Città del Vaticano - Nell'Aula Nuova del Sinodo è stata presentata questa mattina la prima Lettera Enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale. Il documento, firmato dal Pontefice il 15 maggio scorso nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, è stato illustrato alla presenza dello stesso Santo Padre, che ha voluto chiudere l'incontro con un intervento personale e una benedizione.

L'evento ha visto gli interventi del Cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, del Cardinale Michael Czerny S.J., Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, della professoressa Anna Rowlands della Durham University, di Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic e responsabile della ricerca sull'interpretabilità dell'IA, e della professoressa Leocadie Lushombo della Santa Clara University. La moderazione è stata affidata al Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin.

L'eredità di Leone XIII e la lettura dei "nuovi segni"

Aprendo il suo intervento, il Papa ha ringraziato gli organizzatori e i relatori, riservando un saluto particolare a Christopher Olah, di cui ha accolto l'invito "a camminare insieme, ad ascoltare e a parlare, e insieme a trovare la strada per l'umanità in questo tempo dell'intelligenza artificiale". Un gesto che il Pontefice ha definito "un grande segno di speranza", capace di mostrare come, pur nelle differenze, sia possibile ascoltarsi reciprocamente per discernere "le grandi domande del nostro tempo, e dunque il futuro dell'umanità".

Leone XIV ha richiamato il parallelo con il suo venerato predecessore: 135 anni fa Leone XIII, di fronte alla questione operaia e alle nuove povertà generate dall'industrializzazione, comprese che la Chiesa "non poteva restare distante". Oggi, ha osservato il Papa, "ci troviamo di fronte a una trasformazione di analoga portata, forse con conseguenze ancora maggiori". L'intelligenza artificiale, infatti, tocca ormai numerosi ambiti della vita quotidiana, condiziona decisioni che plasmano la convivenza umana e sta cambiando drammaticamente anche il modo in cui si conducono le guerre.

L'ascolto come metodo

Magnifica Humanitas - ha spiegato il Pontefice - è nata "dall'ascolto, come fece Leone XIII". Un ascolto rivolto agli scienziati e agli ingegneri "che lavorano con sincero entusiasmo a tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze"; ai responsabili politici e ai funzionari pubblici "che hanno cercato con perseveranza regole giuste"; ai genitori e agli insegnanti "profondamente preoccupati per il futuro delle giovani generazioni".

Ma il Papa ha voluto dare voce anche ad altre testimonianze, "molto inquietanti": quelle sui sistemi d'arma sempre più autonomi e ormai praticamente sottratti a un effettivo controllo umano; sugli algoritmi capaci di bloccare l'accesso a cure sanitarie, lavoro e sicurezza sulla base di dati "contaminati da pregiudizio e ingiustizia"; e infine sul "silenzio di coloro che non hanno voce" quando vengono prese decisioni destinate a generare nuove forme di esclusione e sofferenza.

"L'intelligenza artificiale deve essere disarmata"

È da questo ascolto, ha proseguito il Papa, che è maturata una convinzione esplicita nell'Enciclica: l'intelligenza artificiale ha bisogno di essere disarmata. "È una parola forte, lo so, ma scelta deliberatamente, perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attrarre l'attenzione, risvegliare le coscienze e indicare cammini per l'umanità".

Il Pontefice ha tracciato un parallelo con l'impegno storico della Chiesa per il disarmo nucleare, ricordando che "ogni grande potere tecnico può incidere sulla vita delle persone e dev'essere accompagnato da un adeguato discernimento morale e da un controllo pubblico". Allo stesso modo, l'intelligenza artificiale "esige oggi di essere 'disarmata', liberata da logiche che la trasformano in strumento di dominio, esclusione e morte". Come l'energia nucleare, ha aggiunto, "deve essere al servizio di tutti e del bene comune". Le decisioni sulla tecnologia "non possono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità". Citando san Paolo - "Non dormiamo come gli altri, ma vegliamo" - il Papa ha sottolineato come questa vigilanza sia oggi necessaria: "La pace non è semplice assenza di guerra, ma giustizia in atto. Quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, è la pace stessa a essere a rischio".

Disarmare non basta: bisogna costruire

"Disarmare, però, non basta. Dobbiamo costruire", ha affermato il Pontefice, che ha voluto richiamare la propria esperienza di missionario in Perù. Nel 2017, ha ricordato, "piogge torrenziali e inondazioni colpirono il nord del Paese: molte famiglie videro le loro case inghiottite dal fango, e così molte strade". È stato lì, ha confidato, che ha imparato che ricostruire "non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare i legami, restaurare la fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. E nessuno ricostruisce da solo". Da qui il riferimento all'icona biblica di Neemia, scelta come filo conduttore dell'Enciclica: davanti alle mura in rovina di Gerusalemme, il profeta raduna un popolo scoraggiato per farlo rinascere. "L'immagine delle mura non legittima chiusure o divisioni", ha precisato il Papa, "ma invita ciascuno a fare la propria parte". Mattone su mattone, prende forma "una convivenza più giusta, capace di custodire la dignità di tutti".

Lo sguardo cristiano sull'integralità della persona

Richiamando san Paolo VI, il Pontefice ha ribadito che il vero sviluppo riguarda sempre "ogni uomo e tutto l'uomo": ogni uomo, perché nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale; tutto l'uomo, perché nessuno può essere ridotto a produttività, prestazione cognitiva o mero dato. "La persona porta in sé una libertà, un'interiorità e una vocazione all'amore e all'adorazione che nessuna macchina potrà mai sostituire o bloccare".

Solo con uno sguardo integrale, ha aggiunto, l'intelligenza artificiale potrà essere orientata al bene comune: "Soltanto insieme - coloro che progettano i sistemi e coloro che ne sono toccati, Paesi più ricchi e Paesi più poveri, istituzioni e individui, centri di potere e periferie - riusciremo a costruire un futuro non per pochi privilegiati, ma per l'intera famiglia umana". È questa, ha ricordato, la "civiltà dell'amore" di cui parlavano Paolo VI e Giovanni Paolo II: "Non un sogno ingenuo. È una direzione. È la via che Gesù Cristo apre dentro la storia".

Il contributo specifico della Chiesa

Il Papa ha voluto chiarire lo spirito con cui la Chiesa intende partecipare al dibattito sull'intelligenza artificiale: "Con umiltà e franchezza". "Non possediamo risposte tecniche, né cerchiamo di sostituirci a chi ha competenza. Ma portiamo una sapienza sull'umano di cui il nostro tempo ha disperatamente bisogno: ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente, con una coscienza, capace di cercare Dio, di servire gli altri, di prendersi cura della nostra casa comune". L'invito conclusivo, rivolto a tutti i membri della Chiesa e dell'intera famiglia umana, è stato quello di "imparare ad ascoltarsi reciprocamente, affrontare con coraggio le sfide del presente e cooperare per costruire una società più umana e fraterna".

Amare e servire

Prima della benedizione finale, Leone XIV ha affidato l'Enciclica e i suoi destinatari alla Vergine Maria: "Il suo Magnificat canta la grandezza di Dio che innalza gli umili. Possa lei insegnarci a riconoscere la vera grandezza di ogni uomo e di ogni donna nell'amare e nel servire". Una chiusura coerente con il titolo stesso del documento e con la quarta parte del programma spirituale tracciato nelle ultime pagine dell'Enciclica, dove il canto di Maria diventa modello per "tessitori di speranza" in un'epoca attraversata da tante incertezze.

Dall'evento di questa mattina emerge dunque un messaggio chiaro: davanti al cantiere del nostro tempo, la scelta non è tra accettare o rifiutare la tecnologia, ma - come ricorda l'Enciclica fin dalle prime pagine - tra "edificare Babele o ricostruire Gerusalemme". Un compito che, come ha ripetuto il Papa congedando i presenti, chiede a ciascuno di "rimanere svegli" e, come "artigiani di speranza", di continuare a costruire.

p.L.Z.
Silere non possum

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