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Algeri - Alle ore 9:07 di questa mattina l’Airbus A330-900neo di ITA Airways ha lasciato il suolo italiano con a bordo Papa Leone XIV, dando il via ufficialmente al suo terzo viaggio apostolico internazionale. Le tappe previste sono quattro: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Un’agenda ambiziosa che il Pontefice aveva annunciato già nel maggio dell’anno scorso, quando aveva dichiarato la propria volontà di fare del continente africano la destinazione del «primo viaggio del pontificato».

Alle 9:48 ora locale, l’aereo ha toccato terra all’Aeroporto Internazionale «Houari Boumédiène» di Algeri, dove il Papa è stato accolto con tutti gli onori dal Presidente della Repubblica algerina. Ad attendere il Pontefice ai piedi della scaletta c’era anche una bambina che gli ha offerto un mazzo di fiori. Dopo la cerimonia ufficiale - inni nazionali, onore alle bandiere, guardia d’onore e presentazione delle delegazioni - i due si sono ritirati nel Salon d’Honneur per un incontro privato.

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Il filo di Sant’Agostino

La scelta dell’Algeria non è casuale. Leone XIV è un religioso agostiniano e ha spiegato ai giornalisti a bordo del volo la genesi di questa tappa: «L’Algeria per Sant’Agostino, come sapete, e sono molto contento di visitare di nuovo la terra di Sant’Agostino. Sant’Agostino offre un ponte molto importante nel dialogo interreligioso. È molto amato nella sua terra, come vedremo.» Il Papa aveva già visitato il Paese in passato come religioso agostiniano; questa volta vi torna come successore di Pietro.

In un’Algeria a stragrande maggioranza musulmana, la figura del vescovo di Ippona - l’odierna Annaba - rappresenta un terreno di dialogo condiviso: teologo cristiano di nascita africana, Agostino è venerato anche al di là dei confini ecclesiastici. Visitare i luoghi della sua vita, ha sottolineato il Pontefice, è «una benedizione anche per me personalmente, ma credo anche per la Chiesa e per il mondo, perché dobbiamo cercare sempre ponti per costruire la pace e la riconciliazione».

Al monumento dei martiri: pace, perdono e beatitudini

Intorno alle ore 11, il Papa è arrivato al Maqam Echahid, il Monumento dei Martiri che domina Algeri, accolto dal ministro algerino competente. Ha percorso la scalinata fino alla terrazza, dove circa 2.000 persone attendevano il suo saluto, e ha deposto una corona di fiori. Successivamente si è trasferito al Palazzo Presidenziale per il discorso ufficiale, introdotto dalle parole di benvenuto del Cardinale Jean-Paul Vesco O.P.

Nel suo intervento Leone XIV ha tracciato con chiarezza le coordinate del suo magistero: la pace non è «semplice assenza di conflitto», ma «espressione di giustizia e di dignità», raggiungibile soltanto attraverso il perdono. Un messaggio che risuona con forza in un Paese che porta le cicatrici di decenni di guerra civile: «So quanto sia difficile perdonare», ha detto il Pontefice, «tuttavia, mentre i conflitti continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo, non si può aggiungere risentimento a risentimento, di generazione in generazione.» Il Pontefice ha poi rivolto un monito alle dinamiche del potere economico, citando il Vangelo di Matteo: «Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?». E ha concluso con le Beatitudini del Discorso della Montagna, quasi un sigillo evangelico sull’intera visita: un testo che, pronunciato in terra nordafricana davanti a credenti di diverse fedi, ha assunto la forza di un messaggio universale.


«Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace. Alla fine la giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia, così come la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l’ultima parola» - Papa Leone XIV, Palazzo Presidenziale, Algeri, 13 aprile 2026


Dialogo interreligioso al centro del viaggio

L’Algeria è un crocevia storico di culture e religioni, e il Papa ne ha fatto esplicitamente una risorsa: «In questa terra, il rispetto reciproco rappresenta la via perché i popoli possano camminare insieme.» Il Pontefice ha elogiato la «fede in Dio» come patrimonio condiviso, che «illumina la vita delle persone, sostiene le famiglie e ispira il senso della fraternità», ricordando che «un popolo che ama Dio possiede la ricchezza più vera». L’auspicio finale è stato che l’Algeria, «forte delle sue radici e della speranza dei suoi giovani», possa continuare a offrire «un contributo di stabilità e di dialogo nella comunità delle nazioni e sulle sponde del Mediterraneo»: un riferimento diretto al ruolo geopolitico del Paese nell’area, sempre più al centro delle tensioni migratorie e dei rapporti tra Europa e Africa.


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Le assurde polarizzazioni

Dopo l’omaggio al Maqam Echahid, alle ore 12.40 il Santo Padre ha raggiunto il Palazzo Presidenziale El Mouradia per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica, S.E. Abdelmadjid Tebboune. Al suo arrivo è stato accolto dal Capo dello Stato e, dopo la presentazione delle delegazioni, i due si sono ritirati nella sala dell’incontro privato, dove ha avuto luogo anche lo scambio dei doni. Un momento più riservato, ma politicamente significativo, che ha confermato il tono della visita: rispetto istituzionale, attenzione alla storia del Paese e volontà di consolidare un rapporto che il Papa intende collocare nel segno del dialogo e della pace. Intorno alle 13.40 Leone XIV ha quindi lasciato il Palazzo Presidenziale per trasferirsi al Centro convegni Djamaa el Djazair. Qui, alle 13.50 circa, si è svolto l’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico. Il Pontefice è stato accolto nuovamente dal Presidente Tebboune e insieme hanno raggiunto la Sala Polivalente. Dopo il discorso del Presidente della Repubblica, Leone XIV ha preso la parola davanti ai rappresentanti delle istituzioni, del mondo diplomatico e della società algerina, consegnando uno dei testi più densi di questa prima giornata.

Prevost ha anzitutto collegato la visita alla propria storia personale e spirituale. Si è presentato come “figlio spirituale di Sant’Agostino”, ricordando i viaggi compiuti ad Annaba nel 2004 e nel 2013 e leggendo il ritorno in Algeria, questa volta come Successore di Pietro, dentro un disegno della Provvidenza. Ha detto di venire “come pellegrino di pace”, desideroso di incontrare “il nobile popolo algerino”, indicando nel profondo senso religioso del Paese la radice di una “cultura dell’incontro e della riconciliazione”. Nel cuore del discorso Leone ha offerto una lettura insieme spirituale e civile dell’identità algerina. Ha lodato la generosità verso connazionali e stranieri, l’ospitalità radicata nelle comunità arabe e berbere e la pratica della sadaka, soffermandosi sul significato originario del termine: giustizia. Non trattenere tutto per sé, ma condividere ciò che si possiede, ha spiegato, appartiene all’ordine della giustizia prima ancora che a quello della beneficenza. Da qui un passaggio di forte rilievo sociale e politico: “Una religione senza pietà e una vita sociale senza solidarietà sono uno scandalo agli occhi di Dio”. È una frase che condensa bene l’impianto dell’intervento, nel quale la fede viene richiamata non come fattore identitario chiuso, ma come sorgente di responsabilità verso gli altri.

Il Santo Padre ha poi allargato lo sguardo agli equilibri internazionali, riconoscendo all’Algeria una particolare autorevolezza maturata attraverso le sue vicende storiche. Se saprà dialogare con tutti e solidarizzare con le sofferenze dei popoli vicini e lontani, ha detto, il Paese potrà contribuire a immaginare un ordine più giusto fra le nazioni, in un tempo segnato da violazioni del diritto internazionale e da nuove tentazioni neocoloniali. In questo passaggio Leone XIV ha legato il destino dell’Algeria a una riflessione più ampia sulla crisi globale, richiamando i predecessori: Benedetto XVI sulla globalizzazione e Francesco sulla necessità di includere gli esclusi nella costruzione del bene comune. Centrale anche l’appello rivolto a chi esercita responsabilità pubbliche. Il Papa ha esortato le autorità a promuovere una società civile “viva, dinamica, libera”, nella quale soprattutto i giovani possano essere riconosciuti come soggetti capaci di allargare l’orizzonte della speranza. La vera forza di un Paese, ha osservato, nasce dalla cooperazione di tutti per il bene comune, mentre il potere trova il suo criterio nella giustizia e il suo compito nel servizio. In questo orizzonte Leone XIV ha collocato anche la presenza della Chiesa cattolica in Algeria, che ha descritto come desiderosa di contribuire al bene comune e di rafforzare la vocazione del Paese a essere ponte fra Nord e Sud, fra Oriente e Occidente.

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Uno dei passaggi più forti del discorso ha riguardato il Mediterraneo e il Sahara, definiti crocevia geografici e spirituali di enorme portata. Il Papa ha invitato a guardare a questi spazi senza semplificazioni ideologiche, riconoscendovi una storia millenaria di incontri, scambi e reciproco arricchimento. Da qui il monito: “Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza”. È un riferimento trasparente alle migrazioni, alle rotte della disperazione e ai traffici costruiti sulla vulnerabilità umana. Leone XIV ha denunciato con nettezza “gli illeciti guadagni” di chi specula sulla vita delle persone e ha chiesto di unire forze, intelligenze e risorse perché terra e mare tornino a essere luoghi di vita e di incontro. L’ultima parte del discorso ha affrontato una tensione che il Papa ha riconosciuto anche nella società algerina, come del resto nel resto del mondo: quella fra senso religioso e modernità. Leone XIV ha messo in guardia sia dal fondamentalismo sia dalla secolarizzazione che svuota di significato simboli e parole religiose.

Sono polarizzazioni che possono trasformare la religione in linguaggio di violenza oppure ridurla a segno consumabile e irrilevante. Per il Pontefice, però, questo scenario non va letto solo in chiave difensiva. È anche il segno di “un tempo straordinario, di grande rinnovamento”, nel quale diventa decisivo educare al senso critico, alla libertà, all’ascolto, al dialogo e alla capacità di riconoscere nel diverso un compagno di viaggio. Parole che Leone XIV pronuncia a poche ore da un attacco sconclusionato ricevuto dal Presidente degli Stati Uniti d’America, il quale è l’emblema di questo linguaggio. Concludendo, Leone XIV ha affidato all’Algeria un compito che supera i confini del singolo Paese: lavorare alla guarigione della memoria e alla riconciliazione fra antichi avversari. È il dono che ha detto di chiedere per questa nazione e per il suo popolo, invocando su tutti “le benedizioni dell’Altissimo”. Poco dopo, intorno alle 14.20, il Papa ha lasciato il Centro convegni per trasferirsi alla Nunziatura Apostolica, dove è proseguito il programma della sua prima giornata algerina.

d.M.C.
Silere non possum

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