzaro: Dio tace il nome del ricco e rivela quello del povero. Il secondo, più centrale, è l'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi, richiamato attraverso l'episodio del santo che a Roma, davanti ai mendicanti, si spoglia delle proprie vesti per indossare gli stracci di uno di loro e trascorrere la giornata a chiedere l'elemosina, «con gioia di spirito». Il messaggio si chiude affidandosi alla Vergine Maria, quella del Magnificat che vede i ricchi rimandati a mani vuote, perché interceda per un mondo «ferito dalla prepotenza».

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